Abusi sulle donne, il Centro Antiviolenza apre le porte al pubblico e si racconta

CRONACA Tra le varie attività, il Goap annuncia la nuova edizione di Rinarrate, coraggioso progetto di scrittura al femminile

28.11.2013 | 19.17 – Nella società fortemente sessista di fine ottocento non vi erano certamente dibattiti su chi, nella coppia, avesse l’esclusività del diritto: dalla gestione dei problemi familiari alle scelte nell’educazione dei figli, l’intero aspetto decisionale all’interno della vita coniugale era responsabilità e onere dell’uomo. Se l’altra metà osava intromettersi o lamentarsi, se provava a comportarsi in maniera inaccettabile, tra le mura di casa così come in società, era possibile (e spesso consigliato) fare appello al proprio onore e sbarazzarsi in maniera più o meno legale della consorte; per non parlare, poi, dei rapporti al di fuori del matrimonio: non occorreva certo atteggiarsi a signora delle camelie per suscitare le ire, con la propria condotta definita disonesta, del padre o del fratello di turno.

 

Mogli infedeli, figlie rifiutate, donne in fuga e private di ogni bene finivano così per bussare alla porta della chiesa di San Silvestro, dove le monache, attraverso una porta sul retro, le conducevano a un’abitazione apposita nata dalla pietà delle religiose e adibita a rifugio; un’isola di quiete in cui, seppur senza empatia, trovare riparo.


È quindi per uno straordinario caso del destino che lo stesso edificio opportunamente ristrutturato
, tra spaziose vetrate che si affacciano su zone archeologiche medievali e luminose aree abitative, ospita oggi il Goap (Gruppo Operatrici Antiviolenza e Progetti), associazione costituitasi nel 1998 dopo una gestazione lunga diversi anni e la fusione in un unico progetto di due reti di supporto; un luogo dove ogni donna maltrattata trova comprensione prima ancora che assistenza e che, in occasione delle celebrazioni per il 25 Novembre, ha aperto le porte ai curiosi e ha presentato le proprie attività attraverso una visita guidata intima e lontana da ogni clamore mediatico.

Sono infatti i piccoli dettagli che contribuiscono a creare l’atmosfera discreta e protettiva del Goap: un divanetto dai colori tenui, riproduzioni delle gouaches découpées di Matisse appese ai muri, tavole rotonde e scale a chiocciola; pure la cucina e la piccola biblioteca, arredate con mobiletti in legno, trasmettono una sensazione di accoglienza che è necessaria per creare il contesto emozionale favorevole nel quale operatrici e ospiti creano percorsi finalizzati al superamento del disagio.

 

Prima del tour guidato è stato Paolo Stanese, coordinatore del progetto Rinarrate, a dare il benvenuto ai visitatori presentando la nuova edizione del corso di scrittura da lui ideato. Ma che cos’è Rinarrate? E’ prima di tutto uno strumento per le donne vittime di violenza finalizzato a ridare alla donna la possibilità d’espressione, riordinando cioè l’inevitabile caos interiore dovuto al trauma subìto; ciò avviene attraverso una serie di lezioni organizzate dallo stesso Goap in collaborazione con la Società Cooperativa Nativi, con la produzione di uno (o più) elaborati in cui le partecipanti esprimono non solo il loro disagio ma anche la speranza, l’energia di una vita nuova riuscendo così a raccontare anche i momenti più difficili.

L’idea, nata a Stanese leggendo casualmente una lettera pubblicata su Repubblica, è quella di andare oltre gli stereotipi delle notizie presentate dai giornalisti, responsabili di evidenziare troppo spesso i lati scandalistici dei casi di cronaca e ridare voce alle vere protagoniste.

I racconti da quest’anno
non saranno più pubblicati soltanto da Bora.La ma troveranno il loro spazio su www.rinarrate.org; si evince l’intenzione di creare un portale destinato alla diffusione e alla discussione dei temi presentati dalle autrici, intenzione che ha come scopo secondario quello di diffondere un messaggio, chiaro e fondamentale: uscire dalla spirale della violenza è possibile e parlarne non è più un tabù.
A coadiuvare gli operatori saranno, quest’anno, scrittori e giornalisti di calibro nazionale come Giulia Blasi e Benedetta Gargiulo ed è prevista una collaborazione con gli studenti del liceo Carducci.

 

Il 2014 sarà quindi un anno ricco di iniziative e sfide importanti per il GOAP, realtà nata nel silenzio e nella diffidenza non solo della popolazione ma anche degli operatori dei settori direttamente a contatto, che tuttavia ha saputo dimostrare tutta la bontà del proprio operato e che oggi si trova ad organizzare corsi d’aggiornamento in diversi ambiti lavorativi e lezioni di prevenzione nelle scuole medie e superiori.

Le parole della presidentessa Tatjana Tomicic e delle altre operatrici sembrano confermare questa evoluzione: nel 2013 sono stati 235 i contatti di donne che si sono rivolte al GOAP, ben il 37% in più rispetto ai 171 casi del 2011, segnale chiaro di una consapevolezza crescente e di un cambiamento in atto. Degne di nota anche le statistiche sull’età e la condizione delle richiedenti: provenienti spesso da nuclei familiari privi di evidente degrado o comunque estranee a contesti disagiati, molto spesso italiane tra i 30 e i 50 anni d’età e con figli a carico, denunciano quasi tutte di aver subìto violenze psicologiche e nel 70% dei casi anche aggressioni fisiche; i dati dichiarati evidenziano quanto sia fuorviante la concezione comune della violenza frutto unicamente di frustrazioni personali o devianze e sia invece causata da un contesto culturale che minimizza, trascura e finisce per normalizzare situazioni di aberrante prevaricazione.

Una piaga che non si ferma al solo corpo della donna ma che contagia, autoalimentandosi, il tessuto sociale, che crea fratture familiari e punisce con ferite insanabili anche i figli, privi di alcuna colpa se non di trovarsi sul versante sbagliato del vaso di Pandora.

Fulvio E. Bullo

(riproduzione_riservata)

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