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lunedì, 5 Dicembre 2022

BANDIZIOL Interclub Muggia piccola realtà dalle grandi ambizioni

SPORT Intervista al giovane allenatore Matija Jogan

Coach Jogan durante una partita

19.02.2013 | 12.01 L’Interclub Muggia è una piccola ma ormai affermata realtà del basket nella nostra citta’.
Fondata nel 1968, negli ultimi anni è stata capace di grandi risultati che hanno visto il loro culmine con la semi-finale play off della passata stagione, senza dimenticare la storica promozione della stagione prima.

La stagione in corso invece vede le ragazze dell’Interclub lottare per raggiungere una salvezza tranquilla in un campionato di altissimo livello dove, ogni domenica, bisogna mettere tutto sul campo per portare a casa la vittoria.

I meriti di questi risultati vanno sicuramente attribuiti al duro lavoro ed alla determinazione di tutte le ragazze della squadra, ma anche ad un grande allenatore, il triestino Matija Jogan che è riuscito a portare alla formazione muggesano non solo tutta la sua esperienza ma anche tutta la sua passione creando un mix vincente sul campo.

Coach Jogan può essere tranquillamente definito “uomo di basket”, basti pensare alla lunghissima gavetta cominciata col minibasket, passando poi per tutte le categorie giovanili sia maschili che femminili. Siamo andati ad intervistarlo dopo la splendida vittoria delle sue ragazze contro l’Assi Manzi Cremona per 75 – 49.

 

Come mai ha deciso di allenare una squadra femminile?

«Nel 2002 sono andato a fare un torneo a Vienna con una sqadra machile e li vidi una partita femminile tra una squadra Russa ed una Ceca ed in quel momento capii che il basket femminile poteva essere uno sport veramente entusiasmante che avrebbe potuto darmi molto. Quella stessa estate ricevetti una proposta dalla Libertas Trieste e da allora non mi sono più fermato».

 

Avendo lei allenato squadre sia maschili sia femminili, quali sono le differenze sostanziali  che ha trovato?

«In primis la differenza che salta di più all’occhio è sicuramente quella física. Se il basket maschile è molto veloce e dinamico, quello femminile è sicuramente piu lento ma molto più tecnico e di conseguenza più godibile per chi di basket se ne intende. Altra sostanziale differenza è l’approccio psicologico che si deve avere con la squadra femminile, sia a livello di spogliatoio sia a livello di singoli giocatrici, senza mai dimenticare che comunque il “basket è basket”».

 

Che vantaggi ci sono nell’allenare una squadra femminile?

«Le ragazze quando credono in un obbiettivo danno tutto il loro impegno per raggiungerlo mentre i maschi, molte volte, giocano per mettere in mostra il singolo giocatore rispetto al gruppo. Per contro  invece c’è che, se in una squadra femminile non c’è gruppo, non ci saranno mai risultati mentre con gli uomini basta una birra dopo l’allenamento per chiarire le incomprensioni».

 

Siete il corrispettivo femminile dell’acegas Trieste in città da sempre abituata a grandi risutlati a livello cestistico ,sente mai la presssione della piazza?

«Il basket femminile non può essere paragonato al basket maschile se non altro a livello di budget  finanziario. Sicuramente il basket femminile è uno sport meno seguito di quello maschile, ma questo non vuole dire che non ci siano grandi aspettative. Noi giochiamo in una cittadina piccola come Muggia dove, per le nostre ragazze, di passione e seguito c’è n’è molto,.La categoria è alta, il livello delle avversarie pure ed è ovvio che ci si aspetti sempre il massimo da noi».

 

Nello sport come nella vita dovrebbe essere dato spazio ai giovani,  lei come la pensa a riguardo?

«I giovani prima di avere spazio devono meritarselo con il lavoro. L’idea di dare spazio alla nuove leve è giusta ma non a tutti i costi. Il problema è che spesso i ragazzi non hanno voglia di sacrificarsi veramente per raggiungere un obbiettivo, di conseguenza  mettere in campo dei giocatori che non se lo meritano non avrebbe nessun senso, tenendo sempre a mente che il basket è passione e che chi se lo merita alla fine gioca sempre».

 

Tutti i grandi allenatori hanno sempre detto che è impossibile vincere senza quel giocatore o quella giocatrice che funga da amalgama  tra allenatore e gruppo e che guidi la squadra sul parquet, lei puo confermare ?

«Assolutamente si, confermo. In ogni squadra che ho allenato ho sempre avuto una figura di riferimento nel gruppo che facilitasse le comuncazioni in campo e che servisse anche come guida nei momenti di difficolta. Non avere questa figura, che di solito si identifica nel capitano, nella mia squadra è  Annalisa Borroni, sarebbe veramente dura e complicherebbe non di poco il mio lavoro».

 

Obbiettivi per il futuro ?

«Adesso siamo nel pieno di una stagione non facilissima. Siamo in un momento delicato sia dal punto di vista di classifica sia, purtroppo, dal punto di vista economico.

Il fattore economico ha fortemente influenzato la nostra stagione. Nonostante tutto noi continuiamo a lavorare duro cercando di raggiungere il prima possibile la zona salvezza, riconfermandoci così per un altro anno in una categroria importante dando continuita al nostro progetto».

 

Ci può lasciare con qualche consiglio per le giovani giocatrici che hanno intenzione  di cominciare a praticare questo magnifico sport?

«Certamente, con piacere. A tutte voglio dire che il basket e`lo sport piu bello che ci sia e chi vuole cominciare a giocare deve esserene veramente innamorato. Negli ultimi tempi ci sono moltissime ragazze che vengono, purtroppo, solo per stare in compagnia,  perciò io vorrei suggerire loro che con le amche ci si può vedere prima o dopo l’allenamento e che in palestra si viene per imparare, giocare e migliorare e che la compagnia e le amicizie sono la logica conseguenza di un sano lavoro di gruppo».


Riccardo Bandiziol

 

 

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