POLITICA Breve manifestazione di protesta all’esterno della Stazione marittima contro la Cgil. Belci: «Con più ascolto la giunta regionale avrebbe commesso meno errori»

19.12.2012 | 18.06 – Il tanto atteso primo confronto fra il candidato del centrodestra Renzo Tondo e la candidata del centrosinistra Debora Serracchiani alla fine non c’è stato. Concluso il suo intervento il presidente della Regione ha lasciato, infatti, la Stazione marittima rimandando il faccia a faccia ad altre occasioni. “Per un legislatura costituente“, il titolo scelto dalla Cgil per questo incontro a più voci.
«Se pensiamo che al termine di questa crisi tutto tornerà come prima, allora non abbiamo capito nulla. Dobbiamo invece porci seriamente il problema di che cosa la Regione non potrà più fare, dobbiamo mettere mano all’assetto istituzionale della Regione proprio per continuare a fornire le risposte ai cittadini e alla imprese». È con un appello alla «responsabilità della classe dirigente, al di là delle spinte territoriali» che Tondo ha concluso il suo intervento.
La manifestazione è stata aperta da una relazione del segretario regionale del sindacato, Franco Belci, e conclusa dal segretario nazionale, Susanna Camusso. Tondo ha ricordato il significato concreto della specialità del Friuli Venezia Giulia: con risorse proprie, ricavate dalla compartecipazione ai tributi riscossi sul territorio, la Regione gestisce la Sanità, gli Enti locali e il Trasporto pubblico locale, vale a dire le tre principali voci di spesa pubblica. A causa della crisi, le entrate nel bilancio regionale sono calate dal 2008 a oggi di un miliardo di euro, pari al 20 per cento del totale. Da qui nasce la necessità, secondo il presidente, di razionalizzare la spesa («come farebbe qualsiasi famiglia»), con la decisione di diminuire il numero delle aziende sanitarie, degli Erdisu e delle Ater, di ripensare l’assetto degli enti locali, proprio per ridurre i livelli di burocrazia e recuperare le risorse per continuare a garantire i servizi.
L’obiettivo principale deve essere, ha rilevato Tondo, «creare lavoro e ricchezza», nella consapevolezza che l’impiego pubblico non potrà, da solo, garantire un’occupazione ai giovani. «Se non scegliamo – ha detto il presidente della Regione – alla fine saremo tutti più poveri e più deboli, se non scegliamo qualcun altro sceglierà per noi».
«Non si possono dare risposte ordinarie a situazioni straordinarie» ha replicato più tardi la candidata del centrosinistra alla presidenza della regione Debora Serracchiani. Bisogna puntare sul lavoro e la dignità del lavoro – ha detto – e il presupposto per creare lavoro è rendere il territorio attrattivo e competitivo: noi aggrediremo i processi per semplificare, sburocratizzare e rendere la regione più accogliente per le imprese. I nostri asset, Friulia, Mediocredito, Finest, devono essere al servizio delle imprese, aiutarle a internazionalizzarsi, non a delocalizzare».
In merito poi alle riforme dell’ordinamento regionale, Serracchiani ha sottolineato che «il nostro compito è tutelare i servizi ai cittadini e la vocazione dei territori, non gli enti che ci sono sopra». Serracchiani ha parlato anche delle «competenze che ci sono dentro la macchina regionale che sono da valorizzare» e di «zero consumo del suolo».
Ad aprire il convegno è stato, come ricordato, Franco Belci. «Parliamo di legislatura costituente – ha spiegato – non solo per l’esigenza di mettere a punto una riforma degli assetti istituzionali, ma anche perché è necessario riscrivere interi paragrafi del patto sociale sul quale per anni si è fondato l’equilibrio della Regione. Serve perciò una visione generale del modello di crescita, sorretta da un’idea di coesione e di solidarietà che sappia interpretare le aspirazioni e le esigenze della collettività attraverso i criteri della rappresentanza e della mediazione degli interessi. Già nell’attuale legislatura infatti, se ci fosse stata una maggiore capacità di ascolto, la Giunta avrebbe commesso meno errori ed avremo avuto maggiori benefici per i cittadini».
Al centro dell’intervento del segretario non solo la crisi e l’emergenza occupazione, ma anche i grandi temi dell’energia, del rapporto tra industria e ambiente, della sanità. Sanità sulla quale il segretario ha ribadito il no della Cgil alla riforma approvata all’inizio dei dicembre.
Riforma della pubblica amministrazione; varo del piano energetico regionale; ridefinizione degli incentivi alle imprese per sostenere innovazione, internazionalizzazione e crescita dell’occupazione; programmi straordinari di investimenti su edilizia popolare, edilizia scolastica, ristrutturazione dei centri urbani e messa in sicurezza del territorio montano; interventi legislativi contro gli appalti al massimo ribasso e contro la deregulation del commercio, settore nel quale, per la Cgil, la Regione può e deve tornare ad esercitare una competenza primaria, «per contrastare una deregulation che non sta favorendo consumi e occupazione – ha denunciato Belci – ma soltanto la precarizzazione del lavoro». Questo l’elenco delle priorità che la Cgil ha presentato a Tondo e Serracchiani. A stilarlo, con Belci, anche i segretari provinciali Adriano Sincovich (Trieste), Paolo Liva (Gorizia), Alessandro Forabosco (Udine) e Giuliana Pigozzo, oltre ai segretari regionali di categoria Ezio Medeot (pensionati), Natalino Giacomini (scuola, università e ricerca) e Mattia Grion (credito e assicurazioni).
All’esterno della Stazione marittima è andata in scena anche una breve contestazione. Un gruppo di militanti, proprio durante l’intervento del segretario regionale Franco Belci, ha esposto uno striscione con la scritta ”meno politica, più sindacato” (nella foto di Marco Bonini).


