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lunedì, 3 Ottobre 2022

Corteo del Primo maggio, 10mila persone e qualche contestazione

LAVORO Nicolosi in piazza Unità: «Indispensabile un piano per il lavoro per le nuove generazioni e per chi è stato espulso dal sistema produttivo»

1.5.2012 | 23.55 – La crisi che aggrava l’emergenza occupazione, con la cassa integrazione che torna a mordere (+29% nei primi tre mesi del 2012). Il calo dei redditi reali di lavoratori e pensionati, colpiti dall’aumento del costo della vita e delle imposte.

La protesta contro la liberalizzazione degli orari dei negozi, molti dei quali aperti anche in occasione del Primo Maggio. Questi i grandi temi al centro dei cortei e dei comizi di Trieste, Gradisca d’Isonzo, Cervignano e Pordenone, che complessivamente hanno visto la partecipazione di quasi 20mila manifestanti.

Il corteo più affollato, come da tradizione, è stato quello del capoluogo regionale, con una partecipazione vicina alle 10mila presenze, secondo le stime di Cgil-Cisl-Uil. «Di fronte a una crisi senza fine – queste le parole pronunciate dal segretario confederale Cgil Nicola Nicolosi dal palco di piazza Unità – è indispensabile un piano per il lavoro per le nuove generazioni e per chi è stato espulso dal sistema produttivo».

Tra le priorità, per i sindacati, anche la difesa dei redditi, anche per rilanciare i consumi, e il grande tema dei diritti, «perché è inaccettabile – dichiara Nicolosi – che la crisi porti alla messa in discussione di conquiste come il riposo festivo e di un giusto equilibrio tra tempo del lavoro e tempo da dedicare alla famiglia, al tempo libero, alla cultura e alla religione».

In piazza Unità (la bella foto è di Sergio Paoletti) Cobas, Fiom, Comitato No Debito hanno contestato, con megafono e fischietti, il palco della Cgil, Cisl e Uil, invocando lo sciopero generale e la fine della concertazione “perché – hanno gridato – i diritti e la dignità dei lavoratori non possono essere oggetto di concertazione”. 

Appelli sono stati lanciati invece dai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil. «Mai come oggi – dichiara Franco Belci della Cgil – la festa del lavoro è dedicata a chi il lavoro non ce l’ha, a chi rischia di perderlo o è costretto a svolgerlo in condizioni sempre più precarie».

Nelle parole di Giacinto Menis (Uil) la preoccupazione per la crescita della cassa integrazione, «che rischia di trasformarsi in nuova disoccupazione, aggravando anche in questa regione l’emergenza lavoro».

Da qui l’esigenza, ribadita dal segretario Cisl Giovanni Fania, di «un confronto serio e serrato con l’amministrazione regionale e le forze economiche, per contrastare una recessione che dura da troppo tempo e di fronte alla quale l’unità e la coesione tra i sindacati assume un ruolo fondamentale».

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