Mafia, 9 immobili sequestrati a Trieste

CRONACA Appartamenti, autorimesse e garage, di cui 2 già assegnati a Comune e Ministero

21.4.2012 | 10.39 – Sono oltre 12mila i beni confiscati alla Mafia in tutta Italia. Seppur la maggioranza degli immobili e delle aziende sottratte alla criminalità organizzata si registri in Sicilia col 47,4% , anche il Fvg rientra nella lista delle regioni con ben 19 immobili sequestrati. Un tredicesmo posto in questa classifica stilata dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, istituita con decreto legge n.4 del 4 febbraio 2010.
 

Immobili che di fatto testimoniano l’espandersi di questo “virus” malavitoso anche nella nostra regione: 10 (tra cui un’azienda di Cervignano del Friuli) sparpagliati fra i comuni della provincia di Udine, mentre i restanti 9 si concentrano unicamente nel Comune di Trieste.

Un tema sentito in città dati anche i recenti incontri del mese scorso nati per sensibilizzare il territorio sui temi legati alla legalità e alla giustizia, come “La mafia non è cosa nostra” che ha visto la presenza di Fabiana Martini, vicesindaco del Comune di Trieste e Marina Osenda, referente provinciale di “Libera”, l’associazione no- profit composta da oltre 1500 gruppi sorta nel ’95 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e all’educazione alla legalità democratica.
 

Nel capoluogo giuliano i beni confiscati si dividono prevalentemente fra appartamenti, autorimesse e garage; al 19 aprile 2012, dati dell’Anbsc alla mano, 2 dei 9 sequestri verificatesi sul territorio triestino risultano già essere stati assegnati: uno al Comune e uno al Ministero.
 

Come si evince dai decreti pubblicati sulla pagina dell’Agenzia, dei restanti 7, una delle unità immobiliari è uscita dalle gestione, mentre le restanti 6, assegnate originariamente alla Questura di Trieste, risultano non ancora assegnate, ma destinate di fatto alla Guardia di Finanza del Fvg che ne aveva fatto precedentemente richiesta, al fine di utilizzarli quali alloggi di servizio.
 

Difatti, l’’identificazione dei beni da confiscare avviene ad opera di magistrati che ne dispongono il sequestro, coadiuvati dall’Agenzia che riceve successivamente in gestione l’immobile fino a quando questo non viene assegnato ad un ente locale, ad esempio il Comune o la Regione, che ne abbia fatto richiesta tramite una manifestazione d’interesse. Il trasferimento, gratuito, infine avviene su delibera del Consiglio direttivo dell’Agenzia. L’ente beneficiario è obbligato a destinarlo a scopi sociali o istituzionali; secondo l’Anbsc, in due anni di attività il 33,3% dei beni in questione in tutta Italia è stato destinato ai fini della comunità.
 

Sara Giroldo

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