Mauro Giacca, Icgeb: «Una biopsia muscolare rivelerebbe se un atleta si è sottoposto a doping genetico»

20.3.2012 | 15.25 – «Atleti che cerchino di imbrogliare introducendo nei loro corpi geni per ottenere muscoli più grandi ed efficienti potrebbero essere scoperti se sottoposti a biopsia del tessuto muscolare, ma non attraverso i tradizionali esami del sangue e delle urine».
Questo è il pensiero di Mauro Giacca dell’Icgeb -International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology- cui la Wada -World Anti-Doping Agency- si è rivolta per capire come affrontare il problema del doping genetico.
Per far questo il team di Giacca ha creato topi contenenti copie extra del gene IGF-1. Tale gene codifica per il fattore di crescita “insuline-like growth factor 1”. Le copie in più sono state ottenute iniettando nelle zampe degli animali un virus che impianta l’IGF-1 nelle cellule muscolari. Quindi è stata misurata la resistenza degli animali, registrando quanto a lungo riuscissero a nuotare prima di essere stanchi. Ne è risultato che i topi “dopati” hanno nuotato il triplo dei topi trattati con il virus ma non con l’IGF-1.
Successivi esami dei tessuti hanno mostrato come l’IGF-1 in eccesso abbia indotto una produzione di proteine muscolari 10 volte superiore alla norma. Giacca ha poi rilevato un picco nell’attività dei geni che controllano la produzione di energia, la contrazione muscolare e la respirazione. Infine, nel tessuto muscolare erano presenti tracce del virus utilizzato per trasportare il gene. Tuttavia, gene, proteine e virus non erano presenti nelle urine e nel sangue dei topi trattati.
Secondo Giacca è improbabile che si possano raggiungere i risultati sopra citati attraverso il solo esercizio fisico. «Quindi, da una biopsia muscolare, sarebbe possibile distinguere un atleta ben allenato da uno che si è sottoposto a doping genetico per un mese» ha detto lo scienziato.
«Si potrebbe andare in cerca di cambiamenti insoliti nel profilo dell’espressione genica, ma se questi esami dovessero basarsi su una biopsia muscolare allora ci troveremmo al punto di partenza» ha aggiunto Lee Sweeney dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia, il creatore del primo “supertopo IGF1” del mondo nel 2004.
Giacca è infine scettico sulla possibilità che atleti possano tentare la strada del doping genetico quest’estate alle Olimpiadi di Londra. Questo soprattutto a causa delle difficoltà tecniche che tale pratica presenta, «ma- aggiunge lo scienziato Italiano -potrebbero farlo nel prossimo futuro, molto probabilmente all’interno di qualche programma governativo illegale».
Al momento Giacca sta lavorando su una tecnica per identificare nel sangue e nelle urine livelli alterati di micro RNA correlati al doping genetico.
Francesco Fieramosca


