Per il gip Vajont.info ha diffamato il deputato e avvocato bellunese e il collega Scilipoti, i pirati informatici: “Esordio censorio della magistratura. Pronti nuovi attacchi”

19.2.2012 | 12.35 – Anonymous ha oscurato il sito di Maurizio Paniz, il famoso avvocato bellunese e deputato del Pdl che con Domenico Scilipoti ha ottenuto dai giudici la cancellazione di Vajont.info, portale di Tiziano Dal Farra in parte dedicato alla strage del Vajont.
“Il giudice delle indagini preliminari di Belluno, Aldo Giancotti, ha ordinato la chiusura dell’intero portale dedicato alla strage del Vajont, costata la vita nel 1963 a 1910 persone“, ricordano i pirati informatici. Il sito “è ‘colpevole’ di aver scritto: ‘E se la mafia è una montagna di (bip, n.d.r.)… i Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine!'”. La motivazione della chiusura del sito, per il giudice Giancotti è stata infatti: “Offese agli onorevoli Domenico Scilipoti e Maurizio Paniz”. C’è da considerare il diritto degli ‘scilipoti e paniz’ sopra al diritto di migliaia di utenti che avevano come riferimento il portale oscurato; fra i documenti destinati a scomparire almeno per un periodo dalla rete, molte fotografie, interviste, e rappresentazioni teatrali come quella tenuta a febbraio dai ragazzi di uno dei paesi della comunità ancora sconvolta dal ricordo del disastro”.
Secondo Anonymous, che da poco ha attaccato addirittura il portale della Cia, “interessante è notare come la magistratura italiana abbia fatto il suo esordio censorio in rete con un portale del genere, andando a ledere il diritto primario all’informazione, come se si volesse costituire un precedente: il giudice decide cosa si può scrivere e cosa si può sapere, ledendo gravemente i diritti all’informazione dei cittadini italiani che potrebbero vedere scomparire dal mondo della rete interi quotidiani, blog, portali informativi, in virtù di una o più frasi ritenute lesive dei diritti di un singolo cittadino”.
Pertanto, “per queste ragioni non perdiamo l’occasione di tacere e agiamo!!!. Wikileaks dice ‘Informations want to be free’. E voi cari avvocati?”. Il testo dei pirati informatici termina con la “promessa” di dare corso a “un lungo processo di attacchi, che comincia proprio con http://www.mauriziopaniz.it/”.
Il gip di Belluno Aldo Giancotti l’altro giorno, oltre a disporre la chiusura preventiva del portale web Vajont.info accusato di diffamazione dagli On. Domenico Scilipoti e Maurizio Paniz, aveva ordinato inoltre a 226 internet service provider italiani di inibire ai rispettivi utenti l’accesso al portale web.
Senza entrare nella vicenda giudiziaria specifica, un precedente del genere appare comunque molto grave per i gravi rischi di lesione dei diritti costituzionali del diritto all’informazione e alla libertà di espressione. Infatti, mai in precedenza per una potenziale diffamazione è stata adottata una misura così drastica.
I giuristi telematici avvertono che se la decisione del giudice di Belluno diventasse una prassi consolidata si potrebbero vedere scomparire dal mondo della rete interi quotidiani, blog, portali informativi,in virtù di una o più frasi ritenute lesive dei diritti di un singolo cittadino.
Soddisfatto intanto Paniz che all’agenzia TmNews commenta: «Sono contento che per la prima volta si ottenga un risultato di questo genere, altrimenti qualsiasi cittadino aprendo continuamente nuovi siti in diverse parti del mondo può continuare a diffamare senza poter fare niente». Anche se la vicenda sembra andare ben al di là del sito specifico, infatti lo stesso Paniz specifica di aver querelato il suo autore in almeno sei altre circostanze «un certo signore – dice – sta strumentalizzando il nome e il ricordo del Vajont per degli affari personali. Questa persona è stata condannata ripetutamente per diffamazione. I pm hanno ripetutamente chiesto la chiusura dei siti, ora apprendo con soddisfazione che il gip ha ordinato anche ai provider di non dare più disponibilità ai portali».
La scelta di oscurare un sito non è molto frequente in giurisprudenza, anzi appunto questo, se davvero è così, è probabilmente il primo caso del genere in Italia. Il confine tra il diritto alla libera espressione e quello, altrettanto garantito, alla dignità e reputazione appare del resto spesso di non facile definizione. Quello che emerge è che sulla libertà di espressione in rete sono in molti, nella rete stessa, a vigilare. E questo è sicuramente un bene.


