Teatro dei Fabbri immerso in un surrealismo piuttosto “reale”

14.1.2012 | 10.25 – Tutto esaurito ieri sera al Teatro dei Fabbri per lo spettacolo proposto dal ConsorzioScenico : “Darla via… La mia famiglia” secondo appuntamento di “La Contrada ai Fabbri”. Quattro giovani attori Xenia Bevitori, Roberta Colacino, Paola Saitta e Lorenzo Zuffi si sono esibiti reinterpretando un testo scritto da Carlos Liscano autore uruguayano, testo che tratta temi seppur scritti per realtà lontane a noi geograficamente, molto vicini in termini di realtà di fatto. Nessun personaggio fisso nessun schema di base nessuna aspettativa, solamente gli attori a tu per tu con l’arte e la loro capacità di dar vita –come per magia- ad una dimensione che non ha bisogno delle solite colonne per reggersi su.
Lavagnette appese al collo o tenute in mano come unico segno distintivo di identità, identità che passano di attore in attore, si fermano, ritornano indietro, si sdoppiano, illuminando ogni volta con luce diversa i quattro protagonisti. Tempi dilatati, sovrapposizioni temporali. Atmosfera astratta e surreale. Tutto a dimostrazione che l’arte non necessita rigorosamente di paletti fissi per darsi in quanto tale.
Gli “Euros” sono pochi le famiglie sono in crisi e seppur i sentimenti e la sacralità dei legami appaiono aver un’importanza fondamentale… beh per sopperire alle spese di un frigo rotto perché non vendere il marito ad un “magazzino per vecchi”? Oppure i figli. Ventitrè figli sembrano essere un’ottima fonte di guadagno per una famiglia in difficoltà economica! Non tutti i figli però sono buoni per esser venduti… come il “protagonista” – una lavagnetta con su scritto Io- che si trova alle prese con acquirenti che non ne vogliono sapere di lui o che lo comprano per far le veci di un gattino o ancora più “assurdo” che si vende ad una famiglia la quale si rifiuta addirittura di commerciarlo! Ironico baldanzoso con un sottofondo però amaro. Quanto in fondo questa surreale messa in scena è lontana dal nostro quotidiano?
Un ConsorzioScenico alle prese con una regia autogestita che promuove l’utilizzo di semplici strategie di scena ma con fortissima efficacia comunicativa. Protagoniste della scenografia sono le stoviglie intese in un loro senso lato come essenza della casa ma facilmente trattate come surrogati per qualsivoglia oggetto necessario agli attori. Lo spettacolo della durata di un’ora circa ha saputo intrattenere incuriosire e coinvolgere il pubblico che spesso ha risposto con ampie risate alla bravura dei quattro attori nell’ironizzare un paradosso che passo dopo passo, lungo il corso dell’esibizione veniva sinistramente percepito quanto mai attuale. La serata si è conclusa tra i reiterati applausi degli spettatori e i calici di vino offerti grazie anche alla collaborazione delle Cantine Ca’ Ronesca.
Alice Gerin


