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giovedì, 8 Dicembre 2022

La Ciociara Donatella Finocchiaro emoziona il Rossetti

La regista Roberta Torre “proietta” lo spettacolo a teatro

18.1.2012 | 23.41 – Annibale Raucello riesce ad adattare il romanzo di Alberto Moravia al teatro. Roberta Torre con la sua regia porta in scena il dramma in cui guerra e violenza cambieranno Cesira, la ciociara Donatella Finocchiaro, e sua figlia Rosetta, Martina Galletta. 
Ma le due donne, nella prima scena, sembra abbiano lasciato alle loro spalle tutte le sofferenze passate e litigano per un acquisto di una macchina. Dall’arrivederci i «fantasmi dei ricordi e degli incubi» del passato appariranno davanti agli occhi della ciociara e degli spettatori.
Le proiezioni continue e coinvolgenti di foglie cadenti, pioggia, nebbia e fumo, ma soprattutto scene cruente sono quel collegamento con quella pellicola firmata Vittorio De Sica e il Premio Oscar Sophia Loren. 

 

Il viaggio dalla Roma fascista bombardata dagli alleati per tornare alla pace dei campi e della campagna, lontano dai rumori della guerra, non sarà così bello come si aspettava Rosetta. Nel tragitto verso Vallecorsa, paese d’origine di Cesira, questa fa la conoscenza di Michele, Daniele Russo, un giovane intellettuale comunista e dopo alcuni attriti iniziali, Cesira si innamora dell’uomo. Però, Michele viene preso dai soldati nazisti proprio pochi giorni prima della liberazione e si incammina con loro sui monti senza lasciare più sue tracce. Quando il peggio sembra passato Cesira decide di far ritorno a Roma, ma proprio questo viaggio verso la serenità risulta fatale. Sulla via verso la città le due, fermatesi in una chiesa diroccata per riposarsi, vengono aggredite e violentate da un gruppo di soldati marocchini.

Rosetta, che era solo una bambina, ne esce profondamente traumatizzata, chiusa in un freddo silenzio. Cesira è colpita da un dolore profondo, turbata più per la figlia che per sé, non sa come poterla aiutare a sciogliere un rancore che sembra dominarla e prevalere su tutto. Alla notizia della tragica morte di Michele, fucilato in montagna dai nazisti, le due donne si abbandonano, insieme, a versare lacrime cariche di dolore, di disperazione, in un pianto più che mai liberatorio, mostrandoci una madre e sua figlia nonostante tutto e inevitabilmente attaccate l’una all’altra.

Ma nella scena iniziale Cesira non è più disperata per la violenza subita dalla figlia, mentre in rosetta quella violenza si è trasformata in quotidiana banalità: questo è il doloroso messaggio di Ruccello, un messaggio attualissimo che pone il pubblico davanti a un universo in cui tutto passa e sembra non lasciare turbamento.

Emanuele Esposito

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