Finanziaria, oggi sciopero degli statali

Incrociano le braccia i lavoratori del pubblico impiego, della sanità, della scuola, dell’università e delle poste 

Sarà un lunedì difficile per chi chi avrà a che fare con gli uffici pubblici, gli ospedali, l’Università, le scuole e le poste. Dopo lo sciopero generale unitario del 12 dicembre, oggi infatti incrociano le braccia i lavoratori del pubblico impiego, della scuola, dell’università, della ricerca e formazione professionale che, insieme ai lavoratori delle Poste Italiane e del settore Energia (elettrici, petrolio, gas-acqua), hanno deciso di astenersi dal lavoro per rivendicare più crescita ed equità. La protesta è stata indetta unitariamente dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil.

Lo sciopero degli statali durerà otto ore mentre i lavoratori dell’università e della ricerca si bloccheranno per l’intera giornata.

Fermi un’ora anche gli insegnanti, mentre i medici, veterinari, infermieri e tutti gli operatori della sanità si asterranno per l’intero turno. Sono comunque garantite le prestazioni essenziali, le urgenze e il servizio di pronto soccorso anche se potranno essere rinviate le attività cliniche e diagnostiche programmate. Si asterranno dal lavoro per le ultime tre ore pure gli impiegati delle Poste italiane; stop anche dei lavoratori elettrici che garantiscono comunque le prestazioni indispensabili.

Al centro della mobilitazione unitaria, fanno sapere i sindacati, “la richiesta di modificare il testo della manovra Monti durante l’iter parlamentare al fine di ottenere: una riforma della previdenza che non sia scaricata sulle spalle di lavoratori e pensionati; misure che colpiscano per la prima volta evasione e grandi patrimoni; una riforma fiscale che alleggerisca la tassazione sui redditi da lavoro dipendente e da pensione; una riqualificazione della spesa pubblica che consenta di trovare le risorse per la crescita; il rinnovo dei contratti; l’eliminazione degli ulteriori tagli alle autonomie locali per difendere il welfare locale e la sanità; una ristrutturazione delle istituzioni centrali e locali che eviti affrettate operazioni mediatiche e ragionieristiche, come nel caso delle province o degli enti previdenziali (vedi super-Inps), finalizzata a garantire la tenuta occupazionale e a migliorare i servizi”.

Roberto Toffolutti

19.12.2011 | 7.08

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