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domenica, 25 Settembre 2022

Elezioni regionali 2013, il Pd parte spaccato

Dopo l’autocandidatura di Moretton, arriva l’altolà della Serracchiani: «Deciderà il partito dopo le primarie»

Gianfranco Moretton candidato del centro sinistra per le elezioni regionali del 2013? Secco no da parte del segretario regionale del Pd Debora Serracchiani che invece dà per scontate le primarie e ai microfoni della Rai precisa «È negli organi del partito che il Pd fa le proprie scelte. Non certo a una festa con gli amici. Moretton quest’anno ha convocato gli amici con maggior stimolo, si vede che vuole dimostrare di essere particolarmente attivo». Acque agitate insomma in casa Pd che a livello nazionale, attraverso un sondaggio, sta cercando di capire quale sia il candidato più gradito dall’elettorato del Friuli Venezia Giulia e capace di spodestare Renzo Tondo. In corsa, oltre a Moretton e Serracchiani, il sindaco di Udine Furio Honsell, il parlamentare goriziano Alessandro Maran e il vice capogruppo in Regione Mauro Travanut.

È già iniziata quindi la lunga campagna elettorale per il 2013. Un ruolo decisivo, come sempre, sarà giocato dagli equilibri Udine-Trieste. E non a caso “Trieste capoluogo di una regione unita” è il titolo della conferenza stampa che Debora Serracchiani ha tenuto ieri mattina al Caffè Tommaseo. «Il Friuli Venezia Giulia ha bisogno di integrare le sue grandi potenzialità territoriali, non di chi ridisegna i suoi confini interni con i gessetti colorati – scrive il segretario regionale del Partito Democratico sul suo sito -. È l’insieme dell’ordinamento regionale che va ripensato, razionalizzato e aggiornato, avendo molto chiari al tempo stesso l’ordine di grandezza della nostra popolazione, la varietà e l’identità dei territori».

Nel mirino della Serracchiani chi punta principalmente a dividere. «Semplificazioni grossolane come quelle lanciate dalla Lega nord (che sempre ieri ha ufficializzato l’alleanza con Un’altra Regione di Bandelli) non sono accettabili. Trieste non va staccata dal resto del territorio regionale ma va integrata di più, valorizzandone sia il ruolo di capitale politica e amministrativa della Regione autonoma, sia il porto. In particolare – sottolinea – lo scalo è uno straordinario esempio di come i destini e le fortune di Trieste e del Friuli siano strettamente legati, dal momento che il porto di Trieste ha bisogno di avere alle spalle le dimensioni di un sistema regionale che crede e investe in lui, e che i grandi corridoi di trasporto europei essenziali al Friuli vanno dove ci sono porti che funzionano».

Quale la ricetta allora? «Mentre gli antichi luoghi comuni e le contrapposizioni tra Friuli e Trieste trovano sempre meno cittadinanza, quello che occorre davvero – ribadisce la Serracchiani – è permettere che tutte le identità si riconoscano nell’orgoglio di una comune appartenenza a una Regione speciale, che funziona e guarda avanti».

31.12.2011 | 1.44 

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