01.02.2019 – 08.11 – Due relatori illustri, i giornalisti Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, sono stati protagonisti dell’incontro promosso a Trieste dall’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, con la sezione triestina e il presidente cap. Fabio Tognoni, assieme al Reggimento Piemonte Cavalleria (2º) e al suo comandante, col. Giuseppe Russo, presso il Circolo Ufficiali del reggimento stesso.
Biloslavo e Micalessin, reporter di fama internazionale, si sono più volte distinti in situazioni difficili, permettendo alle immagini di ciò che accade oltre i confini di quella che è la nostra zona di pace, di conforto, di raggiungerci e di farci capire come il mondo della guerra vera sia molto diverso da come lo immaginiamo. A Trieste permane la presenza, necessaria proprio in virtù della particolarità del nostro territorio e della zona di confine, del reggimento Piemonte Cavalleria di Opicina, a presidio di un’area particolarmente sensibile e impegnato ora con i suoi uomini e mezzi in operazioni di sicurezza al fianco delle Forze dell’Ordine: un ruolo di fondamentale importanza, in quello che il generale Carlo Alfonso Giannatiempo, che è stato comandante anche della brigata “Vittorio Veneto” da cui dipendeva lo storico battaglione “San Giusto” di via Rossetti a Trieste non più esistente, definì “estremo bastione ad oriente”.
La presenza di Biloslavo e Micalessin all’incontro presso il Piemonte Cavalleria ha avuto una motivazione particolare, racchiusa nel tema dell’evento: la testimonianza della paura della guerra vissuta, descritta nei loro libri e ancora più incisivamente negli innumerevoli filmati da loro realizzati in oltre trent’anni di attività di reportage, svolta in ogni angolo del mondo che sia stato o sia scenario di conflitto. Immagini e libri che sono un condensato di coraggio e di lucidità. Per realizzarli, i giornalisti hanno visto da vicino i lineamenti della morte, ne hanno sentito l’odore, muovendosi e vivendo – nel disprezzo del pericolo e a volte forse anche con un po’ d’incoscienza – nelle condizioni più estreme. I racconti e le immagini di Biloslavo e Micalessin, che fanno ricordare il lavoro di un altro giornalista triestino, Almerigo Grilz – morto in Mozambico nel 1987 e precursore dell’attività di ‘reporter di guerra’ seguita poi da Toni Capuozzo e da Micalessin e Biloslavo stessi – trasmettono grande professionalità e amore per il loro lavoro, e arrivano direttamente al segno: atrocità umane, sguardi di criminali autori di delitti, di mercenari, di corpi rimasti muti, ma anche e soprattutto di soldati, quelli che combattono per la libertà e per gli ideali che li ispirano. E una descrizione capillare della paura che loro stessi hanno provato fatta senza presunzione, con coraggio e con pacatezza.
I due giornalisti triestini hanno ottenuto una riconosciuta fama internazionale; nella loro città natale, il riconoscimento del loro lavoro si è spesso incontrato con gli ostacoli di un passato ritenuto, da qualcuno, scomodo: una ‘scomodità’ che ha velato per motivazioni politiche una professionalità indubbia e che inspiegabilmente era diventata un dubbio per molti, e che tuttora identifica troppo spesso i due giornalisti come personaggi immeritatamente non protagonisti. Scomodità che ha sempre lasciato il lavoro di Grilz neppure in secondo, ma in terzo o quarto piano rispetto agli schermi televisivi e alle copertine.
Protagoniste invece indiscusse del lavoro dei reporter sono le guerre, che vedono sul campo anche uomini e donne italiani in divisa. Soldati che fronteggiano la guerra, da un lato, e sono portatori di pace, dall’altro, a dimostrazione di un rapporto pace-guerra che nell’esistenza dell’uomo si è dimostrato, e si dimostra, purtroppo inscindibile a prescindere dalle volontà degli individui: cercano, con la bandiera italiana, di portare la pace e di mantenerla, sperando di non dover ricorrere mai all’impiego delle armi. Uomini e donne che si preparano, attraverso l’addestramento, a fronteggiare quelle situazioni che si spera non accadano mai ma che al contrario le realtà dei filmati ci dimostrano esistere in modo vero, continuo e crudo: una realtà in cui le bombe, i proiettili e le granate sono terribilmente veri e fanno paura.
Presenti all’incontro, al termine del quale Fabio Tognoni ha fatto a nome dell’Associazione dono ai relatori di una targa a ricordo dell’evento “per la fervida passione con la quale da più di trent’anni raccontano e testimoniano le atrocità delle guerre di tutto il mondo”, un nutrito pubblico di autorità civili e militari e una rappresentanza degli studenti dei licei “Oberdan” e “Carducci”.


