No Tav, protesta oggi pomeriggio in Piazza della Borsa

CRONACA I manifestanti si ritrovano alle 16.30, intanto ci sono anche agenti di Polizia che cercano il dialogo con i manifestanti. Ecco la lettera di Maurizio Cudicio

3.3.2012 | 15.27 – I contrari al progetto della ferrovia veloce si organizzano per la manifestazione di oggi pomeriggio in centro a Trieste. Il ritrovo è previsto alle 16.30 in Piazza della Borsa.

Non è noto il percorso della passeggiata/corteo – che i manifestanti sottolineano assolutamente pacifico -, ma come giovedì pomeriggio sono probabili disagi per la viabilità in città (la foto della protesta davanti al Museo Revoltella per la visita di Moretti è tratta dal blog di Marco Barone http://baronemarco.blogspot.com).

Intanto, dopo tante immagini di scontri e di violenza, e non solo in Val di Susa, si registrano anche alcune prove tecniche di comunicazione fra agenti di Polizia e manifestanti. Sta facendo infatti il giro delle bacheche di Facebook la lettera scritta da Maurizio Cudicio, sindacalista della Polizia di Stato e fondatore del Movimento Poliziotti. Una lettera, in alcuni passaggi, dai toni forti, forse troppo forti.

«Ciao manifestante, chi ti parla è quello “sbirro” che odi e che vorresti vedere morto. Mi trovo in Val di Susa e tra non molto è il mio turno. Ho dormito veramente poco e mangiato ad orari impossibili. Adesso preparo l’equipaggiamento per uscire. Davvero qualche volta mi sembra di andare in guerra, invece mi trovo in una valle sconosciuta e lontano da casa».

«Mi chiama mia moglie preoccupata per le notizie che ascolta incessantemente al tg, le dico di stare tranquilla e che andrà tutto bene , per tranquillizzarla le dico che sono lontano dalla confusione. Le chiedo di dare un bacio ai miei figli e rassicurare i nostri parenti. Adesso sono con i miei colleghi e siamo pronti per partire. Alcuni non portano dietro neanche il telefono cellulare, a che servirebbe, come potremmo sentirlo e come potremmo usarlo indossando la maschera antigas?».

«Le urla di persone indignate e stanche quanto noi di questa situazione, sovrastano gli ordini impartiti dai superiori e a fatica ci mettiamo nello schieramento. La visibilità ora è scarsa, la tensione è altissima, i manifestanti gridano e chiedono che i lori diritti vengano rispettati. Noi siamo lì perché non accadono ulteriori incidenti».

Ecco, è questo quel che pensa un poliziotto in servizio in valle, scrive Maurizio Cudicio che poi spiega: «Noi siamo li per garantire l’ordine. Alcuni di voi solo a vedere la divisa ci insultano e forse a qualcuno non dispiacerebbe vederci morti. Vorremmo evitare qualsiasi tipo di incidente eppure, solo per avere indosso una divisa, siamo messi al patibolo o alla gogna. Il giovane carabiniere insultato il cui video è oramai tra i più visti del web, è solo un esempio di quello che capita ogni giorno in migliaia di casi, in ogni parte d’Italia».

«Questo atteggiamento che spesso abbiamo cercato di portare a conoscenza tramite i nostri racconti è per una volta stato reso di dominio pubblico. Dispiace il fatto che quasi sempre, nel 99% dei casi, i contrasti tra la nostra figura professionale e il cittadino potrebbero essere risolti con il dialogo e il rispetto verso di noi che ricordo, siamo a pieno titolo una categoria lavorativa e del nostro settore siamo la base, nient’altro che gli operai».

«In questa meravigliosa valle non siamo contro o a favore di qualcuno o di qualche cosa. Siamo persone responsabili dell’ordine e della sicurezza pubblicaCi troviamo malmenati, con la divisa a volte lacerata, a volte sporca dai giorni di fatica eppure siamo lì, per quattro soldi che lo Stato ci paga. In quei momenti però non pensiamo al vile denaro, anche perché con quello che la nostra amministrazione ci dà in più per essere “massacrati” fisicamente e moralmente, potremmo al massimo invitare la nostra famiglia a mangiare una pizza».

Poi Maurizio Cudicio, che si definisce orgoglioso del suo mestiere di poliziottoconclude con una preghiera: «Manifestante, credimi, siamo cittadini come te, siamo fatti di carne e ossa. Sai benissimo che questa guerra tra poveri e la sua strumentalizzazione non porterà alcun beneficio. Manifestare è un diritto certo, ma anche noi appartenenti alle forze dell’ordine abbiamo diritto alla nostra dignità e vorremmo alla fine del nostro servizio poter rivedere i nostri cari».

«Ti chiedo di ascoltarmi, protesta in tutti i modi che ritieni opportuni, ma non usare la violenza e se lo fai, pensa ai tuoi cari quanto ai nostri. Penso che questo progetto Tav procederà; voglio dirti che noi non saremo mai contro di te, ma non chiederci di farci da parte».

Emanuele Esposito 

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