01.10.2018 – 14.30 – Vi è mai successo di voler esprimere un concetto, un termine ma di non riuscire a trovare il vocabolo adatto? Per parlare correttamente occorre una buona proprietà di linguaggio e l’abitudine a voler ricercare la parola esatta e non accontentarsi di verbi o vocaboli generici. Vero è che nell’epoca della velocità dove tutto è vecchio prima ancora di essere nato, usare espressioni come: “davvero lapalissiano il tuo concetto” oppure “E’ d’uopo esprimersi in cotal modo” fa sorridere e forse un po’ anacronistico lo è. Non sto dicendo che per forza di cose bisogna usare termini astrusi, ma sicuramente recuperare un linguaggio più preciso e rispolverare qualche termine desueto non guasta di certo.
Ma chi detta le regole dello scrivere e del parlare? I giornalisti e i libri stampati hanno la loro parte ma le mode fanno il resto.
La lingua cambia ed evolve nel corso del tempo. Capita quindi che per le parole nuove che si inseriscono nel vocabolario, ce ne siano altre che cadono purtroppo in disuso.
Ogni anno entrano nella nostra lingua neologismi che fanno storcere il naso agli amanti della lingua italiana. Si tratta di parole nate in seguito alle funzionalità dei nuovi social network come “taggarsi” oppure “friendzonare”, o parole straniere che entrano nel nostro vocabolario sostituendosi alle originali. Purtroppo, ci sono anche parole che, con il passare del tempo, cadono sempre più in disuso, termini che per molti, oggi, possono apparire del tutto nuovi.
Ma non sono solo le parole, vittime del tempo, ad essere decimate. Secondo i dati dell’Unesco, cento gli idiomi scomparsi negli ultimi anni al ritmo di uno ogni quattordici giorni. Le lingue indigene muoiono. Anzi, si estinguono insieme agli ultimi esponenti dei popoli che le parlano. Oltre cento idiomi nativi sono spariti dal 2007, secondo i dati dell’Unesco. Altri 400 sono a rischio.
Così è accaduto ai Pacahuara, vittime della febbre del cauciù che ha contagiato la Bolivia all’inizio del Novecento. Il primo giorno del 2017 si è spenta Baji. Nel suo villaggio – Tujure, nel cuore dell’Amazzonia – sono rimasti in quattro: i fratelli Maro e Buca e le nipoti, Bose e Shacu. Con loro, anche la lingua e la cultura millenaria dei Pacahuara cesserà di esistere.
Ma ci sono anche parole che non hanno la possibilità di essere tradotte in modo univoco con un’unica espressione. E’ il caso per esempio della parola spagnola sobremesa che letteralmente significa: sopra la tavola ma che in realtà indica il tempo trascorso con amici e familiari a tavola, mentre si mangia e si chiacchiera. Se la sobremesa è lunga significa che è stato gradito il cibo oltre che la compagnia.
E per te, lettore che sei arrivato al termine di questo articolo un semplice gioco: quale di questi termini conosci?
smargiasso, luculliano, pleonastico, trasecolare, belluino, callido, lubrico, stiloso, lapalissiano.


