Il diritto di panorama si abbatte su Miramare: 200 Euro per fotografare, l’ira dei professionisti

26.06.2018 – 14.05 – Il Castello di Miramare, per quanto non sia più quello di un tempo o perlomeno non sia ancora, mentre le cose indubbiamente migliorano, tornato a esserlo, è da sempre per Trieste un luogo che incarna l’Ottocento romantico, l’abito bianco e lungo, il sogno d’amore – ed è insieme a piazza Unità e al Molo Audace il luogo certamente più fotografato di Trieste. Ora, però, per avere la foto da sposi novelli sulla scalinata, con lui come Massimiliano (e lei magari non come Carlotta, perché può non portar fortuna, ma come la Juliet di “Love Actually”), bisognerà, forse, pagare di più: viene chiesta ora, su carta intestata del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, una libera donazione di almeno 200 euro attraverso Art bonus, il sistema di sostegno del mecenatismo a favore del patrimonio culturale italiano.

Lo spartiacque è l’uso commerciale dell’immagine, sia essa inserita in un servizio fotografico da cerimonia oppure in una pubblicazione, anche su Internet, che non sia didattica o documentale (e quindi autorizzata dall’ente di gestione, come può esserlo ad esempio il video per un documentario o una pubblicazione scientifica) e si possa ricondurre a una vendita e quindi a un guadagno. I professionisti, come dice la direttrice del Museo storico e parco del castello di Miramare, Andreina Contessa, dovranno «chiedere un permesso indicando le finalità del servizio, le zone del parco che intendono utilizzare e il tempo che servirà per realizzare il servizio, e poi verrà fatta una valutazione. Abbiamo pensato di definire a 200 euro la tariffa minima».

Il Codice italiano dei Beni Culturali e del Paesaggio, nel cui ambito di tutela ricadono tutte le opere site sul territorio italiano che presentino interesse culturale non più coperto dal diritto d’autore – come può esserlo il castello di Massimiliano e Carlotta – lascia alle amministrazioni locali ampia discrezionalità nel decidere se riconoscere o meno una libertà di panorama e si è parlato in questo caso di “libertà di panorama ristretta”. La discrezionalità può spingersi fino all’assoluto divieto di fotografare i beni in questione; una volta autorizzata la riproduzione del bene, la diffusione dell’immagine è anch’essa soggetta ad autorizzazione da parte della competente autorità amministrativa e al pagamento di una tariffa. Niente da fare, quindi, e bisogna pagare?

Dipende. Con le nuove tecnologie c’è un’oggettiva difficoltà a distinguere ciò che è definibile come “riproduzione a scopo di lucro” da ciò che non lo è: basti pensare al blog personale su Internet, che può contenere, per la semplice copertura delle spese, annunci di tipo pubblicitario come i diffusissimi Google AdSense. In secondo luogo, chi voglia effettuare riprese e fotografie di immagini di beni culturali o paesaggistici e poi utilizzarle lecitamente a scopo commerciale deve interfacciarsi con le singole amministrazioni locali italiane le quali risultano spesso sono sprovviste di una normativa chiara sulle riproduzioni e di un tariffario, nonostante ne esista uno ministeriale, Decreto 8.04.1994. La declaratoria di “offerta libera a fini di mecenatismo”, in più, se confermata, sembra cozzare con l’attuale ambito di applicazione della proibizione allo scatto che si limiterebbe al blocco degli operatori commerciali dell’immagine, mentre il mecenatismo dovrebbe essere del singolo o di una eventuale comunità indifferentemente all’uso.

I fotografi possono essere liberi professionisti, artigiani oppure collaboratori o dipendenti di una società o di un’agenzia, con regime fiscale e regolamentazioni quindi diverse l’uno dall’altro, e questo di per sé può costituire già una prima e sensibile complicazione. L’ente che richiede il pagamento del diritto di panorama, inoltre, mette in essere in questo modo quella che potrebbe apparire come una linea di profitto che, per quanto legittima – ad esempio perché destinata al mantenimento o miglioramento dell’opera – richiederebbe presumibilmente l’emissione di un documento fiscale che il professionista possa poi inserire fra le sue spese. Per i fotografi quindi, sia italiani che stranieri in visita, l’adempimento a quanto richiesto può diventare un compito difficile e poco chiaro: il singolo soggetto dotato di macchina fotografica si troverà di fronte alla richiesta di identificarsi – e come accertare l’identità? – e alla necessità di capire la situazione e di verificare con l’ente se l’uso delle foto che sta facendo richieda o meno l’autorizzazione e, se si, a quali condizioni ed a quale costo. E l’ente stesso che gestisce Miramare dovrà necessariamente rispondere alla legislazione vigente.

«Siamo abituati a sfruttare Miramare senza dare nulla in cambio, io non svendo Miramare, un po’ di entrate economiche vanno garantite, le opere di restauro che stiamo effettuando hanno un costo e ognuno deve fare la sua parte: anche i fotografi che si fanno pagare i loro album per gli sposi possono dare un piccolo contributo», dichiara ancora Contessa. L’imposizione del diritto di panorama ai fotografi che amano Miramare può quindi diventare, se ciò sarà fatto nel modo migliore e di fronte a un regolamento chiaro e condiviso, uno strumento di mutua collaborazione nell’interesse sia dell’ente che del professionista; ma può purtroppo diventare anche penalizzante per il titolare di partita IVA che si trova a competere con un’esercito di non meglio dichiarati “non professionisti” o “amatori” che tali, poi, purtroppo, forse non sono. Niente foto per nessuno, quindi, per non discriminare? E i turisti?

L’auspicio di Massimo Semeraro, presidente provinciale e regionale del comparto fotografi e video operatori di Confartigianato, è che si faccia un passo indietro che permetta perlomeno di verificare le regole e le condizioni e consenta ai già penalizzati operatori professionali dell’immagine l’apertura di un tavolo di confronto attorno al quale poter discutere delle condizioni, e il tempo sufficiente per pianificare i costi prima del periodo di forte attività di settembre-dicembre. Una situazione in evoluzione, quindi; da seguire fotogramma per fotogramma.

Roberto Srelz

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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