Niente sala matrimoni di piazza Unità per le unioni civili

11.8.16 | 0.30 – A meno di ripensamenti, a Trieste le coppie che vorranno formalizzare la loro unione secondo le norme della cosiddetta legge Cirinnà, non potranno utilizzare la sala matrimoni di piazza Unità.
Il Comune di Trieste ha infatti disposto che le “unioni civili” verranno registrate in una sala -tra l’altro la stessa dove vengono trascritti i divorzi – e questo solo nei classici orari di ufficio e quindi non ad esempio al sabato.

Sono cinque le coppie dello stesso sesso che a Trieste hanno fatto domanda per sancire davanti alla legge la loro unione, la prima che probabilmente a settembre formalizzerà il proprio legame, iniziato 19 anni fa, è quella formata da Davide Zotti e Claudio Bertocchi( nella foto).

Secondo la coppia la scelta di non concedere l’utilizzo della sala matrimoni e la limitazione all’orario d’ufficio, sarebbe discriminatoria.

Davide zotti bertocchiDavide Zotti – da noi contattato – puntualizza: “io e il mio compagno riteniamo che il comma 20 della legge 76/2016 sulle unioni civili sia molto chiaro: “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano ad ognuna delle parti dell’unione civile; è una clausola antidiscriminatoria scritta per evitare situazioni in cui vi sia disparità di trattamento, come sta accadendo purtroppo a Trieste”.

“Le disposizioni previste per l’utilizzo della sala matrimoni del Comune di Trieste – continua Zotti – ora valgono anche per le unioni civili. Oltretutto l’unione civile è un procedimento amministrativo come lo è il matrimonio civile; mentre l’atto amministrativo prepara un procedimento amministrativo.

Di conseguenza, alla luce del comma 20 della legge 76/2016, io e il mio compagno riteniamo che la negazione della sala matrimoni rappresenti un atto discriminatorio e lesivo della nostra dignità, messo in atto dall’Amministrazione comunale”.

Secondo l’Assessore competente Lobianco non si può parlare di discriminazione; “la legge – ha spiegato – non impone di mettere a disposizione la sala matrimoni, in quanto le unioni civili sono un atto amministrativo e gli atti amministrativi si svolgono negli uffici preposti, mi spiace per questa strumentalizzazione”.

Antonella Grim, consigliere comunale e segretaria regionale del Pd ha commentato la notizia con un tweet: #Trieste, indietro tutta #freno amano del centro destra sulle unioni civili, che vergogna!

Sulla questione è intervenuto anche il capogruppo della Lega Nord alla Camera e segretario della Lega Nord Fvg, Massimiliano Fedriga. Secondo il Parlamentare “l’unione civile non e’ il matrimonio: giusto quindi distinguere bene le due cose”.
“Una diversificazione – spiega il deputato – che e’ stata peraltro evidenziata anche dalla presidente della Camera Boldrini che – in sede di trattazione della norma – ha esplicitamente tenuto su due piani separati le famiglie unite da matrimonio, riconosciute dalla Costituzione e le unioni civili. Il Comune di Trieste fa dunque il suo dovere, senza alcun tipo di livore né approccio ideologico, interpretando in maniera corretta la legge.

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