11.6.2015 | 13.52 – Forse non può chiamarsi ancora emergenza nazionale, ma la situazione relativa alla provincia di Trieste comincia a destare preoccupazione. Dall’inizio del 2015, sono 40 le tonnellate di sigarette di contrabbando sequestrate dalla Guardia di Finanza di Trieste ed un parco mezzi in sequestro che ormai fa invidia ad un interporto; senza contare il numero degli arrestati, prevalentemente stranieri, che si sono avventurati in ingresso Stato alla guida dei vari autoarticolati carichi di sigarette.
La Guardia di Finanza di Trieste, che sembra aver realizzato un efficace reticolato di controllo sul territorio che interessa tutta la provincia ed in modo capillare la striscia confinaria, ha eseguito il 40% di tutti i sequestri eseguiti dalle forze dell’ordine a livello nazionale. Se poi consideriamo che il restante 60% coinvolge prevalentemente le realtà di città portuali come Genova, Napoli, Ancona e Gioia Tauro, allora il dato comincia davvero a farsi interessante. E il fenomeno non accenna a diminuire.
Ancora una volta le sigarette sequestrate fanno riferimento a note “produzioni nostrane”, così come a manifatture di paesi dell’Europa dell’Est, abilmente occultati da carichi di copertura (manufatti in plastica). E, ancora una volta, il carico era trasportato da un mezzo appartenente ad un società estera. I due autisti, nell’occasione cittadini bosniaci, entrambi incensurati, sono stati arrestati in flagranza di reato ed associati al Coroneo. Di certo, viste le quantità di sigarette sequestrate, il Friuli Venezia Giulia non sarebbe stato l’unico terminale per la immissione in consumo.
La statistica comincia a preoccupare la Procura Distrettuale di Trieste che dirige le indagini: i sequestri operati su strada dalla Guardia di Finanza di Trieste hanno di fatto raggiunto i volumi dei sequestri operati in tutti i principali porti italiani interessati da movimentazione container. Vista anche la frequenza dei sequestri, il sospetto degli inquirenti è che le organizzazioni contrabbandiere moderne abbiano stoccato in qualche paese dell’Europa dell’Est non solo la logistica relativa al trasporto delle sigarette di contrabbando, ma anche la loro produzione e confezionamento, lasciando così immaginare una avviata e collaudata manifattura. Ed il rinvenimento di sigarette recanti l’effigie dei monopoli di stato di alcuni paesi dell’Europa dell’est sostiene l’ipotesi degli investigatori.
Evidentemente, tutto il contesto internazionale che gravita attorno al contrabbando di sigarette, che ormai sta vivendo un nuovo ciclo, sembra essersi rimodulato su un nuovo equilibrio internazionale, dove i tempi ed i costi relativi alla produzione ed al trasporto, uniti ad una domanda in forte ascesa, individuano la provincia giuliana (ingresso naturale per il traffico merci proveniente da est) quale primario snodo nazionale, anche per i tabacchi destinati al mercato clandestino del sud del Paese.


