17 luglio 2026 – ore 15:00 – Premessa – Cercando di analizzare le diverse percezioni sulla complessa realtà che stiamo vivendo e focalizzandoci sulla profonda instabilità esistente in Medio Oriente, Iran e Ucraina, mi sono imbattuto in un lungo editoriale del Jerusalem Post, che vi propongo unicamente attraverso il link riportato in descrizione, dedicato alla crisi dei rapporti tra Gerusalemme e Washington. L’ho letto più volte: contiene tutte le notizie e le valutazioni che vi abbiamo proposto ieri, confermando una crisi grave e da non sottovalutare. Successivamente, mentre sorseggiavo un caffè e cercavo di comprendere meglio l’esito dell’improvvisa visita del ministro degli Esteri turco in Ucraina, ho avuto la conferma del ruolo sempre più centrale di Ankara, con il palese supporto americano, come ponte naturale per le dinamiche mediorientali e dell’Europa orientale. Come vedremo, si torna a parlare di negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul; forse si torna a parlare di pace. Nel quadrante iraniano, invece, assistiamo a uno stallo preoccupante. Lo spettro di uno Stretto di Hormuz nuovamente bloccato preoccupa seriamente le cancellerie europee e non solo. Si registrano, infatti, crescenti fibrillazioni da parte della Cina e di molti Paesi asiatici, mentre Bruxelles appare impossibilitata a svolgere un ruolo di mediazione anche in questo strategico quadrante. Ovviamente, come ben sappiamo, queste crisi sono sempre più interconnesse e incidono pesantemente sulla sicurezza della navigazione, sull’approvvigionamento delle materie prime, sull’economia e sulla sicurezza e stabilità geostrategica globale.
Oggi concentreremo la nostra attenzione sull’Ucraina, cercando di comprendere meglio il crescendo delle fibrillazioni interne.
https://www.jpost.com/opinion/article-902797
Visita del ministro degli Esteri della Turchia a Kiev
Dall’analisi di diverse testate turche appare evidente sia il coinvolgimento americano sullo sfondo, sia la necessità di garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero.
In particolare, si afferma che il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha incontrato il 16 luglio a Kiev il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy per discutere la ripresa dei negoziati di pace, auspicando la prosecuzione dei colloqui tra Mosca e Kiev, mediati da Istanbul, nonostante la guerra in corso.
Il diplomatico turco ha sottolineato che le ostilità non dovrebbero precludere l’impegno diplomatico, affermando che il dialogo deve proseguire senza interruzioni per raggiungere risultati concreti. «Il fatto che la guerra continui non significa che i negoziati in questo formato non possano proseguire», ha dichiarato Fidan, aggiungendo che Washington si è successivamente impegnata con i negoziatori, dopo le precedenti sessioni di Istanbul, per valutare possibili percorsi verso una soluzione.
In tale contesto, Fidan ha inoltre affermato che la Turchia si oppone agli attacchi contro porti, petroliere e pescherecci, esortando tutte le parti ad agire con moderazione.
Il ministro ha poi ribadito che i colloqui di Istanbul hanno dimostrato il valore di un dialogo trasparente e diretto e che Ankara è pronta a ospitare nuovi negoziati tra Russia e Ucraina, sottolineando infine che il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha sempre sostenuto che «non ci possono essere vincitori in guerra né vinti in pace», aggiungendo che è urgentemente necessario raggiungere una soluzione negoziata.
https://en.yenisafak.com/world/fidan-meets-zelenskyy-in-kyiv-to-revive-peace-talks-3720904
https://www.hurriyetdailynews.com/fidan-warns-against-wider-black-sea-escalation-224468
Nel consueto discorso serale, Zelensky concentra la massima attenzione sulla crisi politica interna, lasciando in secondo piano le dinamiche del conflitto.
Mentre i principali organi di informazione ucraini, seppur con diversa sensibilità, si scagliano, come vedremo, anche aspramente contro la decisione di rimuovere il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, Zelensky decide di non recedere dal suo intento: procede alla nomina di un nuovo governo, portando al vertice un esponente del mondo delle imprese; ammette le manifestazioni di protesta, invitando contestualmente l’esecutivo a esercitare un maggiore controllo interno; richiede nuovi supporti all’Occidente e “striglia” le missioni diplomatiche ucraine, invitando l’intero corpo diplomatico a una maggiore e immediata efficienza. Solo nel finale, il presidente ucraino cita la visita a Kiev del premier britannico uscente Starmer e gli incontri intercorsi con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan.
Leggiamo insieme per comprendere.
«Cari concittadini ucraini!
Oggi il nuovo governo ucraino, guidato da Sergii Koretskyi, ha iniziato i suoi lavori. La sua forza risiede in particolare nell’esperienza maturata alla guida delle compagnie energetiche statali. È arrivato a Ukrnafta e ha cambiato i processi aziendali dopo il controllo oligarchico. Grazie a Sergii, Ukrnafta ha iniziato a lavorare realmente per il nostro Stato. Naftogaz ha superato un inverno difficile e, nonostante tutti gli attacchi russi, l’Ucraina ha continuato a essere rifornita di gas. È fondamentale essere pienamente preparati per il prossimo inverno.
Naturalmente, stiamo investendo il più possibile nelle capacità di difesa a lungo raggio dell’Ucraina e nei nostri sistemi d’attacco a medio raggio, per rendere il più difficile possibile per la Russia estendere la sua offensiva contro l’Ucraina e prolungare questa guerra. Ma, qualunque sia lo scenario, l’Ucraina deve essere pienamente preparata a proteggere vite umane, la propria popolazione e garantire il superamento dell’inverno. Questo è il principale compito del nuovo governo.
Ci saranno anche cambiamenti nel nostro lavoro con i partner: gli accordi dovranno essere attuati più rapidamente. Il Ministero della Difesa dell’Ucraina continuerà a lavorare a pieno supporto delle nostre brigate di combattimento: il nostro piano a lungo termine sarà pienamente attuato.
Oggi ne ho parlato con il comandante delle Forze per i Sistemi Senza Pilota, Robert Brovdi, che ha compreso perfettamente ciò che bisogna fare. Grazie.
Domani parleremo con i comandanti delle forze di combattimento. Yevhenii Khmara ricoprirà la carica di ministro della Difesa ad interim dell’Ucraina.»
Ha diretto il Centro per le Operazioni Speciali “Alpha” dell’SSU, che ha ottenuto risultati eccezionali nell’eliminazione degli occupanti al fronte. “Alpha” si posiziona costantemente al primo posto nelle classifiche mensili. Khmara era responsabile delle operazioni a lungo termine del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina.
Abbiamo concordato che Khmara supervisionerà anche le operazioni a lungo termine delle Forze di Sicurezza: questa è una priorità. Conosce perfettamente le esigenze dell’Ucraina ed è in grado di mantenere il controllo della situazione interna in tutte le componenti delle Forze di Difesa. Possiede una solida esperienza in materia di sicurezza, che gli consentirà di prevenire episodi deplorevoli.
Abbiamo appena discusso con Sergii Koretskyi le procedure legali necessarie per formalizzare questa nomina, nonché la nomina di un ministro degli Affari Esteri ad interim dell’Ucraina. Domani parleremo con Kyrylo Budanov e con il nostro team diplomatico del rinnovamento delle missioni diplomatiche ucraine all’estero. Le ambasciate ucraine devono essere estremamente efficienti, e lo saranno.
Ancora una cosa.
Keir Starmer era oggi in Ucraina e l’ho ringraziato, a nome di tutti noi e dell’intero Paese, per la sua leadership e il suo costante sostegno. Oggi è stato annunciato un nuovo pacchetto di aiuti alla difesa da parte del Regno Unito e della Svezia: 300 milioni di euro per contribuire a rendere operativi i Gripen nei nostri cieli il più rapidamente possibile. La Gran Bretagna è al fianco dell’Ucraina. Questo è importante.
Oggi abbiamo avuto anche un proficuo incontro con il ministro degli Esteri turco, un’altra importante dimostrazione di sostegno. La Turchia conferma che farà tutto il possibile per facilitare un incontro a livello di leader finalizzato a porre fine alla guerra. Ogni giorno lavoriamo a livello internazionale per garantire che l’Ucraina rimanga salda e in grado di difendersi. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché la nostra difesa conduca alla pace. Una pace vera, una pace dignitosa, una pace garantita. La raggiungeremo, senza dubbio.
Gloria all’Ucraina!
“Licenziando Fedorov, Zelensky rischia di ribaltare le sorti della guerra a favore della Russia”
Con questo titolo, il 17 luglio, la redazione del Kyiv Independent propone in prima pagina un editoriale estremamente severo nei confronti di Zelensky, durissimo sia nei contenuti politico-militari sia nelle espressioni utilizzate. Da quando mi occupo di questo conflitto, non avevo mai assistito a un attacco così diretto della stampa ucraina nei confronti del presidente Zelensky.
Desidero proporvi questo spunto del Kyiv Independent perché, rispetto ad altri contributi, appare unico nel trattare contemporaneamente gli aspetti militari, politici e sociali connessi alla vicenda Fedorov.
Leggiamo insieme alcuni ampi stralci:
«Per la prima volta dall’autunno del 2022, l’Ucraina è riuscita a ribaltare le sorti della guerra con la Russia a proprio favore, spostando il confronto dalla prima linea alla profondità strategica. In quella che potrebbe rivelarsi la sua decisione più dannosa degli ultimi anni di guerra, il presidente Volodymyr Zelensky ha appena scelto di licenziare l’uomo che è stato la forza trainante di questo cambio di rotta.
La decisione di Zelensky di destituire il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, dopo soli sei mesi di incarico, ha scatenato l’indignazione in tutta l’Ucraina: tra i militari, nella società civile e tra innumerevoli cittadini che vedevano nelle riforme del giovane ministro la strada verso una pace alle condizioni dell’Ucraina.
Dopo mesi di contrasti tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi, promotori di una visione strategica e di una cultura della leadership diametralmente opposte, Zelensky si è schierato dalla parte di Syrskyi.
La decisione presenta tutte le caratteristiche della tendenza di Zelensky a destituire alti funzionari e comandanti che godono di eccessiva popolarità, in vista di ipotetiche elezioni che non si terranno mai se la Russia dovesse sopraffare l’Ucraina.
I funzionari accusati di corruzione, incompetenza o cattiva gestione hanno spesso goduto di molta più pazienza, e perfino di protezione, da parte di Zelensky, a condizione che non rappresentassero una minaccia per il suo indice di gradimento.
Ma, tra tutte le discutibili decisioni di Zelensky in materia di personale, il licenziamento di Fedorov potrebbe avere le conseguenze più devastanti per lo sforzo bellico dell’Ucraina.
Questo pioniere della tecnologia, trentacinquenne, possiede qualcosa che è mancato alla leadership politica e militare: un piano chiaro per vincere la guerra. Una strategia.
Di fronte a un esercito russo di gran lunga superiore, l’Ucraina ha sempre avuto bisogno di una strategia asimmetrica, basata su tecnologia avanzata e pensiero creativo, per avere una possibilità di sconfiggere la Russia. Un piccolo esercito sovietico non potrà mai battere un grande esercito sovietico, come hanno dimostrato anni di lente ma costanti avanzate russe sul campo di battaglia.
Fedorov lo comprende.
Massimizzare il vantaggio tecnologico, ottimizzare ogni aspetto, dagli acquisti alla gestione del personale sulla base dei dati, migliorare la distribuzione dei droni alle unità in prima linea: tutto è stato fatto con l’obiettivo deliberato di contrastare i piani di guerra della Russia, imporre la pace alle condizioni di Kiev e, al tempo stesso, preservare la vita degli ucraini.
Riformando il sistema di appalti, notoriamente corrotto, e introducendo gare competitive per la maggior parte degli acquisti, Fedorov ha probabilmente fatto risparmiare all’Ucraina miliardi di dollari di fondi pubblici, suscitando però l’ira di quanti non potevano più intascare profitti eccessivi dai contratti statali.
Con il perfezionamento e l’ampliamento della campagna di attacchi a medio e lungo raggio dell’Ucraina, dai territori occupati fino alle profondità della Russia, Fedorov ha contribuito a esercitare su Mosca una pressione offensiva strategica senza precedenti. Dal convincere Elon Musk a interrompere l’accesso della Russia alla tecnologia Starlink, che alimenta i suoi droni a lungo raggio, fino a fornire ai Paesi partner l’accesso a un database delle armi russe affinché potessero studiarle e sviluppare sistemi di difesa, Fedorov ha ripetutamente dimostrato la propria capacità di ideare soluzioni creative con un impatto militare tangibile.
Persino l’argomento più spinoso nell’Ucraina in tempo di guerra, la mobilitazione, che Zelensky ha cercato in ogni modo di evitare, non è stato qualcosa da cui il ministro si sia sottratto. Attraverso l’analisi delle perdite sul campo di battaglia e l’introduzione di un nuovo sistema contrattuale, Fedorov ha cercato di affrontare la causa principale della crisi di personale: le condizioni all’interno delle unità combattenti, soprattutto per coloro che ricoprono ruoli nella fanteria d’assalto.
Questo lo ha portato in conflitto con Syrskyi, che rappresentava tutto ciò che Fedorov cercava di cambiare nell’esercito.
Privilegiando una guerra di narrazione e una gestione capillare del campo di battaglia alla ricerca di rapidi vantaggi tattici, la cultura di comando di stampo sovietico di Syrskyi ha progressivamente minato lo sforzo bellico dell’Ucraina. In nessun altro ambito questa crisi si avverte con maggiore intensità che nelle Forze armate. Problemi sistemici nell’addestramento di base, nella distribuzione dei militari mobilitati tra le unità combattenti e nel loro impiego sul campo di battaglia hanno causato innumerevoli perdite evitabili, portando a tassi vertiginosi di assenze ingiustificate e diserzioni, con molte brigate costrette a combattere praticamente senza fanti.
Questi sono i problemi che Fedorov ha ereditato. Accusarlo di «non essere riuscito» a riformare la mobilitazione in sei mesi – come avrebbe fatto Zelensky in un incontro a porte chiuse con i parlamentari – quando Fedorov è stato il primo alto funzionario a tentare di affrontare il problema, è cinico, manipolatorio e semplicemente assurdo.
Le forze russe avanzavano a ritmo costante, conquistando durante l’inverno le città chiave di Pokrovsk, Huliaipole e Siversk. L’Ucraina faticava a colmare le lacune, preparandosi a una nuova e devastante offensiva primaverile.
I missili russi continuavano a colpire le infrastrutture energetiche ucraine, mentre i droni dotati di Starlink prendevano di mira le principali vie logistiche sempre più in profondità nelle retrovie.
Mentre le brigate imploravano rinforzi, le reclute mobilitate venivano convogliate in massa verso una manciata di famigerati reggimenti d’assalto, spesso definiti le unità preferite di Syrskyi, afflitti da abusi sistematici, violenze e sprechi sul campo di battaglia.
Per chi, qui in Ucraina, è a stretto contatto con i militari, sembrava che gli alti ufficiali non prendessero sul serio la possibilità di sopravvivere alla guerra di logoramento russa, figuriamoci quella di vincerla.
Fedorov arrivò e iniziò a ottimizzare gli ambiti sotto il suo controllo, fungendo da contrappeso a Syrskyi e promuovendo, infine, riforme di maggiore portata.
Il suo lavoro ha dato risultati e, nel giro di sei mesi, gli equilibri strategici si sono completamente ribaltati.
Ora, costretto a scegliere tra l’uomo che stava ribaltando le sorti della guerra di logoramento grazie alla tecnologia e a una strategia intelligente, e l’uomo che, al contrario, la stava sabotando con la microgestione e una mentalità sovietica, Zelensky ha riflettuto e ha scelto quest’ultimo. Così facendo, il presidente ha probabilmente riportato l’Ucraina sulla strada di un lento declino strategico, proprio nel momento in cui si presentava l’opportunità di fare pressione sulla Russia affinché ponesse fine alla guerra.
Forse la reazione più impietosa alla decisione è arrivata dai blogger militari russi su Telegram, che hanno esultato alla notizia. Un account con un milione di follower ha affermato: «Per la Russia, ovviamente, tutto questo (il licenziamento di Fedorov) non fa altro che favorire i nostri interessi».
Gli ucraini sono già scesi in piazza a protestare, proprio come l’anno scorso, quando Zelensky tentò di minare l’indipendenza degli organismi anticorruzione ucraini, proprio mentre questi stavano stringendo il cerchio attorno al presidente.
Non è chiaro con quanta determinazione i Paesi partner dell’Ucraina cercheranno di intervenire nella politica interna di Kiev, ma dovrebbero farlo.
La fine della guerra con la Russia, un’Ucraina più forte in futuro e la condivisione dell’esperienza ucraina nella guerra del futuro con i partner sono tutti obiettivi ai quali Fedorov si stava avvicinando.
Se questa città è davvero troppo piccola per Fedorov e Syrskyi, è arrivato il momento che il generale lasci il suo incarico. All’Ucraina non mancano generali brillanti e lungimiranti, e da anni esistono candidati idonei.
L’Ucraina desidera una pace stabile, ma questa può essere raggiunta solo continuando a spingere sull’acceleratore, proteggendo la vita dei propri soldati e aumentando la pressione su Mosca.
Allontanare la persona che sta rendendo possibile tutto questo rappresenta un grave errore.
Zelensky ha ancora la possibilità di rimediare a questa decisione dannosa oppure di assistere al tragico prezzo che il Paese dovrà pagare per questo errore.
La reazione di Mosca
Per quanto riguarda le tensioni politico-militari in Ucraina, la redazione del Moscow Times ha confermato pienamente quanto rivelato dal Kyiv Independent in merito alla reazione dei blogger russi alla rimozione di Fedorov.
In particolare, il lungo articolo afferma che numerosi blogger militari russi hanno accolto con favore la rimozione del ministro della Difesa ucraino, sostenendo che il rimpasto non potrà che favorire Mosca. Al tempo stesso precisano, naturalmente, che le forze ucraine continuano a subire la logorante avanzata russa sul fronte orientale, in un contesto caratterizzato da una grave carenza di truppe di terra.
Inoltre, l’analista politico russo Dmitry Tsybakov ha dichiarato al canale Telegram Voenkor Kotenok: «Fedorov è l’unico tra i ministri civili in tempo di guerra a essere riuscito ad avere un impatto tangibile sul fronte del combattimento. Senza dubbio, Zelensky e la sua cerchia hanno visto in questo una ripetizione della situazione del 2022-2023, quando la conquista dell’iniziativa sul campo di battaglia diede immediatamente origine alle ambizioni presidenziali dell’allora comandante in capo delle Forze armate ucraine, Valery Zaluzhny. Ora Zelensky non ripeterà gli errori del passato e si libererà di un potenziale rivale».
In tale contesto, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, intervenuta nella serata del 16 luglio al programma televisivo Big Game, in onda su Canale Uno, riferendosi verosimilmente anche al recente attentato contro l’ingegnere russo responsabile della centrale nucleare di Zaporizhzhya, ha affermato che «gli attacchi terroristici perpetrati sul territorio russo sono un crimine congiunto commesso da Kiev e dall’Occidente» e che le potenze occidentali «sono diventate inseparabili dal regime di Kiev per ragioni politiche ed economiche e perché consapevoli della loro totale vulnerabilità nell’attuale situazione geopolitica globale».
«È proprio per questo che hanno iniziato a usare questa retorica aggressiva e a sostenere gli attacchi terroristici che vengono commessi per mano del regime di Kiev», ha affermato. «E non si tratta di una gaffe. Indubbiamente non è solo il regime di Kiev a commetterli. Sono, senza dubbio, crimini che commettono insieme».
Zakharova ha aggiunto che i Paesi dell’Europa occidentale stanno facendo del loro meglio per evitare qualsiasi contatto con la Russia.
«Ciò che l’Europa occidentale, o, più semplicemente, l’Unione europea e i suoi membri più aggressivi, stanno facendo ora è esattamente l’opposto di ciò che si può definire una ricerca di modalità di negoziazione e comunicazione», ha dichiarato. «Sembra che stiano facendo del loro meglio per impedire che tali contatti abbiano luogo».
Merita ricordare che la stessa Maria Zakharova, nel corso del briefing con la stampa estera del 15 luglio, in relazione ai presunti «attacchi terroristici» compiuti da unità ucraine, si era espressa in termini espliciti, affermando testualmente:
«…Alla luce di ciò, le dichiarazioni di coloro che forniscono armi a Kiev, i quali affermano di non disporre di informazioni verificate riguardo agli attacchi terroristici delle forze armate ucraine contro obiettivi civili nelle città russe o ai bombardamenti deliberati di condomini, scuole, asili e ospedali nella Federazione Russa, suonano particolarmente ciniche. Da qui il continuo borbottio che abbiamo sentito da funzionari di ogni grado all’interno del Segretariato delle Nazioni Unite e l’inspiegabile lentezza della risposta da parte di altre organizzazioni internazionali, tra cui l’OSCE e gli organismi specializzati delle Nazioni Unite, il cui compito dovrebbe essere quello di reagire senza indugio agli attacchi terroristici perpetrati dal regime di Kiev e agli attacchi contro le centrali nucleari».
https://tass.com/politics/2161307
https://mid.ru/en/press_service/spokesman/briefings/2126922/
Conclusione
Mentre scriviamo quotidianamente su questa crisi, i bollettini di guerra di entrambe le parti appaiono sempre più impietosi. Si parla di oltre due milioni di morti dall’inizio del conflitto e di un numero incredibilmente elevato di feriti.
La crisi politico-militare in Ucraina, secondo quanto emerge dall’analisi di diversi blogger, sia ucraini sia russi, sarebbe stata in parte determinata dall’avanzata delle forze russe nel Donbass, inattesa per Kiev. In particolare, la recente caduta della città fortificata di Konstyantynovka, ritenuta inespugnabile dai vertici militari ucraini, inizialmente negata da Zelensky e solo successivamente ammessa, avrebbe definitivamente aggravato i rapporti, già fortemente deteriorati, tra Fedorov e il capo di Stato Maggiore generale, Syrskyi.
Ricordiamo tutti che, all’indomani della presa di Konstyantynovka, i russi avevano proposto la restituzione di circa 13.200 caduti ucraini, ricevendo un netto rifiuto da parte di Kiev.
Le accuse rivolte ai vertici dell’esercito ucraino derivano dall’aver inutilmente sacrificato, nelle battaglie del Donbass, intere unità in contrattacchi ritenuti inutili contro forze russe numericamente e materialmente superiori che, come afferma Analisi Difesa, non starebbero avanzando in massa e allo sbaraglio, ma limiterebbero le proprie perdite ricorrendo a gruppi d’infiltrazione e a bombardamenti martellanti, sostenuti da un volume di fuoco che, in molti casi, sarebbe cinque o sei volte superiore a quello ucraino.
Syrskyi avrebbe successivamente assicurato Zelensky di poter mantenere la difesa di Kramatorsk e Sloviansk, ultime roccaforti rimaste sotto il controllo ucraino nel Donbass, fino alla fine dell’anno, chiedendo con urgenza di poter disporre di ulteriori 150-200 mila soldati.
Zelensky, come ben sappiamo, ha scelto non solo Syrskyi, ma anche la strategia della «mobilitazione forzata», ritenuta l’unico strumento efficace per continuare ad alimentare le unità al fronte.
In questo scenario e di fronte al costante aumento delle diserzioni e della renitenza alla leva, si comprende meglio la decisione di molti Paesi europei di accogliere gli inviti di Zelensky, modificando in parte il regime giuridico applicabile ai rifugiati ucraini, il cui numero è peraltro in sensibile aumento nei Paesi dell’Unione europea.
Il 15 luglio gli Stati membri dell’Unione europea hanno infatti assunto la seguente decisione:
«Riconoscendo sia la necessità di proteggere gli sfollati sia la necessità dell’Ucraina di difendersi dalla guerra di aggressione illegale della Russia, i Paesi dell’UE hanno convenuto che la protezione temporanea dovrebbe essere concessa solo a coloro che adempiono ai propri obblighi militari in Ucraina».
Questo è il risvolto più amaro di tutte le guerre, nessuna esclusa. Sono storie di orrore, di disperazione e di terrore, nelle quali l’umanità sembra scomparire, avvolta da una propaganda tracotante che annebbia la vista, annulla gli orizzonti e ci trascina lentamente verso una devastazione sempre più estesa, una povertà diffusa e una permanente instabilità politica e sociale.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani


