Processo Natisone, il vigile del fuoco in aula: «Ho salutato i miei figli e mi sono buttato»

16 luglio 2026 – ore 19:00 – «Sono arrivato al limite del fiume Natisone, mi sono legato, ho salutato i miei figli e ho cercato di salvare quelli degli altri, gettandomi in acqua». È una delle testimonianze più toccanti emerse oggi davanti al Tribunale di Udine nel processo per la morte di Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, i tre giovani travolti dalla piena del Natisone il 31 maggio 2024 sotto il Ponte Romano di Premariacco. A pronunciare quelle parole è stato Alex Hlede, il vigile del fuoco che quel giorno tentò di raggiungere i tre ragazzi, raccontando in aula le drammatiche fasi del soccorso. «La corrente era fortissima, con tronchi e rami che mi passavano accanto. Le condizioni erano critiche, mai viste in trent’anni di servizio. Nutrivo comunque la speranza di poter raggiungere i ragazzi», ha dichiarato. Durante la deposizione, Hlede si è più volte commosso ricordando gli ultimi istanti del tentativo di salvataggio. «Ero in acqua e, quando le forze cominciavano a cedere, mi sono girato e ho intravisto i ragazzi. Sono rimasto pietrificato: lì ho capito che non sarei mai riuscito a raggiungerli. Avevano l’acqua fino al bacino. L’innalzamento del livello del fiume è stato molto rapido», ha raccontato.

Il vigile del fuoco era l’unico, quel giorno, abilitato a operare in acqua in condizioni così estreme e decise di tentare personalmente il salvataggio, nonostante l’elevatissimo rischio. Nel procedimento sono imputati per omicidio colposo tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores. Secondo l’accusa, non sarebbe stato attivato tempestivamente il servizio di elisoccorso della Sores e sarebbe stato invece fatto decollare l’elicottero Drago dei Vigili del fuoco da Venezia, ritenuto troppo distante per intervenire in tempo. Contestate anche le modalità di comunicazione tra le sale operative: l’operatore della Sores, secondo la procura, avrebbe dovuto utilizzare la linea di emergenza dedicata, che attiva direttamente l’allarme alla base degli elicotteri, anziché una normale linea telefonica.

Articolo di Francesco Viviani

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