Il Donbass decide la guerra: il tempo stringe per Mosca e Kiev

13 luglio 2026 – ore 14:30 – Premessa«Nulla di nuovo sul fronte occidentale», potremmo dire parafrasando il celebre libro di Erich Maria Remarque. Nel quadrante iraniano, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ci informa di aver sferrato una terza serie di attacchi contro l’Iran, colpendo 140 obiettivi, tra cui siti missilistici e di droni iraniani, capacità navali, depositi di munizioni, reti di comunicazione e postazioni di sorveglianza costiera. Con immediatezza, le reti iraniane comunicano che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e l’Esercito della Repubblica Islamica avrebbero colpito, con attacchi missilistici e con droni, basi e strutture americane in Giordania, Bahrein, Oman, Qatar e Kuwait. Nel conflitto in Ucraina proseguono gli incessanti bombardamenti russi e ucraini, mentre, al fronte, le forze russe continuano ad avanzare nel Donbass. Sotto il profilo politico, come vedremo, il presidente Volodymyr Zelensky illustra con “sapienza magistrale” la complessa situazione politica interna, richiedendo contemporaneamente urgenti sostegni da parte dell’Europa e degli Stati Uniti. Mosca, nel frattempo, dichiara di voler ampliare la zona cuscinetto con l’Ucraina, estendendo così i limiti prefissati dell’operazione militare speciale. Oggi ci dedicheremo alla crisi russo-ucraina per comprendere meglio alcune delicate dinamiche interne.

https://www.centcom.mil/

https://www.iranintl.com/fa/liveblog/iran-conflict-july13

Per Varsavia la crisi con Kiev non si placa

La stampa dell’Europa orientale, il 12 luglio u.s., seppure con diverse sensibilità, ha dedicato ampio spazio alle dichiarazioni rilasciate da Przemysław Czarnek, candidato del principale partito di opposizione polacco, Diritto e Giustizia (PiS), alla carica di primo ministro nelle prossime elezioni parlamentari, in concomitanza con la Giornata nazionale della memoria dei polacchi, vittime del genocidio perpetrato dalle unità ultranazionaliste ucraine OUN-UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) durante la Seconda guerra mondiale.

«Chiediamo al governo di opporsi a qualsiasi ulteriore sviluppo dell’integrazione dell’Ucraina nell’UE. Non può esserci uno Stato nell’Unione Europea che non sia in grado di affrontare apertamente la sua eredità storica più difficile», ha dichiarato Czarnek.

In tale contesto, come vedremo, Bruxelles sta cercando di mediare nel tentativo di evitare un innalzamento della tensione tra i due Paesi.

Sempre nel corso della celebrazione della Giornata nazionale della memoria dei polacchi, il presidente della Repubblica di Polonia, Karol Nawrocki, ha ribadito: «Siamo qui per far risuonare la realtà del mondo contemporaneo e futuro. Perché ci rifiutiamo di dimenticare i 120.000 polacchi, civili, donne e bambini, brutalmente assassinati dai nazionalisti ucraini».

Karol Nawrocki ha inoltre sottolineato che l’uso della bandiera rossa e nera dell’UPA in Polonia è inaccettabile. Ha ribadito che questi colori incarnano l’intera ideologia dei nazionalisti ucraini che hanno massacrato donne e bambini polacchi. Ha inoltre osservato che l’estetica della bandiera rossa e nera dell’UPA richiama ciò che i tedeschi definivano “terra e sangue”. «Questa bandiera rossa e nera, che non vogliamo vedere in Polonia, incarnava e incarna tuttora l’intera ideologia dei nazionalisti ucraini che hanno assassinato donne e bambini polacchi».

Il presidente polacco ha concluso il suo intervento sottolineando, tuttavia, che i polacchi non accusano «l’intera nazione ucraina, ma l’ideologia di Bandera, coloro che hanno commesso omicidi e che invocano i colori rosso e nero nel XXI secolo». «Questo è semplicemente inaccettabile, perché lodare il genocidio o chiudere un occhio significa incoraggiare a commettere ulteriori genocidi».

Il Parlamento europeo (PE), l’8 luglio u.s., ha espresso «il proprio rammarico» per la decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di intitolare un’unità militare ispirandosi all’UPA. In una risoluzione sui progressi compiuti dall’Ucraina nel processo di adesione all’Unione Europea (UE), si legge che «il Parlamento europeo ha definito la scelta di intitolare un’unità militare d’élite ucraina agli eroi dell’UPA un atto di escalation inutile e immotivata da parte di Zelensky». Il Parlamento europeo ha inoltre espresso rammarico per il fatto che, pur riconoscendo il sostegno incondizionato della Polonia all’Ucraina nella lotta contro l’aggressione russa, sia stata trascurata la delicatezza della questione storica, nonché il dolore causato da tale decisione in una società nella quale decine di migliaia di civili furono uccisi dall’UPA durante la Seconda guerra mondiale. La risoluzione afferma che la decisione di Zelensky è stata dannosa per le relazioni di buon vicinato tra Ucraina e Polonia e per i precedenti sforzi volti a risolvere le questioni ancora aperte nella storia comune dei due Paesi. Il Parlamento europeo ha inoltre osservato che tale decisione si poneva in contrasto con i valori europei.

https://logos-pres.md/en/

https://rtvi.com/news/v-polshe-namereny-perekryt-ukraine-put-v-es-iz-za-skandala-s-upa/

https://www.pap.pl/aktualnosci/prezydent-na-obchodach-narodowego-dnia-pamieci-o-polakach-ofiarach-upa-i-oun-w-radruzu

https://www.pap.pl/en/news/zelenskys-upa-decision-caused-rift-poland-says-ep

Zelensky cerca di gestire la crisi interna, richiede ulteriori sostegni ai partner della NATO, stemperando la crisi con Varsavia

Tutti i media ucraini stanno cercando di comprendere la decisione del capo del Governo, Yulia Svyrydenko, di rassegnare le dimissioni, giunte al termine di un lungo incontro con il presidente Zelensky. Secondo una valutazione espressa dal Kyiv Independent, tali dimissioni giungono inaspettate e, secondo alcuni parlamentari del partito Servitore del Popolo, alimenteranno inevitabilmente numerose speculazioni.

Zelensky, al momento, si è limitato ad affermare: «L’Ucraina sta cambiando la sua strategia politica. Ogni linea prioritaria di politica estera sarà supervisionata da una persona specifica, con una solida esperienza, in grado di dare seguito agli accordi raggiunti a livello di leader e di soddisfare le aspettative del popolo ucraino».

«Ho discusso i dettagli con il primo ministro ucraino, Yulia Svyrydenko. Abbiamo concordato che l’attuazione di questi cambiamenti richiede un rinnovo del Consiglio dei ministri».

La decisione sarà ratificata dal Parlamento il 24 luglio p.v.

Nell’ultimo discorso serale dell’11 luglio, Volodymyr Zelensky, come vedremo, ammette l’efficacia dei bombardamenti russi, accusa alcuni stabilimenti ucraini di aver accumulato armamenti nei centri abitati, non parla della situazione al fronte, cerca di stemperare la crisi con la Polonia, richiedendo infine ai partner occidentali, con urgenza, i sostegni promessi.

Leggiamo insieme alcuni stralci, riportando, come sempre, il testo integrale del discorso nel link in descrizione:

«Ho appena ricevuto rapporti dettagliati sulla situazione nella città di Vyshneve (periferia di Kiev), a seguito dell’esplosione nei magazzini e dell’incendio causato dall’attacco missilistico russo (6 luglio). Il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina e la Procura Generale stanno esaminando tutte le circostanze di questa tragedia nell’ambito di un’indagine penale. Oggi il Generale di Divisione Poklad, del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, ha presentato i primi risultati, identificando chi, e in quali posizioni all’interno di Ukroboronprom (società di armamenti ucraini), ha permesso, purtroppo, l’ubicazione di depositi di armi a Vyshneve. Sia la legge sia una decisione dello Stato Maggiore lo vietavano esplicitamente, eppure tutto è stato violato. I funzionari responsabili sono stati identificati e la posizione dello Stato è chiara: ognuno di loro deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni.»

Le decisioni saranno prese a breve.

«Sto preparando dei cambiamenti in tutti i nostri sforzi diplomatici. Abbiamo bisogno di una nuova qualità di impegno con i partner dell’Ucraina per garantire l’attuazione dei nostri accordi sulla fornitura di armi. Gli accordi raggiunti a livello di leader devono essere attuati molto più rapidamente e integralmente. Gli Stati Uniti e il nostro accordo sulle licenze per la produzione dei Patriot. L’Europa e il nostro lavoro per sviluppare le proprie capacità antibalistiche, così come altri progetti incentrati specificamente sulla cooperazione in materia di difesa. Inoltre, i pacchetti di sostegno all’Ucraina non sono ancora stati erogati integralmente.

Oggi i russi hanno lanciato un attacco missilistico balistico contro l’Ucraina, con Kiev come obiettivo principale. C’è stato anche un terribile bombardamento aereo russo su Sumy e un attacco missilistico sulla città di Odessa. Le mie condoglianze alle famiglie e ai cari di tutte le vittime. Per tutta la giornata, i droni Shahed e altri droni d’attacco hanno continuato a colpire la regione di Kharkiv, la nostra regione di Dnipro, le comunità della regione di Sumy, della regione di Donetsk, della regione di Kherson e di Zaporizhzhia.

Ogni anno, in questo giorno, l’11 luglio, la Polonia e l’Ucraina onorano la memoria dei civili uccisi in Volinia durante la Seconda guerra mondiale. Oggi i rappresentanti dello Stato ucraino hanno partecipato a funzioni religiose congiunte. L’Ucraina sta facendo la sua parte per accertare con equità i fatti riguardanti le vittime di quegli anni.

Dobbiamo ricordare che oggi, nel nostro tempo, l’Ucraina e la Polonia affrontano una minaccia comune, una minaccia mortale alla nostra indipendenza, a entrambi i nostri Stati, a ogni città e a ogni villaggio. Questa minaccia è la Russia. Mentre parliamo del passato, non dobbiamo mettere in dubbio il futuro delle nostre nazioni: il futuro dell’Ucraina, della Polonia e di tutta l’Europa.

Ringrazio tutti coloro che contribuiscono alla nostra sicurezza. Ringrazio tutti coloro che sono al fianco dell’Ucraina

https://www.president.gov.ua/en/news/gotuyu-zmini-na-diplomatichnih-napryamah-potribna-nova-yakis-105393

https://kyivindependent.com/ukraine-pm-steps-down-amid-government-reshuffle/

https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/13/8043840/

La reazione russa

I media russi hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni rese dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo il quale i continui attacchi con droni e missili da parte dell’Ucraina all’interno della Russia giustificano l’ampliamento della cosiddetta zona cuscinetto nell’Ucraina orientale, anziché perseguire la pace attraverso negoziati diplomatici.

«Più Kiev tenta di intensificare le tensioni, più amplieremo questa zona di sicurezza, questa zona cuscinetto.»

In tale quadro d’insieme, sicuramente sempre più teso, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, impegnato in un lungo tour in Africa, ha dichiarato dal Burundi (regione africana dei Grandi Laghi):

«Sulle questioni internazionali, siamo a favore di un mondo multipolare e democratico e del rigoroso rispetto, da parte di tutti i Paesi, dei principi della Carta delle Nazioni Unite, non in modo selettivo, ma nella loro interrelazione e nella loro interezza, inclusi, soprattutto, l’uguaglianza sovrana degli Stati e la non ingerenza nei loro affari interni. In quest’ottica, abbiamo sottolineato l’importanza di tenere conto delle preoccupazioni dell’Africa nella riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L’Africa ha una posizione consolidata su questo tema, espressa in specifici documenti, e noi la rispettiamo e la sosteniamo. Riteniamo essenziale eliminare l’ingiustizia storica subita dai Paesi africani e garantire una rappresentanza più efficace degli africani nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, insieme ai rappresentanti di altre regioni del Sud del mondo: Asia e America Latina. Questa è la nostra posizione. Siamo fermamente convinti che il gruppo degli Stati occidentali non possa chiedere ulteriori seggi nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È già ampiamente sovrarappresentato in questo organismo sotto ogni aspetto.

Stiamo assistendo a gravi interferenze esterne negli affari africani, compresa la situazione in cui il legittimo governo della Repubblica Democratica del Congo, con il sostegno del Burundi, sta contrastando un’aggressione perpetrata contro di esso dal movimento M23, appoggiato da rappresentanti stranieri, tra cui ucraini. Noi lo sappiamo e lo sanno anche i nostri amici. In sostanza, gli ucraini stanno cercando di schierarsi con forze che si oppongono ai governi legittimi in troppi conflitti nel continente africano, solo per affermarsi come “fattore politico” nella regione. E la cosa principale, per loro, è creare problemi ai Paesi amici della Russia.

Abbiamo discusso della questione ucraina. Ho informato il nostro amico sugli ultimi sviluppi. Ho confermato la politica che il presidente russo Vladimir Putin ha ripetutamente illustrato. Tale politica è stata formulata nel suo discorso al Ministero degli Esteri russo nel giugno 2024. Noi aderiamo a questa linea. Siamo grati al Burundi per aver compreso le cause profonde di questa situazione e per la posizione che la Repubblica assume alle Nazioni Unite, votando contro le risoluzioni provocatorie promosse dai “padroni” occidentali dell’Ucraina e dallo stesso regime di Kiev.

Abbiamo discusso della preparazione del terzo Vertice Russia-Africa, anche in vista della presidenza del Burundi nell’Unione Africana. I documenti in fase di preparazione per questo forum sono principalmente dedicati all’ampliamento e al consolidamento dei nostri legami con gli amici africani nei settori dell’economia, degli investimenti, dell’alta tecnologia, della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale, dell’agricoltura, dell’energia nucleare e in una serie di altri ambiti.

Infine, meritano di essere evidenziate le recenti dichiarazioni della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, alla quale viene affidata una comunicazione diversa, sicuramente più tagliente sulla crisi ucraina e, più in generale, fortemente critica nei confronti della politica estera occidentale.

Maria Zakharova, nel corso di un lungo incontro con la stampa estera, il cui link completo è riportato in descrizione, ha dichiarato:

«Il vertice NATO tenutosi ad Ankara il 7 e 8 luglio si è rivelato umiliante per Vladimir Zelensky. Non è stato invitato alla sessione plenaria e gli è stata concessa solo una breve opportunità di intervenire al Forum delle Industrie della Difesa dell’Alleanza. Non ha offerto nulla di nuovo al suo pubblico, ripetendo ancora una volta la sua consueta lista di richieste, implorando ulteriori sistemi di difesa missilistica e aerea, munizioni e altri rifornimenti militari, e promuovendo quella che ha definito l’esperienza delle Forze Armate ucraine acquisita con metodi terroristici. Le sue osservazioni non hanno suscitato alcuna reazione significativa da parte dei membri della NATO. Come modesta consolazione, la parte ucraina ha firmato diversi accordi bilaterali nell’ambito della controversa iniziativa “drone deals”. Ancor più fugace è stata la conferenza stampa congiunta di Zelensky con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte: gli sono stati concessi solo quattro minuti per parlare, senza alcuna possibilità di rispondere alle domande dei giornalisti.

Forse la più grande delusione per Zelensky è stata la dichiarazione finale del vertice. Essa non contiene nemmeno il minimo accenno a una possibile adesione dell’Ucraina alla NATO. Anche le speranze di Kiev di assicurarsi un sostegno militare e finanziario a lungo termine non si sono concretizzate. Gli Alleati si sono limitati a ribadire il loro impegno a fornire al regime 70 miliardi di euro nel 2026. Da quanto si può dedurre, questa cifra include apparentemente i 35 miliardi di euro promessi nel febbraio 2026 attraverso il Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina (formato Ramstein), la componente militare del pacchetto di prestiti da 90 miliardi di euro dell’Unione Europea per il biennio 2026-2027, stanziato quest’anno, nonché altre “donazioni”. Le prospettive di un sostegno continuo al regime di Kiev appaiono sempre più incerte alla luce delle recenti dichiarazioni scettiche dei suoi “amici” in Italia, nei Paesi Bassi e in Bulgaria, che hanno apertamente riconosciuto come le proprie risorse siano prossime all’esaurimento.

Nemmeno il tentativo di ricatto, neppure troppo velato, di sollevare nuovamente la questione dell’acquisizione di armi nucleari da parte dell’Ucraina ha portato alcun vantaggio a Zelensky. In un’intervista al Financial Times, prima del vertice, Zelensky ha affermato, sotto forma di lamentela: “Senza armi nucleari, non fate più parte del club che gli altri temono di attaccare. Diventate invece parte del club che può essere attaccato”. In altre parole, ha chiaramente lasciato intendere di considerare l’acquisizione di armi nucleari come la garanzia di sicurezza definitiva per sé e per il suo regime. Eppure nessuno dei partecipanti all’incontro sembrava disposto a dare credito a tali argomentazioni.

L’11 luglio ricorre l’83° anniversario del massacro della Volinia. In quella domenica del 1943, unità dell’OUN-UPA lanciarono attacchi coordinati contro decine di villaggi della Volinia, abitati prevalentemente da polacchi. In un solo giorno furono uccisi più di 10.000 civili. Secondo diverse stime, la violenza causò complessivamente la morte di circa 60.000 persone, la maggior parte delle quali donne, bambini e anziani.

Per molti anni la tragedia della Volinia è rimasta una fonte di tensione nei rapporti tra Ucraina e Polonia. Sebbene nessuna delle due parti abbia ignorato la questione, entrambe hanno generalmente cercato di evitare uno scontro aperto, scegliendo invece di rafforzare la loro “amicizia storica” di fronte a quello che consideravano un avversario comune: la Russia. Tuttavia, secondo Varsavia, la crescente influenza del neonazismo ucraino e la continua glorificazione, da parte delle autorità di Kiev, dei collaboratori nazisti durante la guerra hanno portato la questione a un punto di rottura. I funzionari polacchi sono diventati sempre più restii ad accettare la glorificazione pubblica di coloro che furono responsabili del massacro della popolazione polacca nell’Ucraina occidentale durante la Seconda guerra mondiale.

La ragione ufficiale risiedeva nella decisione di Vladimir Zelensky, il 26 maggio, di intitolare il Centro Operativo Speciale “Nord” delle Forze Speciali ucraine agli “eroi dell’UPA“. La mossa è stata percepita in Polonia come un insulto, provocando una forte reazione negativa. Varsavia e Kiev stanno dimostrando all'”Europa democratica” e al più ampio “Occidente illuminato” il prezzo di un’amicizia illusoria fondata sull’ostilità, ovvero sulla russofobia e sul neonazismo che ne deriva.

Nel frattempo, il Partito Popolare Europeo, il gruppo politico più numeroso del Parlamento europeo, ha proposto un emendamento alla relazione sull’integrazione europea dell’Ucraina che stabilirebbe un collegamento diretto tra il processo di adesione dell’Ucraina all’UE e il pieno riconoscimento, nonché l’adeguata commemorazione, delle vittime della tragedia della Volinia. L’8 luglio il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sui progressi dell’Ucraina verso l’adesione all’UE, che condanna anche la decisione di Vladimir Zelensky di intitolare un’unità delle Forze Armate ucraine all’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).

I fatti sopra descritti sottolineano l’urgenza degli obiettivi di denazificazione e smilitarizzazione dell’Ucraina, nonché dell’eliminazione delle minacce provenienti dal suo territorio. Tali obiettivi saranno sicuramente raggiunti.»

https://www.themoscowtimes.com/2026/07/10/russia-says-it-will-widen-buffer-zone-in-response-to-ukrainian-strikes-a93217

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2125814/

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2125393/

Conclusione

Gli analisti internazionali appaiono in estrema difficoltà nell’esprimere previsioni certe sull’esito del conflitto in Ucraina.

Tralasciando la propaganda imperante, mentre sul fronte le forze russe avanzano nella vasta regione del Donbass, malgrado si cerchi di minimizzare la caduta di importanti centri nevralgici ucraini, la strategia di Kiev, sostenuta dall’Occidente e attualmente imperniata nello sferrare continui attacchi in profondità sul territorio russo, non sembra riscuotere pienamente i risultati auspicati.

Questa strategia ucraina, in estrema sintesi, mira a logorare ulteriormente la Russia, con l’obiettivo ultimo di costringere Mosca a sedersi a un tavolo negoziale in una posizione non più dominante.

Mosca, dall’altra parte, sta reagendo innalzando costantemente il livello dello scontro, ricorrendo sistematicamente a massicci bombardamenti con missili balistici contro le principali città ucraine. Certamente i notevoli danni causati dai continui attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe non appaiono indifferenti, sia sotto il profilo strettamente energetico sia sotto quello economico-finanziario.

Inoltre, per Mosca, il “costo” economico e sociale del conflitto sta diventando sempre più evidente: non ancora insostenibile, ci dicono diversi osservatori privilegiati, ma sicuramente oltremodo gravoso.

Ricordando il profondo nazionalismo che da sempre pervade la popolazione russa, appare estremamente poco probabile che Mosca possa rinunciare, nel breve periodo, al conseguimento degli obiettivi prefissati con l’avvio della cosiddetta operazione militare speciale.

In tale cornice, dobbiamo ritenere molto probabile un ulteriore innalzamento del livello dello scontro da parte di Mosca.

Una scelta più radicale viene invocata da tempo dai “falchi” che circondano Putin, mentre, finora, sia il Cremlino sia il Ministero degli Affari Esteri russo non sembrano ritenere necessario il ricorso a soluzioni estreme.

In tale scenario, la NATO, pur non ritenendo imminente, né particolarmente probabile, un possibile attacco convenzionale russo contro i Paesi dell’Alleanza Atlantica, considera invece plausibile un sensibile e costante incremento delle operazioni ibride russe dirette contro l’Europa, al fine di aumentare il costo complessivo del sostegno europeo a Kiev e ridurre, in tal modo, il consenso dell’opinione pubblica europea nei confronti dell’Ucraina.

Alla luce di quanto sopra, tutti gli analisti sembrano interrogarsi: qualora il Donbass dovesse definitivamente crollare, quali sarebbero le reazioni delle parti? Mosca si fermerebbe? Sarebbe possibile aprire una concreta prospettiva di pace? I “falchi” europei potrebbero aprirsi a questo nuovo scenario? Quale posizione assumerebbero gli Stati Uniti?

Non abbiamo risposte. Tuttavia, escludendo il ricorso al terrorismo politico, riteniamo molto probabile che il Donbass rappresenti, al momento, la vera chiave di svolta per i futuri sviluppi del conflitto.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani

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