Ankara certifica il nuovo equilibrio: l’Europa si riarma, gli Stati Uniti ridisegnano la NATO

9 luglio 2026 – ore 14:00 – PremessaChe cosa ci rimane nella mente, parafrasando i cantautori degli anni ’90, di questo vertice di Ankara? Poco, decisamente molto poco. Tuttavia, merita evidenziare che, nel vertice guidato dagli Stati Uniti, non si è parlato dell’Ucraina nella NATO, della riduzione dei contingenti militari americani in Europa e neppure di un allontanamento graduale di Washington dall’Alleanza. Nella dichiarazione finale, che vi propongo nella sua interezza nel link in descrizione, suddivisa in cinque punti, si parla di miliardi, di riarmo, della minaccia russa, non più imminente ma a lungo termine, ribadendo l’impegno comune dei membri dell’Alleanza per la difesa collettiva. In tale cornice, inoltre, si esprime la volontà di costruire «un’Europa più forte in una NATO più forte» e di mantenere inalterato il sostegno all’Ucraina. Infine, aspetto meritevole di attenzione, si esplicita la chiara volontà dell’Alleanza di non consentire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare, invitando Teheran a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Inevitabilmente, la ripresa degli attacchi statunitensi contro l’Iran ha catalizzato l’attenzione globale, modificando le agende e incidendo sull’essenza stessa del vertice. La ripresa della crisi con Teheran, ovviamente, sta scuotendo gli europei, sicuramente “sorpresi” anche dall’atteggiamento del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, palesemente schierato, anche davanti alla stampa internazionale, a favore delle drastiche scelte di Washington nel conflitto con Teheran.

Mentre scrivo, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), con sede a Tampa, in Florida, ha comunicato di aver completato un’ulteriore serie di attacchi contro l’Iran l’8 luglio, al fine di indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di attaccare navi mercantili nello Stretto di Hormuz, specificando di aver colpito circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, infrastrutture di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, capacità navali e infrastrutture logistiche militari lungo la costa iraniana.

In tale cornice, i leader europei, seppure con diversa sensibilità, questa volta, finalmente, non sembrano essersi fatti “troppo” intimidire dagli atteggiamenti ondivaghi di Trump, trovando un’intesa comune nel ritenere che il deciso aumento della spesa per la difesa possa rappresentare principalmente un investimento per la sicurezza dell’Europa, nel tentativo di diventare, nel tempo, meno dipendenti dalle turbolenze di Washington.

https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2026/07/08/the-ankara-summit-declaration

https://www.centcom.mil/MEDIA/PUBLIC-RELEASES/Article/4538814/us-forces-complete-another-round-of-strikes-against-iran/

La dichiarazione finale del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte

Nella dichiarazione finale del vertice NATO di Ankara, il Segretario Generale Mark Rutte, palesemente soddisfatto, ha affermato che il messaggio proveniente da Ankara era chiaro: «La NATO mantiene le promesse».

Rutte ha spiegato come gli investimenti nella difesa siano in aumento, come vengano fornite nuove capacità, come la produzione industriale nel settore della difesa si stia espandendo e come gli Alleati europei e il Canada si stiano assumendo maggiori responsabilità per la propria sicurezza. «Stiamo riequilibrando la nostra sicurezza in meglio, ed è questo l’obiettivo della NATO 3.0».

Il Segretario Generale ha sottolineato i significativi progressi già compiuti verso l’obiettivo di investire il 5% del PIL nella difesa entro il 2035, con una spesa complessiva per la difesa e la sicurezza che si attesta già intorno al 4%, a solo un anno dall’inizio del programma decennale.

Rutte, testualmente, ha dichiarato: «La nostra attenzione si è ora spostata in modo decisivo dalla definizione degli obiettivi al raggiungimento dei risultati; ciò significa accelerare la produzione, abbattere le barriere, rafforzare la resilienza, investire nell’innovazione e collaborare con i partner per massimizzare la cooperazione».

In particolare, dalla lettura dei documenti NATO, completi nei link in descrizione, si evince che, al Forum sull’industria della difesa del vertice di Ankara, governi e industrie hanno annunciato nuovi importanti impegni, tra cui oltre 50 miliardi di euro in nuovi accordi di fornitura. Gli Alleati hanno inoltre lanciato NATO Drone Edge, una nuova importante iniziativa che prevede un investimento di 40 miliardi di dollari in sistemi senza pilota nei prossimi cinque anni.

In tale contesto, sempre dai documenti resi pubblici dalla NATO, si afferma che gli Alleati hanno ribadito il sostegno incrollabile all’Ucraina, impegnandosi a fornire almeno 70 miliardi di euro in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento sia nel 2026 sia nel 2027.

Il Segretario Generale, concludendo il suo intervento finale, ha voluto ribadire l’unità dell’Alleanza, affermando: «Qui ad Ankara, gli Alleati hanno riaffermato il loro incrollabile impegno per la difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5, secondo il quale un attacco a uno è un attacco a tutti, e noi resteremo uniti. La nostra unità, solidarietà e forza collettiva rimangono il fondamento della pace, della sicurezza e della prosperità».

https://www.nato.int/en/what-we-do/introduction-to-nato/collective-defence-and-article-5

https://www.nato.int/en/what-we-do/introduction-to-nato/defence-expenditures-and-natos-5-commitment

https://www.nato.int/en/what-we-do/deterrence-and-defence/natos-role-in-defence-industry-production

https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2026/07/08/secretary-general-on-the-ankara-summit-nato-delivers

https://www.nato.int/en/what-we-do/partnerships-and-cooperation/natos-support-for-ukraine

La prima reazione della Russia

La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, su Telegram, ha dichiarato che il vertice del 7-8 luglio non è riuscito a diventare l’evento “storico” che il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, aveva descritto.

Zakharova ha affermato che la NATO ha nuovamente identificato la Russia come una minaccia a lungo termine per la sicurezza euro-atlantica, aggiungendo che il confronto con Mosca è diventato «esistenziale e sistemico» per l’Alleanza.

“La linea generale rimane invariata: militarizzazione del continente europeo, concentrazione sullo sviluppo del potenziale di difesa, preparazione a un conflitto armato con la Russia e, naturalmente, assistenza all’Ucraina.”

“Gli alleati sono pronti a spendere miliardi di dollari per sostenere il regime di Kiev, riducendo al contempo i finanziamenti destinati ad affrontare i crescenti problemi socio-economici e causando danni irreparabili al benessere della popolazione europea”, ha aggiunto.

In tale cornice, Zakharova ha voluto sottolineare non solo che i disaccordi tra gli Stati Uniti e i loro alleati europei persistono, nonostante gli sforzi per mostrare unità durante il vertice, ma anche che la spesa complessiva per la difesa dei Paesi della NATO dovrebbe raggiungere circa 1.800 miliardi di dollari nel 2026.

La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo ha concluso il suo intervento dichiarando: “Se gli strateghi della NATO si fossero fermati a riflettere, forse non avrebbero assunto decisioni così irresponsabili, che potrebbero portare a una catastrofe non solo per l’Alleanza, ma per il mondo intero”.

https://www.aa.com.tr/en/world/russia-says-nato-remains-focused-on-confrontation-after-ankara-summit/3992639

https://www.reuters.com/world/russia-denounces-nato-summit-decisions-aid-ukraine-defence-2026-07-08/

https://www.10things.news/p/10-things-global-news-9th-july-2026

Valutazione complessiva

Il vertice di Ankara, al di là dei comunicati ufficiali, si è svolto in un’atmosfera inizialmente segnata dall’incertezza circa la volontà statunitense di garantire la sicurezza globale all’interno dell’Alleanza.

Appare chiaro, infatti, come affermano da tempo numerosi analisti internazionali, che per Washington la sicurezza offerta agli alleati non sia più percepita come un obbligo morale e automatico derivante dai trattati, bensì come una condizione determinata sempre di più dal comportamento degli alleati stessi; una condizione, pertanto, sostanzialmente e potenzialmente revocabile e rinegoziabile dagli Stati Uniti in ogni circostanza.

In tale cornice, merita evidenziare che la decisa crescita della spesa per la difesa europea debba essere sostenuta dalla percezione di una minaccia, possibilmente reale e imminente. Questa minaccia ci viene rappresentata dalla Russia, malgrado Mosca continui a negare qualsiasi intenzione di ampliare il conflitto in Ucraina.

In tale quadro, certamente, le recenti dichiarazioni del generale statunitense Alexus G. Grynkewich, comandante dello US European Command e Comandante Supremo Alleato in Europa della NATO (SACEUR), “non aiutano a sostenere” la narrazione predominante.

In particolare, Grynkewich, intervenendo a un evento a Berlino e rispondendo a una domanda sulla possibilità di un eventuale attacco russo contro gli Stati baltici, ha affermato: “Il mio compito è garantire che domani non avvenga un attacco e che la Russia capisca: se cercherà di attaccare gli Stati baltici, non ci riuscirà. E quando saprà di non poterci riuscire, non rischierà di fare una cosa del genere. La Russia non cerca un conflitto con la NATO. Capisce che siamo un’alleanza difensiva e sa che possediamo una serie di vantaggi asimmetrici con cui è difficile competere. Continueremo a rimanere un passo avanti. Questa è una guerra brutale (Ucraina) che va avanti da cinque anni. Sarebbe un grande risultato se riuscissimo a porvi fine. Per questo motivo gli sforzi per raggiungere la pace rimangono estremamente importanti.”

In senso opposto, i Paesi baltici, ma anche, in parte, i vertici politici della Germania e di alcuni Paesi dell’Est, continuano a prospettare, con costanza, scenari nei quali la Russia sarebbe intenzionata a invadere parti dell’Europa nel prossimo futuro.

Una situazione, pertanto, confusa, politicamente incerta, complessa, per certi versi sempre più esasperata e sostanzialmente priva di una coerenza concettuale, tale da rendere difficile la definizione di una strategia efficace sia nel breve sia nel medio periodo.

In verità, appare giunto il momento di riflettere e di decidere.

Da una parte, il conflitto in Ucraina deve finire attraverso una pace possibile, per evitare il protrarsi di un’inutile e folle carneficina di giovani vite, la distruzione totale dell’Ucraina e un’escalation della guerra di cui non possiamo prevedere le conseguenze.

Dall’altra, l’Europa deve prendere atto che, in termini di sicurezza, non potrà più contare sugli Stati Uniti, nel prossimo futuro, come ha fatto in passato.

Pertanto, cara Europa, prendi atto di questa situazione, guida il cambiamento, diventa protagonista del tuo futuro, continuando a collaborare con gli Stati Uniti in seno alla NATO come attore protagonista e non più come semplice comprimaria.

Avvia questo progetto di revisione dello strumento della difesa, inserendolo però all’interno di un nuovo spazio politico, fondato sulla reale volontà di esprimere una politica estera e di sicurezza comune, autenticamente condivisa.

In assenza di un progetto politico chiaro, come la storia ci insegna, non potrai assumere il ruolo a cui dovresti aspirare e sarai inevitabilmente relegata a una posizione marginale e ininfluente: quella tipica di un utile vassallo dell’imperatore di turno, forse, con il tempo, dagli occhi a mandorla.

https://www.ft.com/content/751d4555-9e8c-42a0-a37b-80893727776c?syn-25a6b1a6=1

https://unn.ua/en/news/russia-is-not-seeking-conflict-with-nato-but-the-alliance-is-ready-to-respond-to-any-attack-nato-supreme-alliedcommander-europe

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani

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