12 maggio 2026 – ore 11:00 – Tra il 2019 e il 2025, nei settori del commercio, dell’alloggio, della ristorazione e delle agenzie di viaggio, i lavoratori autonomi del Friuli Venezia Giulia sono scesi da 22.058 a 18.268: 3.790 in meno, pari a un calo del 17,2%, più severo della media nazionale, ferma a -14,1%. Nella graduatoria delle flessioni percentuali, la regione si colloca tra le più colpite, accanto all’Emilia-Romagna e subito dopo Marche, Lazio e Veneto. Il punto politico ed economico è che non siamo davanti a un semplice arretramento congiunturale: secondo Confesercenti, a livello nazionale l’occupazione complessiva in questi comparti è cresciuta, ma lo ha fatto spostandosi verso il lavoro dipendente, mentre l’autonomia d’impresa si restringe.
Il paradosso è che questa ritirata degli autonomi avviene mentre il turismo regionale non è affatto in crisi: nel 2025 infatti la Regione ha registrato circa 11 milioni di presenze turistiche, con un aumento del 6,5% sull’anno precedente e del 21,2% rispetto al 2019. Il Friuli Venezia Giulia intercetta più visitatori, più domanda, più flussi, ma questo non si traduce automaticamente in più lavoro autonomo locale. Il commercio urbano mostra già da tempo i segni di questa trasformazione, come confermato da un’indagine di Confcommercio. A Trieste e Udine negli ultimi tredici anni si sono perse oltre 770 vetrine; a Trieste le attività considerate sono passate da 1.887 a 1.276 tra il 2012 e il 2025, mentre a Udine il centro storico ha visto scendere i negozi da 564 a 401, con una perdita del 29%. Il dato più rivelatore è che a Trieste oltre l’80% delle cessazioni si concentra nelle aree meno attraversate dai flussi turistici, cioè nei quartieri e nelle zone rionali. Nello stesso tempo, l’accoglienza regge meglio, soprattutto grazie alla crescita dell’extralberghiero. Questo squilibrio aiuta a leggere il -17,2% degli autonomi: il Friuli Venezia Giulia non sta semplicemente perdendo imprese, sta cambiando la geografia del valore. Crescono le presenze, crescono alcune forme di ricettività, ma si assottiglia quella rete di attività indipendenti che teneva insieme turismo, commercio e comunità residenti.
Anche i dati sulle nuove partite Iva confermano che il problema non riguarda solo le chiusure, ma il ricambio. Nel 2025in Friuli Venezia Giulia sono state aperte 8.134 nuove partite Iva, 120 in meno rispetto all’anno precedente, pari a -1,5%, mentre il dato nazionale è lievemente positivo, +0,4%; tra le province, Udine concentra la contrazione più forte, con -4,9%. L’analisi Ires Fvg segnala inoltre che le persone fisiche, cioè la forma più vicina al lavoro autonomo individuale, costituiscono il 76% delle nuove aperture ma sono anch’esse in calo; sul piano settoriale, le aperture nel commercio diminuiscono del 16,6% e quelle nei servizi di alloggio e ristorazione del 10,7%.
Articolo di Agata Cragnolin


