Sicurezza sul lavoro, 192 morti in Italia nel primo trimestre. FVG resta in zona bianca

9 maggio 2026 – ore 11:00 – Alla fine di marzo 2026 il bilancio dei decessi sul lavoro in Italia mostra un arretramento rispetto all’anno precedente, ma non abbastanza da parlare di una svolta. Nei primi tre mesi dell’anno le vittime sono 192, contro le 210 dello stesso periodo del 2025, delineando un calo dell’8,6%. Di queste morti, 137 sono avvenute in occasione di lavoro, cioè durante l’attività lavorativa vera e propria, mentre 55 sono state registrate in itinere, nel tragitto tra casa e luogo di lavoro. Come sottolinea l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, il calo va consolidato con prevenzione, controlli e formazione, soprattutto nei comparti più esposti. 

A marzo 2026 l’indice medio nazionale di incidenza è pari a 5,7 morti sul lavoro ogni milione di occupati, ma puntando una lente geografica si può leggere un quadro disomogeneo, che identifica ben sei regioni nella zona Rossa: Sicilia, Molise, Liguria, Puglia, Veneto e Toscana superano il 125% della media nazionale. In zona Arancione si collocano Campania e Marche, mentre Piemonte, Lombardia, Sardegna, Lazio ed Emilia-Romagna rientrano in zona gialla. La Lombardia resta la regione con il maggior numero di vittime in occasione di lavoro, 23; seguita da Veneto con 16; Sicilia con 14; Toscana e Campania con 12; Lazio e Puglia con 11; Piemonte con 10 ed Emilia-Romagna con 9. Il numero assoluto, però, va sempre letto insieme all’incidenza, perché solo il rapporto tra decessi e occupati consente di confrontare territori con dimensioni economiche e demografiche diverse. 

Accanto ai decessi, cresce anche il numero delle denunce di infortunio: a fine marzo 2026 sono 150.440, in aumento del 5,3% rispetto alle 142.843 registrate nello stesso periodo del 2025. Il maggior numero di segnalazioni arriva dalle attività manifatturiere, seguite da sanità, costruzioni, trasporto e magazzinaggio e commercio. Anche l’identikit delle vittime conferma alcune fragilità ricorrenti: l’incidenza più alta tra i decessi in occasione di lavoro riguarda gli over 65, mentre in termini assoluti la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 53 vittime su 137. Resta particolarmente allarmante il divario che riguarda i lavoratori stranieri: 53 vittime complessive nel trimestre, di cui 40 in occasione di lavoro e 13 in itinere, con un rischio di morte pari a 15,5 decessi ogni milione di occupati, contro 4,5 per i lavoratori italiani. 

Nel quadro nazionale, il Friuli Venezia Giulia si colloca in zona Bianca, quindi nella fascia con incidenza inferiore al 75% della media nazionale; un dato che segnala una condizione meno critica rispetto ad altre aree del Paese, ma che non equivale a un’assenza di rischio: a fine marzo 2026, infatti, la regione registra una vittima in occasione di lavoro, lo stesso valore indicato per Molise, Umbria e Calabria. È un numero piccolo, ma proprio per questo non va liquidato come statisticamente marginale, dato che attesta come la sicurezza sul lavoro debba restare un presidio quotidiano anche nei territori che gli indici collocano tra i meno esposti.

Articolo di Agata Cragnolin

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