26.11.2025 – 11.00 – La salute mentale non può più essere considerata esclusivamente come una questione medica da trattare a livello ospedaliero. Il fenomeno, complesso e riguardante tutti, porta con sé implicazioni sociali, economiche e culturali strettamente legate. Disturbi come ansia, depressione, stress, burnout, dipendenze e isolamento rappresentano oggi una delle principali sfide di salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre un miliardo di persone nel mondo vive con un disturbo di salute mentale, tra cui le forme più diffuse sono ansia e depressione. Secondi in frequenza ma non per importanza i disturbi da deficit dell’attenzione e le disabilità intellettive.
Questi dati dimostrano che il disagio mentale è un problema collettivo che coinvolge uomini e donne di ogni età. Nelle donne è leggermente maggiore rispetto agli uomini. Negli uomini, invece, è più allarmante e frequente il tasso di suicidi tentati o portati a termine.
Le cause di questi disturbi non sono esclusivamente individuali. Fattori sociali, economici, culturali e ambientali giocano un ruolo determinante: precarietà lavorativa, isolamento, disuguaglianze, mancanza di reti di sostegno e forme di esclusione sociale incidono profondamente sul benessere psicologico. In questo contesto, la salute mentale diventa una questione di comunità e non solo di cura del singolo.
In Italia, il sistema dei servizi di salute mentale cerca di rispondere a questa complessità con un approccio territoriale, basato su centri di ascolto, consultori, centri di salute mentale, percorsi di cura e riabilitazione, interventi di prevenzione e progetti di inclusione sociale. Fin dagli anni Ottanta e Novanta, in collaborazione con l’OMS, l’ASUGI ha promosso la de-istituzionalizzazione, spostando l’attenzione dai grandi ospedali psichiatrici a servizi diffusi nel territorio. Il modello si fonda su principi come accessibilità, integrazione sociosanitaria, continuità di cura, coinvolgimento attivo delle persone e tutela dei diritti, riducendo lo stigma e favorendo l’inclusione.
Secondo i dati del Ministero della Salute aggiornati al 2023, le persone assistite dai servizi specialistici per salute mentale in Italia sono oltre 850.000. La maggioranza ha tra i 45 e i 64 anni. Tra i nuovi accessi, oltre 270.000 hanno avuto il primo contatto con i servizi, e la stragrande maggioranza per la prima volta nella vita. Questi numeri mostrano che, nonostante le criticità, esiste un sistema di monitoraggio che consente di conoscere le caratteristiche dell’utenza e l’accesso ai servizi. Altre iniziative come il Bonus Psicologo cercano di rispondere alla crescente domanda di supporto psicologico.
Il modello territoriale dimostra punti di forza significativi, come la presa in carico globale della persona. Unisce in sé interventi sanitari e sociali, la rete di comunità che favorisce l’inclusione, l’adozione di misure economiche e sociali per facilitare l’accesso alla cura, e i programmi di prevenzione per adolescenti e giovani adulti. Tuttavia, permangono criticità importanti. La spesa pubblica per la salute mentale resta bassa rispetto al bisogno reale. L’accesso ai servizi è disomogeneo sul territorio, e molte persone, soprattutto con forme lievi di disagio, restano escluse dai percorsi di cura. Le risorse umane e i servizi territoriali non sono sufficienti per rispondere alla domanda crescente, e la salute mentale rischia di rimanere un diritto teorico, non sempre concretamente garantito.
Considerare la salute mentale come una questione sociale significa riconoscere che il benessere psicologico dipenda dalla qualità delle relazioni, dalle condizioni economiche e lavorative, dal contesto culturale e ambientale. Dalle politiche pubbliche e dal rispetto dei diritti di cittadinanza. Intervenire su questi aspetti significa investire nella coesione sociale, nella solidarietà e nel welfare. Non è solo questione di prestazioni mediche. Una comunità al passo con i tempi è una che pone l’accento sull’importanza del benessere psicologico.
I dati globali e nazionali non tolgono, però, il desiderio di cura e resilienza di moltissimi. Il modello delle reti territoriali con consultori, centri di ascolto e progetti di prevenzione rappresenta un approccio promettente. Ma le risorse adeguate saranno garantite soltanto dalla costanza. E da un investimento interessato a venire incontro ai disagi invisibili, che ogni giorno permeano nel mondo visibile.
[e.c.]


