Troppe risse in piazza Garibaldi, continua la protesta della pescheria

12.09.2025 – 14.35 – A marzo aveva chiuso qualche giorno la sua pescheria per risse e tafferugli che si verificavano spesso nella zona dove è operativa l’attività, nei pressi di piazza Garibaldi.  E aveva esposto grandi cartelli per illustrare la scelta con scalpore suscitato in città. Ma la situazione non è migliorata e dall’inizio dell’ anno la pescheria è stata chiusa una quarantina di giornate lavorative. Ne dà notizia l’Ansa.  “Una provocazione ma anche una denuncia” spiega il titolare Davide Scala. Ogni giornata chiusa è legata a qualche episodio grave accaduto nella zona, tra aggressioni, risse o tafferugli, che come conseguenza, determinano spesso un mancato afflusso di clienti nei negozi della piazza. Si tratta di una zona fortemente attenzionata – anche negli ultimi mesi – dalla Polizia locale.

Scala – già a marzo scorso – aveva spiegato che la sua è “una provocazione, una comunicazione di rottura, visto che negli ultimi tempi questo punto della città  ha vissuto un decadimento mai visto prima. Io lavoro qui dal 1997 e non avevo mai assistito a situazioni così. Ora chiudo due giorni – aveva annunciato – con il cartello esposto, perché spero che qualcosa si muova“. L’esercente parla di cittadini che non frequentano più la zona, che cambiano strada per prudenza. “Questa piazza è bella ma dovrebbe essere controllata di più: è diventata ormai simbolo di disordini. Ne risentono anche gli affari”. E sottolinea che “molti negozi negli ultimi anni hanno chiuso”. Con gli avvisi esposti, e pubblicati anche sui social, Scala punta a “una sana provocazione nell’intento che i controlli siano più presenti, prima che succedano episodi peggiori di quelli già accaduti”.

L’ultima volta che la saracinesca è rimasta abbassata, è stato il 9 settembre scorso. Lo aveva fatto anche qualche giorno prima, il 3 settembre. I cartelli esposti cambiano di volta in volta, ma il messaggio resta lo stesso: “Chiuso per barbarie” si legge, “Chiuso per saccheggio”, o ancora “Chiuso per coprifuoco” e “Chiuso per rappresaglia”. Una denuncia che, tra rabbia e ironia, continua da mesi, nella speranza che prima o poi qualcosa possa cambiare e l’attività possa restare sempre operativa.

[e.b.]

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