02.12.2024 – 07.36 – Appare appurato che oggi molte imprese richiedono un numero di ingegneri superiore a quello che le università riescono a formare. Questa carenza di ingegneri è un problema crescente in molti settori, tra cui l’automazione, l’informatica, la robotica, le energie rinnovabili, le costruzioni e molti altri ambiti tecnologici e industriali. Ci sono diverse ragioni per cui si sta verificando questo gap tra la domanda di ingegneri e l’offerta formata dalle università:
– Crescita tecnologica e industriale: la rapida evoluzione delle tecnologie richiede competenze sempre più avanzate, in particolare nei settori dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle energie rinnovabili, dell’informatica, e della sostenibilità. Le aziende sono in competizione per attrarre ingegneri altamente specializzati in questi settori.
– Specializzazione crescente: le università offrono programmi di ingegneria molto generali, ma la domanda del mercato spesso riguarda competenze più specifiche. Le imprese potrebbero avere bisogno di ingegneri con conoscenze specialistiche che non sempre vengono coperte dai percorsi formativi tradizionali.
– Poca attrattiva delle discipline STEM: nonostante gli sforzi per incentivare gli studenti a intraprendere percorsi nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), in molti paesi non c’è ancora un numero sufficiente di giovani che scelgono questi studi. Spesso si preferiscono altre facoltà ritenute meno impegnative o più facilmente applicabili a settori non tecnici.
– Carenza di competenze pratiche: le università tendono a concentrarsi sulla formazione teorica, mentre le imprese richiedono anche competenze pratiche. Molti ingegneri neolaureati si trovano a dover colmare un gap significativo tra le conoscenze apprese all’università e le capacità richieste sul posto di lavoro.
– Mercato globale e concorrenza internazionale: le aziende si trovano anche a competere su scala globale per accaparrarsi i migliori talenti. In alcuni settori, la carenza di ingegneri è accentuata dalla concorrenza internazionale, con paesi che investono molto nelle STEM e attraggono professionisti altamente qualificati.
Alcune soluzioni possibili possono essere, ad esempio, quella di incentivare i percorsi di formazione specifica, ovvero creare programmi universitari che rispondano direttamente alle esigenze del mercato, in particolare per quanto riguarda le nuove tecnologie e promuovere corsi di specializzazione post-laurea che rispondano alle sfide emergenti. Inoltre, le università potrebbero integrare maggiormente i curriculum dei loro studenti con esperienze pratiche come stage, tirocini e progetti in collaborazione con le imprese.
Ancora, si dovrebbe puntare su formazione continua e up-skilling: le aziende potrebbero investire nella formazione continua dei propri dipendenti, per aggiornare le competenze dei laureati, soprattutto in un settore in rapida evoluzione come quello ingegneristico.
Ulteriori modalità potrebbero essere la crescita delle partnership tra università e imprese, sancendo collaborazioni più strette tra il mondo accademico e le aziende che potrebbero aiutare a definire meglio i profili professionali richiesti e rendere la formazione universitaria più mirata. In conclusione, si può affermare come la sfida di formare un numero sufficiente di ingegneri per soddisfare la domanda del mercato è complessa, ma ci sono molte strade per migliorare questa situazione.
Federico Barcherini – Consulente di management, temporary manager


