di Mario Luethy – 19.08.2024 – 07.26 – “Per noi è importante che passi questo messaggio: chi ha problemi con la vista deve sapere che ci siamo, che esistiamo. Anche se non sono iscritti alla nostra associazione, possiamo dare loro una mano, un aiuto concreto”. È un primo appello quello che lanciano Ada De Crignis e Hubert Perfler, rispettivamente presidente della sezione provinciale di Trieste l’una, presidente regionale l’altro, dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. “E’ una informazione che è necessario comunicare e divulgare, sia che si sia toccati da queste patologie della vista o meno.”
Il secondo appello potrà forse stupire chi non fa parte del mondo che si trova a vivere non volontariamente in un’incerta oscurità: – “C’è una barriera invisibile, eppure concreta, che si frappone tra chi è cieco e le persone normodotate, affermano De Crignis e Perfler. Sappiamo per esperienza che per chi non soffre di questi problemi è difficile rapportarsi con chi non vede. Molti ci osservano, hanno timore di avvicinarsi, si chiedono come fare a aiutarci. Invitiamo i cittadini a collaborare, approcciandoci con semplicità e naturalezza, come si fa quotidianamente con chiunque. Basta così poco, è ovvio, eppure il contatto spesso appare difficile. A ben pensarci, sono approcci che si sviluppano, per così dire, sul “terreno”. L’essenziale è sapere che è possibile instaurarli.”

La sede triestina dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti si trova in via Battisti n. 2. Consta di due impiegate e vi prestano opera alcuni volontari. Sono 400 i soci iscritti; a livello regionale la cifra raggiunge le 5.000 unità, sul nazionale può contare su 40.000 associati. “Possiamo contare su di un finanziamento regionale che viene erogato su progetto di lavoro presentato. Altri fondi arrivano dal normale tesseramento – spiega Perfler – dai soci sostenitori e dalla nostra capacità di partecipazione a bandi specifici con progetti sostenibili e attuabili.” “L’associazione offre a ciechi e ipovedenti alcuni importanti servizi – continua Ada De Crignis – a iniziare dall’ambulatorio oculistico diretto dalla dottoressa Anna Sparavier. L’ambulatorio funziona una volta la settimana e garantisce visite, controlli, indagini. Abbiamo chiesto di poter estendere le visite anche ai bisognosi e agli extracomunitari. Piuttosto richiesto poi il servizio di consulenza psicologica, anche questo garantito dall’associazione.”
Va sottolineato come i problemi alla vista riguardino particolarmente gli anziani. Uno su tre in città, sostiene l’associazione, soffre di qualche patologia, più o meno lieve, che ha a che fare con gli occhi. Vi è una certa difficoltà a raggiungerli a causa della privacy, un autentico ostacolo per l’associazione di conoscere tante persone che soffrono e hanno difficoltà a deambulare.
Questione centrale nel quotidiano di un non vedente la mobilità nel centro cittadino. “La situazione è abbastanza buona rispetto a altre città, molto è stato fatto – sostiene Perfler – anche se non mancano delle criticità. La nostra collaborazione con Trieste Trasporti è ottima. Ci sono tuttavia alcuni problemi, perché può capitare di trovare sui bus gli avvisatori acustici chiusi. Contiamo allora sulla sensibilità dei conducenti, questo servizio dipende proprio da loro. Sempre in tema di mobilità, un nostro ex presidente, oggi dirigente nazionale, Marino Attini, ha inventato il sistema “LETIsmart”, un sistema con microchip inserito nel manico del bastone del non vedente, collegato con dei segnalatori montati alle fermate degli autobus e in altri punti strategici come incroci, semafori, uffici e pure negozi che segnalano ai non vedenti dove sono e come devono muoversi.”
A complicare la vita ai non vedenti triestini, purtroppo, quella sporcizia diffusa che può ostacolare la marcia lungo marciapiedi e strade. Chi gira con il proprio cane e non raccoglie i suoi bisogni è una persona davvero riprovevole. “Tra escrementi, cartacce e plastica – dice Hubert Perfler – è davvero difficile girare per chi non può vederle.” Accanto alla necessaria manutenzione dei marciapiedi, l’associazione evidenzia come il posizionamento delle sedie, dei tavolini dei bar e gli arredi pubblici debbano essere posizionati in mondo consono e distanti dalla porta degli esercizi. “Per un vedente – riprendono la De Crignis e Perfler – sia le barriere naturali che i muri perimetrali sono un autentica risorsa per l’orientamento. Trieste fortunatamente per noi ha un’architettura squadrata e i muri “ci parlano”. Per questo lo spostamento di tavolini e sedie verso l’esterno, il togliere paletti e catene e inoltre i famigerati “panettoni” (difficilmente individuabili) ci facilitano nel nostro procedere cittadino. E’ una questione di sensibilità da parte dei gestori; anteporre poi dei segnali tattilo plantari agli ostacoli vuol dire segnalarci i problemi.
Ancora in tema di accesso agli uffici pubblici e privati, agli esercizi e ai negozi, con un costo contenuto questi hanno la possibilità di munirsi di segnalatori negli ingressi, in modo da fornire ai non vedenti l’informazione di esistere e, di conseguenza, di poter essere frequentati. Il microchip predisposto nel bastone consentirà al cieco di sapere se passa di fronte all’ufficio postale, alla sede assicurativa, al supermercato e via dicendo.
“Di progressi, in definitiva, ne sono stati fatti diversi, ma attenzione a tessere le lodi a tutta la tecnologia. Per noi ipovedenti – affermano i due presidenti – il dispositivo elettronico “touch screen” ci crea seri problemi. Solo per fare un esempio, veniamo tagliati fuori dall’accesso ai cash dispenser. La soluzione è semplice: provvedere a rimettere un servizio vocale.”
[Per contattare l’Unione Italiana dei Ciechi e gli Ipovedenti di Trieste i recapiti telefonici sono 040/768046 oppure 335 6011897, la mail è [email protected] , quella certificata [email protected] ]
[m.l]


