Quando il cuoco di Luigi XVI fuggì a Trieste. La locanda al Lauro Imperiale

17.08.2024 – 07.01 – È andata scomparendo nei secoli, a favore dapprima di una lettura ‘italianissima’ e poi ammantata di una Mitteleuropa estratta dalla naftalina per i turisti, la coscienza di una Trieste ‘francese’. Eppure, al di là delle tre occupazioni di Trieste a cavallo tra settecento e ottocento e della breve, ancorché sterile visita di Napoleone nella città, rimane un’ampia rete di rapporti che connettono la città giuliana con la Francia.
Il primo flusso di emigrati provenne dalla Rivoluzione francese, quando patrioti fedeli alla monarchia e in generale i nobili confluirono nel porto franco, a volte re inventando una vita e una professione, di solito nell’esercizio commerciale. Questi flussi migratori, popolati da persone abbienti e con una forte dote di liquidità, alterò spesso il tessuto sociale: come gli ucraini e i russi imprenditori oggigiorno alterano il mercato immobiliare a Trieste, anche allora la nobiltà francese in esilio causò un aumento dei prezzi e degli affitti. Fu un fenomeno trasversale a molte parti d’Europa. A Praga gli abitanti protestarono contro l’aumento dei prezzi favorito dall’aristocrazia francese e a Costanza, nei territori tedeschi, la nobiltà francese causò in via indiretta un aumento del 1500% dei prezzi nell’arco di dieci anni. Oggigiorno fenomeni simili, causati all’emigrazione degli oligarchi russi e ucraini, si verifica in Georgia, Armenia e Montenegro.

Un esempio di quest’immigrazione ‘dall’alto’, capace però di inserirsi nel tessuto sociale triestino con successo, fu Joseph Labrosse. Nome d’arte per il conte de Pontgibaud Albert-Francois de Moré, Labrosse si era re inventato in Svizzera, a Losanna, come proprietario di una casa di commercio. Temendo un’invasione napoleonica, dopo sette anni, l’abbandonò a favore di Trieste dove presto si affermò nell’enclave cosmopolita di mercanti triestini.

Labrosse portò con sé un’altra figura peculiare: Charles Bassinet, il primo cuoco di Luigi XVI e ispettore della cucina delle principesse reali di Francia. Labrosse procurò a Bassinet i fondi necessari per la gestione di una locanda che intitolò ‘al Lauro Imperiale‘. Ufficialmente aperta dal 25 gennaio 1801, la locanda era un punto di ritrovo della nobiltà francese in esilio: il cuoco preparava i manicaretti tipici della reggia di Versailles e nella grande sala dominavano i ritratti dei re ‘martiri’ Luigi XVI e Maria Antonietta, oltre a vedute pittoriche di Versailles e delle Tuileries. L’edificio, secondo le cronache, era presente al n. 4 dell’edificio Cassis di piazza della Borsa. Secondo altre generiche fonti era presente tra gli edifici di inizio ottocento della Dogana Vecchia. Qui la locanda tenne vive le braci di un conservatorismo di stampo monarchico che, vivificato dall’esperienza della Restaurazione. persistette attraverso tutto l’ottocento, salvo poi cedere con il definito passaggio della Francia alla forma repubblicana al volgere del secolo.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore