Aurora Frisini, finalista triestina a “Tú sí que vales”, incontra Dipiazza. La sua missione: “Divulgare la lingua dei segni”

05.03.2024 – 16.53 – “Eppure sentire”. Voce poderosa e mani che segnano accompagnano la canzone di Elisa, interpretata – per la nota trasmissione televisiva “Tú sí que vales”-, dalla triestina Aurora Frisini, 16 anni. Non solo voce ma anche lingua dei segni sono state, infatti, portate nella finale del talent show dalla giovane cantante, dedicando la canzone segnata ai suoi genitori sordi, Maria Aversa e Giuseppe Frisini. “Sono arrivata qui affrontando tanti periodi difficili: mamma e papà mi sono stati molto vicino. Ho cantato con la lingua dei segni perché credo sia importante rendere visibili in Italia e all’estero le persone con questa disabilità”, racconta Frisini, accolta stamattina nel Salotto Azzurro del Municipio dal sindaco Roberto Dipiazza, insieme al consigliere comunale Salvatore Porro, per la consegna di un riconoscimento simbolico. “Non mi è mai successo, continua Frisini, di incontrarmi con il sindaco della mia città. Sono molto contenta che venga riconosciuto e che ci sia una sensibilità rispetto a questo argomento.” Più volte, Aurora Frisini, ribadisce la volontà di “divulgare la lingua dei segni” per continuare un lavoro di sensibilizzazione, a partire dai più giovani. “La lingua dei segni non è un linguaggio, si basa su una grammatica ben precisa. Ci sono tanti ragazzi sordi ed è giusto che comunichino con la loro lingua”, aggiunge Frisini. Impressa nelle parole della cantante è, poi, la sofferenza per prese in giro, battute e risatine di scherno per la sordità dei suoi genitori. “Grazie alla vita – però – sono diventata una persona più forte”, continua Frisini. Anche i genitori, stamattina, in Municipio, parlano con commozione della figlia cantante. “Quando è salita sul palco, racconta la mamma, mi sono emozionata. Ho iniziato a piangere perché comprendevo il testo della canzone. Soffro per non riuscire a sentire la sua voce, ma questo non mi impedisce di provare orgoglio per mia figlia.” Il papà, invece, racconta gli inizi del percorso di Aurora. “Quando era piccola, ha iniziato a cantare fin da subito, alzava il volume della musica, teneva il ritmo. Anch’io, prima che diventassi sordo a due anni e mezzo, ho sempre amato la musica: credo sia stato un dono di Dio trasmetterle questa passione.” Una passione per il canto che è anche una missione. “La lingua dei segni – conclude Frisini – serve nella vita. È importante saper comunicare con una persona sorda. Continuerò, imperterrita, a parlarne: mi assumo questa responsabilità”, conclude Frisini. [m.p]

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