04.01.2024 – 07.01 – Si terrà questo fine settimana il Santo Natale della comunità serbo-ortodossa di Trieste. Antiche tradizioni ancora assai vive, retaggio del Natale serbo; alla vigilia, il 6 gennaio, ore 18, vi sarà il vespro solenne con la benedizione del ramo di quercia ‘Badnjak’ e col pavimento cosparso di paglia, quale ricordo dell’umile stalla dove nacque il Cristo. Il giorno successivo, alle ore 10, si terrà invece sempre nel Tempio di S. Spiridione Taumaturgo la messa del Natale ortodosso.
La comunità serbo-ortodossa, assieme ai ‘fratelli’ greci, rappresenta una delle comunità più antiche di Trieste, tutt’oggi molto attiva sul territorio. Le peculiarità del Natale ortodosso tuttavia rimangono spesso poco conosciute, poco note alla cittadinanza triestina.
Si parte innanzitutto con la differenza di tempo presente nel calendario; il Natale ortodosso viene infatti festeggiato con una differenza di tredici giorni a causa dell’utilizzo del calendario giuliano invece di quello gregoriano, utilizzato nel mondo occidentale.
È possibile inoltre ammirare, durante il Natale ortodosso, rituali e simbolismi afferenti alla natura peculiare della chiesa serba e al robusto retaggio pagano dei Balcani.
La vigilia, chiamata ‘badnji dan‘, prende il suo nome dal ‘badnjak’, un ramo di quercia di grandi dimensioni e ricco di foglie. Il badnjak, alle prime luci dell’alba, viene salutato con un ‘buongiorno’, gli si fanno gli auguri di Natale e infine lo si rivolge verso l’est. Il ramo viene poi cosparso di grano e tagliato. Il badnjak resterà nella casa fino alla fine della giornata, assieme alla paglia, a sua volta reminiscente della nascita di Cristo. Il grano invece è un riferimento pagano al cibo e al pane. La paglia viene messa solitamente sotto il tavolo del pranzo di Natale, nascondendovi noci e leccornie per i più piccoli. Il ramo viene invece ricoperto di miele e collocato presso il caminetto.
Il focolare verrà poi acceso alla sera proprio con il badnjak, onde simboleggiare il fuoco acceso presso la grotta di Betlemme. Il ramo invece simboleggia la croce e la fede che ‘arde’ per il genere umano. Naturalmente vi è anche una motivazione pagana; il ramo di quercia simboleggia a propria volta la natura che muore nel fuoco e che risorge con la primavera, garantendo un buon raccolto.
Si giunge così alla giornata di Natale in sé; al risveglio, in famiglia, è consuetudine salutarsi con la frase ‘Hristos se rodi‘ (è nato Cristo) a cui occorre replicare ‘vaistinu se rodi‘
(è nato per davvero).
La colazione prevede innanzitutto che il membro maschio della famiglia getti nel fuoco quanto rimane del badnjak, esprimendo un desiderio per ogni scintilla del ciocco di legno. Segue poi un pasto con la torta ‘česnica‘, la quale presenta all’interno una moneta. Solitamente chi scopre la moneta, all’interno della fetta, avrà un ‘buon’ anno.
Tradizioni, come in tutta Europa, in veloce retrocessione; si trattava infatti di consuetudini che si svolgevano nella campagna o nel folto delle foreste. Sopravvivenze d’un mondo rurale già ampiamente ‘corrose’ dal periodo iugoslavo, oggigiorno quasi scomparse nelle città.
[z.s.]


