22.02.2023 – 12.05 – Serve maggiore interdisciplinarietà, maggiore commistione tra umanesimo e scienze ‘dure’, tra l’umano e il tecnico, onde saper porre dei limiti allo sviluppo tecnologico. È in sintesi il messaggio lanciato dall’assessore regionale all’istruzione e alla Ricerca Alessia Rosolen che ha anche parlato, con riferimento al settore agricolo, di “non essere succubi di un super produttivismo”. L’occasione era un workshop di valenza internazionale inaugurato oggi a Trieste, intitolato ‘Scienza e alimentazione sostenibile. Come gli strumenti scientifici possono aiutare le questioni legate all’alimentazione e alla biodiversità per il pianeta e la salute dei suoi abitanti’. Il workshop è stato organizzato nell’ambito del Laboratorio triestino sulla sostenibilità quantitativa (Tlqs), un progetto dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS) e della Fondazione internazionale Trieste (Fit). L’evento è stato inoltre realizzato in collaborazione con la Regione, l’Università di Udine e la Business and Professional Women Federation.
Il convengo riveste un certo interesse per la Trieste scientifica nel suo complesso, perchè sebbene trattando il tema dell’agroalimentare, rielabora quello sfuggevole concetto della ‘sostenibilità‘ al centro di diversi dibattiti da qualche anno. Proprio Stefano Fantoni, presidente di Fit, aveva argomentato che è ancora difficile inquadrare che cosa sia questa ‘sustainability‘, pure al centro della transizione verde del mondo occidentale.
[z.s.]


