09.12.2020 – 12.10 – In un mercato complesso, saturo e standardizzato spesso è difficile scorgere una fiamma calda di novità, in grado di incendiare l’animo e trasmettere nuove sensazioni e stimoli.
Ancora meno si pensa di poter trovare qualcosa di simile sul proprio territorio, in Friuli Venezia Giulia.
La B.Entertainment è stata quindi una piacevole scoperta: distanti rispetto a quella visione, spesso distorta e sbagliata, che si ha del mondo rap e trap, e ricchi di passione, sincerità e voglia di esporsi.
In questo periodo pandemico, ci “incontriamo” una sera in riunione zoom: davanti a me tre producer – Biste, Zeta e Capslock – e tre rapper – Resem Brady, Maxim e Zofra.
Un complesso ampio e ricco di sfaccettature differenti; ogni ragazzo ha peculiarità e passioni diverse, rendendo questo gruppo un’esplosione di creatività, amore per la musica e, sopratutto, potenzialità.
Ragazzi, chi siete singolarmente e come nasce la B.Entertainment?
Biste: ho cominciato a produrre due anni fa, ma la musica è sempre stata una mia grande passione.
Dopo aver iniziato a fare le prime basi è arrivato un momento nel quale mi sono reso conto che mancava una voce a queste mie creazioni e che quindi avevo tra le mani un’opera incompleta.
Casualmente, proprio in quel periodo, sono andato a vedere un live di un amico che non si esibiva da molto tempo, per dargli supporto, e proprio a questo concerto cantavano anche Maxim e Brady che, all’epoca, avevano un gruppo insieme a un altro ragazzo.
Poco dopo, ad una festa di carnevale, abbiamo deciso ufficialmente di lavorare insieme.
Il gruppo infatti non ha avuto, fin dagli albori, la formazione attuale, ma è cambiata nel tempo.
Dopo il nostro primo incontro abbiamo poi fatto molti concerti live, ad uno dei quali ho conosciuto Zofra, decidendo di integrare anche lui all’interno del gruppo insieme ad un suo amico, Zeta.
La B.Ent nasce dall’idea di unire varie mentalità, vari ragazzi, creando un progetto che potesse diventare sempre più ampio: all’inizio infatti l’dea era di creare un corpo centrale basato sulla musica con attorno un microcosmo di altre realtà, come video, grafica e via dicendo.
Un collettivo dalle vedute ampie, anche se ovviamente il cuore di tutto era, ed è, la musica.
Siamo però sempre aperti a persone appassionate che desiderano collaborare.
Maxim: come diceva Biste, io e Brady avevamo un altro gruppo che avevamo creato agli inizi delle scuole superiori.
Io ho iniziato con il rap 6-7 anni fa, prima facevo break dance.
La B.Ent è nata in un momento delicato del nostro gruppo precedente: al tempo stavamo valutando proprio se continuare o meno.
Noi desideravamo portare qualcosa in più sulla scena, ma sentivamo che ci mancava qualcosa.
Biste, quando ci siamo conosciuti, ha messo subito in chiaro che voleva fare le cose seriamente e tutti noi abbiamo concordato e creduto in questo progetto.
All’inizio avevamo nella sua cameretta una cabina dove registrare: è incredibile quanti sound siano usciti proprio da quella stanza.
Oggi invece, nella sua nuova casa, abbiamo allestito nella mansarda lo ‘Studio B.Ent’.

Zeta: diciamo che io sono l’ultimo arrivato e sono dentro la B.Ent più o meno da un anno. Tutto è iniziato da un gruppo di amici in comune, dentro il quale c’era Zofra, che mi ha spinto ad andare a casa di Biste. Ho iniziato solo in veste di osservatore, dando talvolta dei pareri, ma niente più.
In realtà ero titubante sull’entrare nel gruppo, perché sapevo che sarebbe stato un impegno importante, ma iniziando ad ambientarmi e a prendere la mano, l’entrata è venuta poi quasi da sé.
Resem Brady: io ho iniziato a fare musica insieme a Maxim, in prima superiore.
Sono partito facendo freestyle nei cambi d’ora a scuola o durante le assemblee di istituto.
Da lì è iniziato tutto: ho cominciato a scrivere rime in modo serio, a studiare i testi, e dopodiché abbiamo abbiamo creato il nostro primo gruppo.
Diciamo che l’idea di base, ovvero di intraprendere un cammino nella musica, c’era, però mancavano le fondamenta.
La voglia di fare, la fame di andare oltre e di esporsi, non è mai mancata però non avevamo ancora né i mezzi né l’esperienza.
Dopo aver conosciuto Biste è nata la B.Ent, formata da noi tre, con l’aggiunta nel tempo anche degli altri componenti.
Siamo molto uniti e, ovviamente, ci sono dei pro e dei contro ad essere in tanti: mettere insieme sei teste e organizzare il lavoro non è certamente facile, però c’è da dire che anche avere sei cervelli è una carta vincente, perché hai sempre idee diverse e punti di vista stimolanti e sempre nuovi.
Capslock: il mio primo approccio alla musica è stato quando è uscito il pezzo Animal di Martin Garrix: da lì è iniziata la mia passione per l’elettronica e ho voluto scoprire come questo artista produceva e creava le sue tracce.
Infatti, rispetto agli altri, io provengo da un mondo completamente diverso e, per certi versi, avulso dal rap.
Ho iniziato a produrre in prima superiore e, in terza, ho conosciuto Brady.
Fin da subito mi ha appassionato la sua storia, iniziandomi a interessare anche della musica rap e Hip Hop, dei quali conoscevo ben poco.
Questa sua passione mi ha stimolato, facendomi venir voglia di creare qualcosa insieme, entrando poi nella B.Ent.
Zofra: io ho iniziato a scrivere un paio di anni fa, più o meno: è nato quasi per gioco, da una chiacchierata con un mio compagno di classe.
Sono sempre stato un fan del genere e quindi ho deciso di mettermi in gioco.
Ho iniziato a scrivere, appassionandomi sempre di più, rappando nel parchetto insieme a Zeta.
Sono una persona che a volte pensa troppo e si tiene molto le cose dentro, quindi ho preso il rap anche come vera e propria valvola di sfogo per quello che sento e provo.
Nonostante ciò, percepivo che mi mancava ancora qualcosa e poi, dopo aver conosciuto Biste, ho deciso di aderire al progetto, anche perché era una possibilità incredibile, non avendo mai lavorato con un produttore.

Quali sono le vostre influenze e i vostri punti di riferimento nel settore?
Maxim: diciamo che influenza per me è tutto ciò che mi spinge poi a scrivere qualcosa: se dovessi prendere spunto solo da un artista rimarrei sempre sullo stesso stile.
Io invece non mi pongo limiti, cerco di variare il più possibile: anche perchè, secondo me, se abitui l’ascoltatore a un solo genere, nel momento in cui proverai a cambiare probabilmente non ti ascolteranno più, o non ti capiranno.
Invece, se fin da subito sei abbastanza dinamico, è molto meglio.
Quindi un’influenza del ‘un po’ tutto un po’ nulla’, non voglio cadere nel clichè di sentirsi dire che sei la copia di un altro artista.
Biste: come diceva Maxim, non ho influenze in particolare, ma ovviamente se mi giunge all’orecchio qualcosa che mi stimola creatività, mi faccio trasportare.
Ultimamente posso dire che mi ispira molto la nuova scena napoletana, come Geolier e Nicola Siciliano, che mi hanno trasmesso quella ‘fotta’, quella voglia di emergere, che mi ha molto colpito.
Dalle origini invece, il desiderio di produrre e creare qualcosa è nata ascoltando Salmo, che è uno dei miei artisti preferiti.
Una cosa che però ho visto da parte di tutti i ragazzi nello studio è la tendenza a non farsi influenzare dai pezzi di altri artisti.
L’obiettivo è sempre quello di diversificarci.
Resem Brady: non ho mai avuto un artista preferito che mi spingeva a dire ‘voglio essere lui’.
Di base, in questo momento, io evito il più possibile di ascoltare rap italiano.
Sto ascoltando molto rap statunitense, inglese, tedesco e francese: quindi se cerco delle influenze, o degli spunti, li prendo da fuori, espandendo gli orizzonti il più possibile.
Siamo in un mercato molto saturo e quindi stiamo cercando di fare sempre qualcosa di nuovo, sperimentando, anche sbagliando, ma rinnovandoci continuamente per creare un sound solo nostro.
Zofra: io sono cresciuto in particolare con Gué Pequeno ed Emis Killa e, in seguito, Gemitaiz.
Cerco però, come gli altri, di diversificarmi, di essere originale e non tentare di essere come loro.
Chi mi ha ispirato maggiormente è Gemitaiz, perchè mi son fin da subito appassionato agli Extrabeat, che inserivo molto nei miei pezzi.
Quello che mi influenza di più è pero quello che vivo, vedo e sento.
Disputa rap e trap: ancora se ne discute molto. In quale genere vi rivedete maggiormente (se c’è)?
Maxim: avendo iniziato con la danza, ricordo che avevo un maestro che mi diceva sempre che ci sono diversi tipi di mosse, però si parla sempre di Hip Hop.
Io rivedo molto questa cosa nel rap: ci sono diversi stili, ma la sostanza non cambia.
Ovviamente ci sono molte sfumature differenti, come trap, emo rap, rap strumentale, e via dicendo, ma non ha senso fare una distinzione netta come se trap e rap fossero due cose totalmente avulse.

Stereotipo del Trap boy: tra soldi, donne e fama. Cosa ne pensate? Oltre il muro dell’apparenza, cosa può essere/diventare questo genere?
Resem Brady: io penso che tutto questo stereotipo è parte integrante della cultura rap: il catenaccio d’oro esiste dall’alba dei tempi.
L’ostentazione nel rap parte dagli albori, perchè si parla di un genere che nasce in varie situazioni di disagio.
Quindi l’uscire da quelle dinamiche rappresentava l’esser riusciti ad arrivare all’apice: e comunque bisogna ricordare che questa tendenza a sfoggiare i propri beni è sempre esistita, non è una novità dei ‘trap boy’.
Secondo me è un concetto che poi si è ampliato e ha preso mille sfumature diverse; nel 2020 ad esempio si può parlare di qualsiasi cosa, ad esempio oggi un rapper che parla di depressione può esser dato per scontato, ma in precedenza era impossibile: non si apriva una finestra sull’interiorità.
Quindi siamo già in un movimento storico in cui si parla di tutto, nessuno ti limita, si va assolutamente oltre al concetto di soldi, donne e fama.
Penso che quindi siamo già in un momento di svolta e si può solo che migliorare.
Zeta: una cosa assurda è che oggi, più di ostentare soldi, fama e donne, si sta un po’ invertendo la rotta, cercando di dimostrare ad ogni costo di esser partiti dalla strada.
Parlando invece dei Talent, che sono molto in voga e rappresentano una delle modalità di scalata per un artista, qual è la vostra opinione?
Partecipereste mai ad un format del genere?
Zofra: io personalmente sono contro a quasi tutti i talent, ne salvo davvero pochi.
Resem Brady: per me invece è una strada come un’altra per ragiungere il proprio obiettivo. Onestamente in questo momento non ci andrei mai, perchè non mi sentirei a mio agio in quel contesto.
Non vorrei scendere troppo a compromessi.
Biste: mettere paletti all’arte e sbagliato e secondo me nei talent, tra sfide, temi per puntata, e via dicendo, ti mettono comunque dei ‘blocchi’, se così si può dire.
Vedendo la scena di oggi, cosa cambiereste?
Biste: cambierei la mentalità. Mi spiego: secondo me bisognerebbe sempre aiutarsi l’un l’altro e invece nella scena friulana c’è più una sfida ‘a chi è più forte’, quando invece sarebbe bello poter confrontarsi e crescere insieme.
Se siamo uno contro uno ci sono poche prospettive, mentre in un gruppo più ampio si può puntare a obiettivi più grandi.
Come vi vedete tra 5 anni?
Biste: secondo me la B.ent sarà qualcosa di ancor più concreto, perchè con il tempo prendiamo sempre più consapevolezza di dove vogliamo arrivare, di cosa vogliamo fare e dei mezzi che ci servono per raggiungere i nostri obiettivi.
Stiamo crescendo sempre di più e di conseguenza se andiamo avanti così non so tra 5 anni dove saremo, ma sarà una versione della B.ent sempre migliore.
Brady: abbiamo buone prospettive per il futuro e soprattutto sono felice di poter lavorare con persone così.
[c.c]


