Recovery Fund europeo, accordo raggiunto. Vittoria per tutti?

21.07.2020 – 10.13 – C’è l’accordo, dopo diverse giornate e nottate di discussioni, sul Recovery Fund, o pacchetto di sostegno all’economia dei 27 paesi dell’Unione Europea, colpita dal Coronavirus, e si tratta di misure enormi, senza precedenti: per l’esattezza 750 miliardi di Euro in sovvenzionamenti e prestiti che vanno a contrastare l’impatto della pandemia. La Commissione Europea prenderà a prestito i 750 miliardi sui mercati internazionali, distribuendoli poi al suo interno.
All’indomani dell’accordo, c’è una vittoria per tutti, a quanto sembra: sia per l’Europa rappresentata dall’Italia del governo Conte, che assieme alla Spagna dovrebbe esserne il principale beneficiario del programma di sovvenzione di 390 miliardi a fondo perduto, con 81 miliardi (gli altri 360 miliardi complessivi, 127 all’Italia, arriveranno attraverso prestiti a basso tasso d’interesse), sia per quella ormai conosciuta come “frugale”, prima fra tutte l’Olanda ma anche Danimarca, Finlandia, Svezia e Austria (con l’eccezione dell’Austria stessa, in pratica l’intera Europa del nord): se è vero infatti che sotto la bandiera diventata simbolo dell’opposizione al sostegno ai paesi più colpiti, quella olandese, si sono riuniti i paesi che volevano limitare l’intervento a metà (370 miliardi di euro; l’Italia e la Spagna avevano chiarito che non avrebbero accettato nulla sotto i 400 miliardi di euro), e con diritto di veto (poi non ottenuto), questi stessi paesi si portano ora a casa, in cambio dell’ottenuto accordo, un notevole ‘pacchetto sconti’ sui contributi al bilancio dell’Unione di più di 26 miliardi inclusi, per l’Olanda, margini sui dazi UE, il tutto per il prossimo periodo 2021-2027: vince Giuseppe Conte, ma vince e sorride ancora di più Mark Rutte, il primo ministro olandese protagonista proprio delle accese polemiche non solo con l’Italia ma anche con la Francia di Emmanuel Macron. Rutte, a fine partita, se si va oltre le dichiarazioni fatte, è probabilmente il vero vincitore e quello che alla fine porta a casa un ottimo risultato per il suo paese. Ma anche la Francia, dopo i pugni sul tavolo di Macron, e la Germania portano a casa un successo: la paternità politica dell’iniziativa e l’avvio di misure senza precedenti che potrebbero per davvero, se usate nel modo giusto, cambiare l’Europa nel segno della semplificazione fatta di misure strutturali, della tecnologia e dell’innovazione.

Il presidente del summit di Brussels, Charles Michel, ha definito questo momento, arrivato questa mattina attorno alle cinque durante il secondo incontro più lungo della storia dell’Unione dopo quello di Nizza del 2000, un momento cardine per l’Europa; a Michel nel definire l’occasione storica si è unita la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. L’Unione Europea quindi non si spezza, la possibilità di frattura politica insanabile ventilata non più tardi di ieri negli Stati Uniti da CNN si allontana e di molto. Il pacchetto di sostegno post pandemia dovrà ora attraversare un secondo periodo di negoziazione, più tecnica, fra gli stati membri dell’Unione, e richiederà di essere ratificato dal Parlamento Europeo; gli accordi conterranno anche meccanismi che permettano ai singoli paesi di rifiutare un piano di spesa proposto. Scomparsa nel nulla però è la proposta di destinare il sostegno esclusivamente ai paesi che rispettino pienamente i principi democratici dell’Unione: Ungheria e Polonia avevano minacciato, se questo fosse stato fatto, il veto all’accordo stesso.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

Ultime notizie

Dello stesso autore