09.05.2020 – 15.25 – “Lo scaricabarile e la ricerca del capro espiatorio sono due espedienti per trasferire su altri responsabilità proprie. Tale pratica, purtroppo, è diffusa nel nostro Paese, specialmente nell’arena politica. In Friuli Venezia Giulia negli ultimi tempi e in occasione dell’emergenza COVID-19 va di moda attribuire ai “tecnici” decisioni che in realtà sono politiche. E’ bene ricordare che i tecnici, eventualmente, indicano opzioni e il politico sceglie; se, al contrario, i tecnici studiano le opzioni e quindi operano la scelta, allora saremmo in una tecnocrazia.” Lo afferma in una nota il Consigliere regionale del gruppo Misto Walter Zalukar. “E’ così che la nave-ospedale attraccherà su consiglio dei tecnici, è così che Trieste non può avere ospedali COVID-Free perché lo dicono i tecnici e via discorrendo”.
“E quando non è possibile attribuire ai tecnici una scelta, scatta l’operazione capro espiatorio. E’ quanto sta accadendo con le strutture residenziali per anziani, in particolare con quelle private e di piccole e medie dimensioni. Queste strutture sono sottoposte ad una gogna mediatica che imputa loro di non essere state capaci di contenere il contagio a causa della loro dimensione ridotta e per un’organizzazione non all’altezza”.
“Ad una attenta analisi dei dati, tuttavia, emerge una realtà ben diversa e che ormai comincia a farsi largo tra gli esperti del settore, l’opinione pubblica e molte famiglie. Per questo motivo ho presentato un’interrogazione alla Giunta. Andiamo per punti”. Aggiunge il consigliere: “L’indicazione della Direzione Centrale Salute, con documento del 21 marzo, era quella di non ricoverare in ospedale pazienti COVID positivi presenti nelle case di riposo e di trattarli in loco (tranne casi gravi); gli ospedali erano e sono i focolai principali del virus; l’ASUGI ha redatto un piano per le strutture per anziani appena il 27 marzo, un mese dopo l’esplosione dell’epidemia; l’aggiornamento del suddetto piano, datato 22 aprile, indica, contraddicendo quanto disposto un mese prima dalla Direzione Salute, di ricoverare gli ospiti positivi delle case di riposo in ospedale e vieta nuovi accoglimenti nelle case di riposo anche laddove queste garantiscono luoghi di isolamento e quarantena; i contagi si sono concentrati in un numero ristrettissimo di residenze private e la ripartizione dei contagi ci mostra che nell’89 % delle strutture private il virus non è entrato; dei circa cento contagi nelle case di riposo private ben 90 sono concentrate su 3 strutture e dove le autorità sanitarie (ASUGI), postesi al “comando delle operazioni”, hanno scelto di non isolare altrove i positivi o i sospetti, ma di mantenerli in struttura”.
“Da tutto ciò si evince che, prosegue, “la principale causa di contagio delle case di riposo è stata una gestione poco accorta delle autorità sanitarie; che ci sono stati pazienti di serie A e di serie B (quelli che, ammalatisi in casa di riposo, non hanno avuto immediato accesso in ospedale); che la stragrande maggioranza delle case di riposo piccole e di medie dimensioni ha saputo difendere dal contagio i propri assistiti e in piena autonomia“.
“Inoltre è giusto ricordare che queste strutture, regolarmente autorizzate secondo i requisiti fissati dalla Regione, non sono dei reparti ospedalieri a cui chiedere prestazioni di carattere sanitario complesso. Voler modificare, come sembra paventare l’Assessore alla Salute, i loro requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi per renderle adatte ad affrontare una crisi simile è errato ed antieconomico. Elaborare dei piani per emergenze sanitarie, al contrario, è la scelta che bisogna caldeggiare”.
“Infine” conclude il consigliere “vietare nuovi accoglimenti in queste strutture anche laddove queste garantiscono appropriati spazi di isolamento e quarantena per i nuovi ospiti significa volerle mettere fuori mercato, favorire l’arrivo di grandi gruppi di residenzialità privata e cancellare una realtà locale di assistenza che con fatica e crescente professionalità si è ben inserita nel contesto sociale della città rappresentando un riferimento di fiducia per molte famiglie.
c.s