Come vanno le cose in Friuli Venezia Giulia? Stando a Google, malino

15.04.2020 – 18.07 – La necessaria premessa è che non si tratta né di un report destinato a valutazioni statistiche generali, né di dati da utilizzare per la valutazione sullo stato di salute o per scopi scientifici; riguarda, inoltre, solo una percentuale di persone, ovvero quelle che hanno a disposizione un dispositivo che consenta la geolocalizzazione, che allo stesso tempo hanno un account Google e si trovano vicino a luoghi che Google è in grado di riconoscere. Dati parziali, quindi; nella società di oggi però Google è, piaccia o meno, un indicatore molto importante, e le informazioni che ci restituisce possono essere lette sia come confortanti (per i politici, gli scienziati e il comitato tecnico sostenitore dell’isolamento come forma primaria) che disastrosi (per chi pensa a quale potrà la situazione economica del domani, dopo il ritorno alla normalità).

Cosa ci dice il rapporto Google, contenente dati consolidati al 5 di aprile? Il calo del numero di persone che si è spostato in luoghi come bar, ristoranti, centri commerciali, cinema, teatri, librerie e tutto ciò che rientra nella categoria commercio al dettaglio e divertimento, è stato del 95 per cento sia su scala nazionale che regionale; quel 5 per cento di persone che ancora si spostano sono probabilmente gli addetti ai lavori, sommati a quei pochi esercizi, come i negozi di elettronica, rimasti aperti. I mercati rionali, i negozi di alimentari, le drogherie e farmacie hanno visto un calo dell’82 per cento in Italia, e del 94 per cento in Friuli Venezia Giulia: chi aveva fatto del ‘chilometro zero’ la sua bandiera ad esempio nell’enogastronomia, è rimasto senza prospettive. A ruota, anche a seguito delle ordinanze, si sono bloccate le visite in qualsiasi luogo all’aperto (sia esso salubre o meno) come parchi, piazze, spiagge, porticcioli, giardini pubblici: meno 91 per cento. Gli utilizzatori del trasporto pubblico su scala nazionale sono scesi dell’86 per cento, e in Friuli Venezia Giulia dell’83 per cento; al posto di lavoro si è recato in Italia il 42 per cento delle persone, mentre in Friuli Venezia Giulia solo il 38 per cento, in questo caso nei dati Google pesano di più i professionisti e dipendenti che hanno proseguito le attività nei servizi e nei media, ad esempio. Aumentano, e non sorprende, le persone che usano i servizi Google da casa: un 24 per cento in più sia in regione che su scala nazionale.

Il popolare motore di ricerca ha aggregato questi dati sulla base di propri sistemi di analisi e d’intelligenza artificiale, incrociandoli con le informazioni disponibili sulla piattaforma Maps, mantenendo la riservatezza e l’anonimità di quanto rilevato e confrontando i dati di presenza delle persone nei luoghi, giorno dopo giorno, dopo il 7 febbraio e fino al 5 aprile con un periodo di cinque settimane che è invece quello fra il 3 di gennaio e il 6 di febbraio di quest’anno, preso come riferimento. Le categorie di luoghi che Google ha tenuto in considerazione sono quelle ritenute importanti proprio in termini di rispetto della distanza sociale e accesso a servizi essenziali. Il report su come si sia ridistribuita in pochi giorni la mobilità di questi utilizzatori dei servizi del gigante mondiale nell’analisi dei dati, però, è un termometro che mostra come siano cambiati (forzatamente, a seguito delle restrizioni imposte dai decreti nazionali e dalle ordinanze regionali, o per scelta) i comportamenti delle persone; e quindi di come il distanziamento sociale vada, alla fine, a colpirci in modo enorme, e sempre di più man mano che il tempo passa. Con tutto ciò che ne consegue.

[r.s.]

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