01.11.2019 – 11.05 – Lo scenario della Centrale Idrodinamica del Porto Vecchio di Trieste era ieri illuminato dalle fantasmagoriche figure di una nave medievale; le vele che garrivano al vento, l’esotico suono di paesi e culture lontane. Era la prima avvisaglia della nuova mostra giunta nell’ottocentesco edificio “perla” del Porto Vecchio. L’associazione AvanguardiaCafe, famosissima a Trieste dopo il successo della mostra su Leonardo da Vinci, ritorna con un’altra esposizione multimediale e interattiva: “In viaggio con Marco Polo – La via della seta“. La mostra ripercorre nelle sale della Centrale l’epopea del mercante veneziano immortalata dal “Milione”, passando dagli ambienti portuali delle città medievali del XIII secolo, ai tragitti tra le sabbie e le nevi della Via della Seta, approdando infine alla bottega di un mercante delle spezie. Non una lezione formale, impartita dall’alto, ma un’immersione a trecentosessanta in un mondo così lontano, eppure così vicino, le cui vie percorse dai calzari dei mercanti medievali tutt’ora rimangono snodi commerciali ora percorsi da camion e treni, da petroliere e navi merci.
Non solo la mostra stuzzica il senso della vista e dell’udito, tramite i rumori e il cicaleccio degli ambienti del tempo, ma tramite la ricostruzione di spezie, metalli e tessuti cattura il visitatore con l’olfatto, col tatto e persino… con lo stomaco, perchè le spezie un tempo così pregiate saranno poi in vendita dopo aver visitato l’installazione.
Correva l’anno 1298 quando Marco Polo cadde prigioniero dei genovesi; e durante la lunga detenzione iniziò a dettare al compagno di cella, Rustichello da Pisa, le sue cronache di viaggio lungo la Via della Seta, fino al lontano Catai, oggi la Cina. Il testo, vergato col francese antico, prendeva il nome di “Divisiment dou monde“; solo successivamente divenne noto come il “Milione”, tanto dal nome del quartiere dove risedeva la famiglia Polo, quanto dal nomignolo “Emilione” di uno dei membri della famiglia.
Colpisce, leggendo le sue cronache di viaggio, come la Cina del tempo riscuotesse negli occidentali la stessa, assoluta sorpresa che oggi suscita con la sua recente crescita economica. Basti osservare come Marco Polo si meravigliasse dell’uso della carta moneta da parte dei cinesi, così come oggigiorno ci si stupisce di come i cinesi paghino le proprie spese con le app sul cellulare, da WeChatPay a Alipay. Agli occhi di un cittadino della Repubblica Popolare, l’uso della moneta fisica da parte di un europeo o un americano è un’assurde barbarie. Come nel Medioevo e nell’età moderna, il paese del Dragone ritorna ad essere il modello a cui fare riferimento, tra l’ammirazione per i progressi tecnologici e le paure per il modello sinocentrico e autoritario.
E un ponte, tanto politico quanto reale, già esiste con la “Nuova” Via della Seta, il cui percorso marittimo, dal sud-est asiatico, all’India, fino allo stretto di Suez, venne reso possibile nel 1869 proprio dagli scavi del canale supportati dal triestino Barone Pasquale Revoltella. Se Trieste ha la chance di giocare un ruolo da protagonista nello scenario eurasiatico, lo deve ai mercanti della Serenissima, quale Marco Polo, che aprirono la strada e successivamente nell’ottocento agli Asburgo, i quali intuirono con il Nuovo Porto Commerciale di transito (1891), quali vantaggi geopolitici si potessero ricavare dall’apertura del canale di Suez. Non a caso la mostra trova ospitalità all’interno della Centrale Idrodinamica, la cui preziosissima archeologia industriale, unica in Europa, era all’epoca frutto degli investimenti austro-ungarici rivolti a est, all’India britannica e alla Cina finalmente “aperta” al capitalismo occidentale.
La mostra si sviluppa dapprima in un’anticamera che riproduce il ponte di una nave veneziana del tempo, dalla cui poppa si accede a una grande sala con proiezioni sulle pareti volte a immergere il visitatore negli scenari della Via della Seta.
Le bacheche della Centrale, nelle sale successive, esibiscono un’affilata collezione di pugnali, scimitarre, kriss, sciabole e spade risalenti al XIX secolo: dalla Cina dei Ming, così come dal Borneo, dall’India, dalla Malesia, dalle Filippine… un’eterogenea collezione di avorio e acciaio, di oro e bronzo, raccolta dagli occidentali nell’esplorazione di quei pericolosi paesi. Le sale che seguono riproducono fedelmente gli ambienti medievali di Marco Polo: una bottega di un armaiolo, con spade e alabarde che possono essere “maneggiate”, il negozio di un mercante con gli abiti di seta d'”accarezzare” e infine una bottega delle spezie, il cui profumo avvolge come una nube il visitatore. Tante le occasioni ludiche, specie con la selfie room con abiti medievali e con la possibilità di annusare e toccare quelle spezie un tempo così rare. La mostra risulterebbe però “monca”, senza una visita, grazie alle guide di Italia Nostra Trieste – sezione Giovani, alle caldaie e alle macchine un tempo operanti nell’edificio, conservate dal 1891. Una reliquia asburgica che attesta quanto un tempo i commerci di Trieste fossero fiorenti e all’avanguardia, incapsulati infatti in quella capsula temporale che rimane il Porto Vecchio.
La mostra sarà visitabile dal 1° novembre 2019 al 1° marzo 2020, con il seguente orario: venerdì e sabato 10-20, domenica e festivi 10-18.
Venerdì 1° novembre, primo giorno di apertura, orario 10-20.
L’ingresso, al fine di favorire la visita delle scuole, prevede la gratuità fino ai 12 anni e un biglietto ridotto fino ai 19 anni.
Le guide di Italia Nostra Trieste – sezione Giovani operano dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16, ma si consiglia la prenotazione tramite la mail [email protected].
Il servizio, come negli otto anni precedenti, continua a essere su base volontaria.
Foto di Andrea Ferrarato e Umberto Fracasso, volontari di Italia Nostra Trieste.





















