Demografia, crollano le nuove famiglie a Trieste

SOCIETÀ Presentati i dati di un’indagine della Cisl: Friuli Venezia Giulia ai vertici in Italia per sostegni alle famiglie

9.4.2012 | 11.57 – La famiglia: una priorità per il Friuli Venezia Giulia! Poche nuove famiglie a Trieste ma con alle spalle un buon investimento regionale nei confronti della politiche familiari. È quanto si evince dalla ricerca promossa dalla Cisl nazionale e dalla Fnp Cisl per livelli di politiche a sostegno della famiglia che ci colloca al secondo posto tra otto regioni analizzate.

Dai risultati, presentati ieri nel corso di un convegno della regione, il Fvg ha infatti stanziato nel 2011 ben 34,7 milioni di euro, più di quanto fatto dall’Italia intera (32 milioni di euro) , nonostante le assegnazioni statali per il Fnps (Fondo nazionale politiche sociali) abbiano registrato un taglio del 93% nell’ultimo triennio (da 8,3 milioni del 2010 ai 793 mila euro di quest’anno).

Riconosciuto l’impegno dell’amministrazione regionale resta il fatto che nel 2010 la nostra regione si è guadagnata il primo posto per saldo demografico negativo, ed in particolare le nuove famiglie che si sono affacciate alla vita triestina sono state assai poche.

Secondo l’Istat, la provincia di Trieste si colloca al primo posto per la minor crescita naturale di popolazione nel periodo 2008-2011. Se non fosse quindi per la posizione di confine e per la crescita migratoria la nostra economia demografica sarebbe tra le peggiori d’Italia.

L’assessore regionale alla Famiglia Roberto Molinaro, presente al convegno, ha sottolineato l’importanza dell’investimento per le politiche della famiglia in quanto “l’economia demografica è una delle leve della crescita”. Più popolazione crea più economia e quindi la famiglia diviene un bene sociale ed una priorità da difendere.

Secondo la Cisl fondamentale è anche un maggior impegno nazionale soprattutto per la gestione delle risorse che non devono essere sprecate ma anzi devono riuscire a coprire anche le eventuali urgenze. I sindacati prevedono inoltre la possibilità di risolvere il saldo demografico negativo con efficaci sistemi di servizi (magari tramite appositi sportelli), con attente politiche legate al reddito e una maggior conciliazione tra famiglia e lavoro.

A tal riguardo resta in sospeso il giudizio del ministro Fornero e le eventuali conseguenze sulle gestioni familiari del ddl sul mercato del lavoro, presentato in Parlamento.


Francesca De Bono 

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