23.05.2019 – 12.47 – “L’Unione Europea non è solo un palazzo a Bruxelles. È un’idea concreta di futuro”. Incontriamo Francesco Russo, Consigliere regionale nelle liste del PD e Vicepresidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, per parlare di un’Europa che, in vista delle elezioni di domenica 26 maggio, sembra distante dai cuori dei cittadini e di una parte della politica.
Russo, perché, secondo lei, l’Europa è un’idea, un’ideale al quale non si può rinunciare?
“Come prima cosa, il benessere futuro delle singole nazioni che compongono l’Europa, e dei suoi cittadini, dipende dall’equilibrio e dal mantenimento delle relazioni economiche e politiche costruite in questi anni. Nell’UE vivono attualmente oltre 500 milioni di persone: è più della somma della popolazione di Stati Uniti e Giappone. Le statistiche dimostrano che entro il 2050 nessun paese dell’Unione Europea, se preso singolarmente, sarà più tra le sette principali economie mondiali. Ma l’Unione Europea unita, presa quindi nel suo insieme, sarà ancora in testa alle classifiche”.
Quello di domenica prossima è, di conseguenza, un appuntamento molto importante.
“Importantissimo, e a questo riguardo è fondamentale salvaguardare le proporzioni all’interno del Parlamento Europeo. È un Parlamento di natura diversa rispetto ai Parlamenti nazionali. Le elezioni che si terranno tra oggi 23 maggio e domenica 26 maggio si configurano come le prime elezioni europee vere e proprie. Molte volte le passate campagne elettorali hanno trascurato i temi fondamentali per il futuro dell’UE, e spesso hanno preso la forma di pura propaganda relativa al dibattito nazionale. In particolar modo sono state trascurate due questioni di rilievo: l’immigrazione e l’equità fiscale. È impensabile che gli stati possano difendersi singolarmente dalle conseguenze della globalizzazione e da potenze economiche mondiali. Ma in assenza di un forte senso d’identità, di una politica più forte, le problematiche che ci sono non potranno mai essere risolte”.
Ci sarà, secondo lei, astensionismo? Di fronte a un’Europa poco amata?
“Spero di no. Mi auguro di no anche se ho più di qualche timore. È un momento della storia europea in cui per la prima volta il voto dei cittadini ha forte influenza, e in Parlamento Europeo si dovrà arrivare con una forte visione politica. Finora, le elezioni europee sono sempre state un po’ considerate come un passaggio intermedio fra un’elezione politica nazionale e l’altra: il ‘passaggio di Midterm’ degli Stati Uniti visto a casa nostra. Oggi per la prima volta vedremo se Popolari e Socialisti che hanno sempre determinato le scelte del Parlamento potranno fare da soli. Probabilmente non sarà più così, per questo le elezioni di domenica sono importanti. Ora, di fronte ai temi di oggi e con un mandato da parte degli elettori che è diventato molto significativo, si va in Parlamento Europeo per discutere e per prendere decisioni, valorizzando il Parlamento e la Commissione magari prevedendo per il futuro l’elezione diretta del suo Presidente”.
In tema d’immigrazione, è nota la sua posizione a favore dell’accoglienza e dell’integrazione. Negli ultimi giorni, si è parlato molto di aumento dei transiti dalla Nuova Rotta Balcanica.
“Io sostengo che questo è un fenomeno da gestire meglio. Non solo con gli slogan del Ministero dell’Interno sotto Salvini. I dati che riguardano i passaggi sulla Rotta Balcanica sono di nuovo allarmanti. E, se la situazione in Libia dovesse peggiorare, potremmo ritrovarci di fronte a una nuova ondata di sbarchi via mare; sull’immigrazione continua a manca una visione di politica internazionale, non esistono facili soluzioni che possano essere applicate da un paese solo in Europa, o da un blocco di paesi, senza il supporto di tutti altri. L’accoglienza, attraverso una politica concordata e strutturata, e l’integrazione è l’unica strada possibile. Proprio ieri Confindustria, con grande saggezza, ha ricordato che il fenomeno dell’immigrazione va studiato con attenzione prima di proporre e trovare soluzioni”.
L’Europa può resistere alle pressioni economiche che arrivano sia da ovest, con la nuova politica commerciale degli Stati Uniti, che da est e dalla Cina?
“Il nostro continente europeo, dopo 70 anni di pace, risulta essere l’area economicamente più sviluppata. Assieme, siamo molto forti. E l’equilibrio economico di questa zona influisce sull’economia globale. Critichiamo continuamente l’Unione Europea, mettiamo in dubbio ogni giorno le motivazioni dei paesi e degli uomini che l’hanno fondata, chiedendoci se non sarebbe meglio fare di nuovo da soli: ma sono stati proprio l’unione degli stati europei, l’aprirsi delle frontiere e del commercio, l’incontro dei giovani a far sì che in Europa fra quegli stessi stati non si sia sparato più, in tutti questi anni, neanche un colpo di pistola. Pensiamoci. E su questa strada dobbiamo continuare: prima dell’Unione Europea, il nostro continente era un’area di guerra e di armi. Solo l’ipotizzare di poter tornare indietro fa paura: prima inizi con una frontiera, poi prosegui con i dazi, poi con la guerra commerciale; e poi? Poi torni alla guerra. Lo stiamo vedendo nel Pacifico, dove le portaerei americane guardano quelle cinesi. Per ora, solo con freddezza. E speriamo che continui così.”
E la nostra città? Negli ultimi mesi ha preso un nuovo ruolo e si è trovata al centro di molti possibili scenari di sviluppo. Può aspirare a privilegiare i suoi interessi?
“L’Europa è nel mondo, e Trieste è in Europa. La città in sé è una dimensione immersa nell’internazionale, che ha bisogno dell’Europa per funzionare e che può dare all’Italia e all’Europa un grande contributo. In questo momento Trieste si trova al centro di un fortissimo interesse da parte di paesi esteri e degli investitori internazionali: ha quindi la fortuna, si potrebbe dire, di soffrire di meno le difficoltà dell’economia italiana perché oggi è più collegata al mondo che in passato. Il porto della città si configura come una grandissima attrattiva: la grande attenzione della comunità internazionale sulla Nuova Via della Seta necessita di esperti e professionisti”.
Difficoltà economiche, quelle italiane, che sembrano sempre più grandi.
“Temo che i veri problemi emergeranno subito dopo le elezioni. A quel punto questo governo non si potrà più nascondere. Già oggi non è più possibile farlo, ma si preferisce aspettare probabilmente per paura di effetti sulle elezioni; poi bisognerà spiegare agli italiani”.
Sulle elezioni, azzarderebbe un pronostico?
“Sono moderatamente ottimista. Credo che il Partito Democratico possa avere un buon risultato; credo che in Europa il sorpasso, da parte del blocco cosiddetto ‘sovranista’, non ci sarà. All’interno di quel blocco ci sono partiti che hanno idee molto diverse fra loro in termini di politica economica, in termini di politica internazionale, di politiche sull’immigrazione”.
E Porto Vecchio, del quale con Francesco Russo parliamo sempre?
“Porto Vecchio, purtroppo, ha rallentato molto. Siamo in questo momento nella condizione non buona di non saper ancora cosa dire agli investitori, che vengono da noi – e questo è già un segnale importante – e propongono piani di ristrutturazione e di sviluppo estremamente interessanti. Bisogna, però, velocizzare i processi di decisione subito e rendere con rapidità operativo il processo di cambiamento senza fare l’errore di guardare solo all’immediato domani: la riqualificazione di Porto Vecchio deve proseguire velocemente, è iniziata ma non può permettersi di rallentare e sarà un lavoro che impegnerà i prossimi Sindaci per molti mandati; un lavoro di quindici o vent’anni almeno. E dobbiamo continuare a remare assieme e tutti nella stessa direzione: l’ha capito bene il Sindaco Dipiazza, devono capirlo tutti, compresi i media e i giornalisti. Dobbiamo continuare a lavorare tutti assieme”.


