“Criticità Altura”: quando la periferia viene trascurata, intervengono i cittadini

22.05.2019 – 15.15 – Tra le molteplici aree periferiche che attorniano il centro cittadino di Trieste, il quartiere di Altura, che racchiude al suo interno una popolazione di oltre 3000 persone, risulta purtroppo essere spesso trascurato ed ignorato dalle istituzioni politiche della città.
Questa situazione viene ben rappresentata dal fatto che il quartiere, nato agli inizi degli anni ’70, si è visto via via privato nel corso del tempo della gran parte dei servizi necessari  al conseguimento del benessere sociale della comunità che vi abita.
Il centro nevralgico di Altura dovrebbe essere infatti rappresentato dal centro servizi sito proprio all’ingresso del quartiere, adiacente alla piscina comunale presente nella zona, nato in origine come primo centro commerciale della regione: successivamente, causa fallimento, l’immobile venne acquistato dalle Cooperative Operaie, le quali però, dopo aver costruito al suo interno un supermercato, fallirono a loro volta. Questo fatto comportò la messa all’asta dell’intero immobile, al cui interno, tuttavia, continuavano ad esistere ancora alcune attività e nello specifico un bar, una farmacia ed un’edicola; servizi di fatto basilari se si considera la funzione di aggregazione sociale, nonché la possibilità di acquistare beni di primo bisogno, come pane, latte e uova, rappresentata dal bar e senza considerare inoltre la necessità ai fini del benessere e del miglioramento della vita del quartiere, rappresentata dalla presenza della farmacia e dell’edicola.

Altura quindi, un quartiere che presenta al suo interno una vera e propria comunità, se si considera che nel rione stesso vi sono presenti anche una scuola dell’infanzia, una scuola primaria e una scuola secondaria di primo grado, si è ritrovato ad essere completamente privo di servizi. Un problema, questo, estremamente grave e di notevole rilevanza, se si tiene in considerazione il fatto che i suoi abitanti si trovano ad oggi, non solo senza un centro di aggregazione, ma senza addirittura la possibilità di effettuare una spesa, senza dover essere costretti a spostamenti.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, all’incirca due anni fa il centro servizi venne acquistato all’asta da un imprenditore deciso ad insediarsi nel rione, costruendo all’interno di quello che è il fulcro del quartiere una casa di riposo, la quale implicherebbe un’eliminazione totale della possibilità di avere qualsivoglia tipologia di servizio per i residenti del rione.
Fin da principio, vi sono state delle problematiche inerenti all’insediamento del nuovo acquirente in quanto quest’ultimo si appropriò dei parcheggi adiacenti che, nonostante fossero di sua proprietà, erano gravati da una servitù di parcheggio. I residenti quindi intervennero facendo causa all’imprenditore, il quale perse anche il ricorso da lui presentato.

E’ da qui che si apre il vaso di Pandora; come ci spiega infatti Gianfranco Turchetti, residente nel quartiere di Altura e responsabile della raccolta firme che sta interessando attualmente il rione, vennero fatti a seguito di questa vicenda dei controlli delle registrazioni tavolari, dalle quali risultò che l’immobile fosse iscritto come centro servizi della zona senza possibilità di cambiarne destinazione d’uso. “Quando ci siamo accorti di questa iscrizione tavolare, abbiamo avviato una raccolta firme correlata da una richiesta al Comune di riservare una maggiore attenzione verso quella che è l’urbanizzazione di questa zona che con questo insediamento sarebbe alterata, senza più la possibilità di avere a disposizione servizi di cui la popolazione del quartiere è al momento sprovvista. Inoltre” – prosegue Turchetti – “nella petizione è stata inserita la richiesta di non fornire il cambio di destinazione d’uso in quanto il centro servizi rappresenta l’unica zona edificabile del quartiere e quindi l’unico spazio a disposizione in cui potrebbero essere presenti i servizi dei quali il rione necessita.
Noi ora abbiamo inviato la petizione al Comune, il quale tuttavia già in precedenza ci disse che l’imprenditore aveva totale libertà d’azione sull’immobile nonostante la questione della destinazione d’uso, senza però darci delle informazioni tecniche al riguardo. Per questo motivo ci stiamo ora organizzando con alcuni tecnici esperti in materia, per avere delle risposte e maggiore chiarezza da un punto di vista legislativo, in quanto vi sono di fatto degli obblighi derivanti da leggi nazionali e regionali, le quali prevedono che vi sia la fornitura di servizi alle zone cittadine che ne sono sprovviste.”

La questione tuttavia, ha presentato fin dall’inizio al suo interno alcune irregolarità; Gianfranco Turchetti racconta infatti che l’acquirente del centro servizi, si vide inizialmente bloccati i lavori di demolizione interna avviati dopo l’acquisto, in quanto non risultava vi fossero i permessi necessari per tale operazione, richiesti dallo stesso acquirente tramite domanda di demolizione interna, ma bloccati a luglio da un’ordinanza. Una questione che, quando venne messa in luce dai residenti del quartiere intervenuti per abusivismo, venne liquidata dai tecnici del Comune, i quali ribadirono la totale libertà d’azione sull’immobile acquistato da parte dell’imprenditore.

La raccolta firme con annessa richiesta, intitolata “Criticità Altura” – spiega Gianfranco Turchetti – “è stata depositata un mese fa. Si tratta di una petizione articolata che pone al centro due richieste nello specifico: che non via sia innanzitutto la concessione del cambio di destinazione d’uso e che s’intervenga con una corretta pianificazione territoriale ed urbanistica nella zona di Altura, che a questo punto non può dirsi adeguata alla vita di una comunità così numerosa. Noi richiediamo quindi un incontro per poter spiegare le criticità che questo quartiere presenta, una richiesta che speriamo venga almeno ascoltata, in quanto un altro rilevante problema è la totale assenza dei consiglieri circoscrizionali; ad essersi presentati per discutere della questione sono stati infatti solo alcuni rappresentanti delle forze politiche di minoranza (PD e M5S), mentre le altre forze politiche si sono certo presentate, ma a discutere con chi era invece favorevole all’insediamento.”

La situazione nel quartiere di Altura si dimostra quindi essere molto critica e tuttavia, di scarso interesse da parte delle istituzioni. L’abbandono del centro servizi da parte degli ultimi commercianti rimasti, a causa delle richieste di affitto troppo alte da parte del nuovo acquirente, ha lasciato l’intero quartiere privo di qualsiasi servizio al di fuori della farmacia; una situazione insostenibile e di certo ingiusta per coloro i quali nel quartiere ci vivono. Inoltre, anche da un punto di vista economico, la costruzione di una casa di riposo e la conseguente privazione dei servizi, andrebbe ad incidere enormemente in quanto, come spiega lo stesso Turchetti, dopo l’eliminazione della gran parte dei servizi presenti, immobili che inizialmente avevano un valore pari a 140.000 euro, sono stati svalutati di quasi il 50%, scendendo ad un valore complessivo che si aggira attorno ai 70.000/75.000 euro.” Una perdita enorme per chi volesse vendere la propria casa nel quartiere.

L’unica proposta avanzata in questo contesto è stata quella dei consiglieri comunali Cason e Panteca, i quali avevano proposto il posizionamento di un negozio automatizzato, senza personale, aperto 24 su 24, con possibilità di pagamento attraverso contanti e carta di credito. Una ben magra consolazione che non andrebbe però a risolvere la necessità di oltre 3000 persone di avere un punto di riferimento non solo per l’acquisto di beni alimentari, ma anche per l’aggregazione sociale.
La sola possibilità quindi per i residenti di Altura di essere tutelati dall’eliminazione totale di qualsivoglia servizio, è quella che vede la non concessione del cambio di destinazione d’uso dell’immobile. “Se la legge ci darà ragione allora è giusto che ci siano i servizi” – conclude Turchetti – “se invece la legge ci dirà che è l’acquirente ad avere ragione, potrà fare quello che meglio crede. Tuttavia, non ho ancora trovato alcuna legge che mi dia torto sulla questione.”

 

Nicole Petrucci e Davide Gasparotto