Contro l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette: UniTS svela i risultati del progetto WASTEREDUCE

27 luglio 2026 – ore 8:30 – Quali sono le aree naturali più esposte all’abbandono dei rifiuti? Quali fattori contribuiscono ad alimentare il fenomeno? E soprattutto, come intervenire per contrastarlo? Il progetto europeo WASTEREDUCE Integrated waste reduction strategies and solutions in protected and Natura 2000 areas ha provato a rispondere a questi interrogativi, in un percorso che ha unito ricerca scientifica, collaborazione internazionale e sperimentazione di soluzioni operative. L’iniziativa, finanziata dal Programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027, è nata con l’obiettivo di sviluppare strategie efficaci per prevenire e ridurre la dispersione dei rifiuti nelle aree protette e nei siti Natura 2000, salvaguardando di conseguenza ecosistemi terrestri, fluviali e marini. Avviato nel febbraio 2024, WASTEREDUCE ha coinvolto otto partner tra Italia e Croazia, con un finanziamento complessivo di circa 1,66 milioni di euro sostenuto per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale.

Le attività si sono concentrate in tre aree pilota: il Medio Brenta, la costa occidentale dell’Istria e la baia di Sakarun, sull’isola croata di Dugi Otok. Il progetto WASTEREDUCE, che ha visto il contributo scientifico dell’Università di Trieste, è da poco giunto al termine dopo due anni e mezzo di attività, con risultati che potranno rappresentare un punto di riferimento per la tutela delle aree naturali dell’Adriatico.

Il ruolo di UniTS

Significativo il contributo che il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste ha saputo fornire al progetto. I ricercatori di UniTS hanno lavorato su due fronti complementari: da un lato, gli studiosi hanno analizzato i comportamenti umani per comprendere quali fattori favoriscano o ostacolino il corretto conferimento dei rifiuti nelle aree naturali. Il gruppo UniTS, coordinato dal professor Fabio del Missier, ha condotto due indagini rivolte ai visitatori delle aree protette e agli stakeholder locali, con l’obiettivo di approfondire le abitudini e la percezione del fenomeno, nonché individuare possibili strategie di intervento. Dalle indagini è emerso come la semplice informazione non basti a cambiare le abitudini dei soggetti coinvolti: risulta altrettanto fondamentale progettare spazi più funzionali, con punti di raccolta facilmente individuabili, accessibili e ben segnalati.

In parallelo, i ricercatori UniTS hanno condotto attività di analisi spaziale e monitoraggio degli accumuli negli ambienti terrestri e marini. Nello specifico, il gruppo di ricerca guidato dal professor Giovanni Bacaro ha impiegato immagini satellitari, droni, dati territoriali e condotto verifiche sul campo per individuare le aree in cui i rifiuti tendevano ad accumularsi, con l’obiettivo di individuare i territori più vulnerabili e pianificare in modo più mirato le attività di prevenzione e intervento.

I risultati del progetto

I risultati del progetto dimostrano che un approccio coordinato può migliorare concretamente la gestione dei rifiuti nelle aree naturali. Nel Medio Brenta sono state recuperate circa 40 tonnellate di rifiuti in un anno e i dieci Comuni coinvolti hanno sottoscritto il Brenta Mayors’ Agreement per rafforzare la tutela del sito Natura 2000. In Croazia, nella baia di Santa Marina, è stato installato un sistema mobile per la raccolta dei rifiuti galleggianti e le analisi su oltre quaranta uccelli marini rinvenuti senza vita hanno confermato la presenza di plastica nell’apparato digerente di quasi tutti gli esemplari considerati.

Al termine del progetto sono stati messi a disposizione piani d’azione e metodologie di monitoraggio, nonché soluzioni operative dedicate alle amministrazioni locali e agli enti gestori delle aree naturali, e infine strumenti educativi che potranno essere adottati nei siti Natura 2000 e in altre aree protette dell’Adriatico. WASTEREDUCE offre così un modello efficace e replicabile, che contribuirà a prevenire e contrastare il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti.

Articolo di Benedetta Marchetti

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