10 aprile 2026 – ore 11:00 – Oggi l’Irlanda entra nel quarto giorno di proteste contro il caro carburante. Rallentamenti e interruzioni del traffico stradale e autostradale si segnalano in tutto il Paese; le linee di trasporto pubblico Dublin Bus e Luas Green hanno annunciato ritardi e sospensioni nei servizi; numerosi distributori di benzina risultano chiusi a causa della scarsità dei rifornimenti, stando a quanto si apprende dai media del posto. Camion e trattori stanno bloccando in particolare la strada verso Irving Oil, l’unica raffineria di petrolio del Paese, a est di Cork, che fornisce circa il 40% del petrolio irlandese. Qui i manifestanti hanno raccontato all’Irish Times che le proteste sono state organizzate via WhatsApp a partire da domenica per chiedere innanzitutto l’imposizione per legge di un price cap, un tetto al prezzo dei carburanti: “Se verremo rimossi con la forza, allora arriveranno rinforzi dal resto del Paese che prenderanno il nostro posto”, hanno detto. Il governo non ha escluso il ricorso all’Esercito. Il Taoiseach (equivalente irlandese di primo ministro) Micheál Martin ha detto che la sua priorità è proteggere i diritti delle persone e l’economia, in base alle preoccupazioni espresse ad esempio dal Servizio sanitario nazionale, secondo cui sono a rischio disponibilità di medicinali e prestazioni mediche di base, o dal Gruppo di coordinamento delle emergenze governativo (Necg), che teme ripercussioni sulle catene di approvvigionamento e distribuzione di beni essenziali in vari settori.
Il governo si è detto inoltre disponibile ad ascoltare e a negoziare con i manifestanti, a condizione che cessino immediatamente le proteste. Uno dei promotori delle proteste, James Geoghegan, ieri sera ha riferito alla televisione pubblica irlandese (Rté) di aver ottenuto un incontro con rappresentanti del governo, in programma in teoria oggi pomeriggio, e che nel frattempo le manifestazioni proseguiranno a prescindere. Tuttavia non è chiaro chi parteciperà all’incontro, in base alle fonti istituzionali disponibili. Lo stesso Geoghegan ha detto all’Irish Independent: “Abbiamo una lista precisa di richieste. Siamo per lo più lavoratori autonomi e non possiamo sostenere i colpi. L’Irlanda ha bisogno del suo petrolio e della sua sicurezza energetica. Si trova lì, nel mare, portiamolo a terra e usiamolo. Abbiamo un oceano pieno di petrolio che non sfruttiamo. La realtà è che non possiamo permetterci di tornare a casa. È semplice. Quest’anno il mio conto del carburante, nell’ambito della mia attività, è aumentato di 70.000 dollari. Non posso permettermi di pagarlo”.
Articolo di Lilli Goriup


