Ossa fragili e vitamina D, perché Trieste dovrebbe parlare di più di osteoporosi

29 aprile 2026 – ore 09:00 – Trieste è da anni ai vertici delle classifiche italiane per longevità e percentuale di popolazione anziana. Un primato di cui andare fieri, ma che porta con sé una responsabilità sanitaria precisa: le malattie legate all’invecchiamento, e in particolare quelle che colpiscono l’apparato scheletrico, richiedono un’attenzione crescente. Secondo i dati della Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, nel nostro Paese l’osteoporosi interessa circa cinque milioni di persone, con una netta prevalenza femminile dopo la menopausa, ma con una quota maschile in costante aumento tra gli over 70. Ogni anno in Italia si registrano oltre 90.000 fratture del femore riconducibili alla fragilità ossea, con un tasso di mortalità a un anno che sfiora il 20 per cento nei pazienti più anziani. La particolarità di questa patologia è la sua natura invisibile: le ossa si assottigliano lentamente, senza dolore, senza sintomi percepibili, fino al momento in cui una caduta banale o persino un movimento improvviso produce una frattura che in un soggetto più giovane non avrebbe lasciato nemmeno un segno.

Una città longeva con un nemico silenzioso: i numeri dell’osteoporosi in Italia

La Bora, il sole e le ossa: un legame tutto triestino

C’è un elemento climatico che rende Trieste peculiare anche da questo punto di vista: la Bora. Nei mesi invernali, le giornate di vento forte tengono spesso i triestini in casa, riducono le passeggiate, limitano l’attività fisica all’aperto e, soprattutto, abbattono drasticamente l’esposizione alla luce solare. Questo ha una conseguenza diretta sulla vitamina D, il cui principale meccanismo di sintesi nell’organismo umano avviene proprio attraverso l’irradiazione della pelle da parte dei raggi UVB. Una carenza prolungata di vitamina D compromette l’assorbimento del calcio a livello intestinale, accelera il riassorbimento osseo e aumenta concretamente il rischio di sviluppare osteoporosi o di aggravarla quando è già presente. I dati degli studi europei sulla carenza di vitamina D confermano che le popolazioni delle città nordiche e a bassa insolazione invernale presentano valori ematici di 25-idrossivitamina D significativamente al di sotto della soglia ottimale tra novembre e marzo. Trieste, pur essendo affacciata sull’Adriatico, rientra in questa casistica per la combinazione di latitudine, copertura nuvolosa e abitudini imposte dal clima invernale. Con l’arrivo della primavera e delle prime giornate soleggiate, chi vuole capire a che punto è la propria salute ossea può rivolgersi a un reumatologo o a un medico internista: sul portale dove è possibile prenotare online visite mediche nella tua città si trovano specialisti disponibili anche a Trieste e in tutta la regione Friuli-Venezia Giulia.

Chi è a rischio e quando fare una prima valutazione

Non tutte le persone hanno lo stesso rischio di sviluppare osteoporosi, e conoscere i fattori predisponenti aiuta a capire se e quando sottoporsi a una valutazione. Le donne in postmenopausa rappresentano la categoria più esposta, in particolare quelle con una menopausa precoce o chirurgica. Tra gli uomini, il rischio cresce sensibilmente dopo i 65 anni, soprattutto in presenza di terapie cortisoniche prolungate, malassorbimento intestinale o storia familiare positiva per fratture da fragilità. Un indice di massa corporea basso, il fumo, un consumo elevato di alcol e la sedentarietà sono ulteriori fattori che concorrono al deterioramento della densità minerale ossea nel tempo. Lo strumento diagnostico di riferimento è la densitometria ossea, o MOC, un esame non invasivo e indolore che misura la densità dell’osso in corrispondenza della colonna lombare e del femore prossimale, fornendo un T-score che permette di classificare il paziente come normale, osteopenico o osteoporotico. L’esame non richiede preparazione particolare, dura pochi minuti e, se abbinato a un dosaggio della vitamina D e del calcio ematici, offre una fotografia completa della salute scheletrica del paziente.

Prevenire la frattura: movimento, alimentazione e supplementazione

La gestione dell’osteoporosi si articola su tre livelli che si integrano tra loro. Il primo è quello nutrizionale: un apporto adeguato di calcio attraverso la dieta, privilegiando latticini, legumi, verdure a foglia verde e pesce, è la base di partenza. Il secondo è quello motorio: l’esercizio fisico a impatto moderato, come la camminata a passo sostenuto, il nuoto o la ginnastica posturale, stimola il rimodellamento osseo e migliora l’equilibrio, riducendo il rischio di cadute. Il terzo livello, quando gli altri due non sono sufficienti, è quello farmacologico: supplementi di vitamina D e calcio, bifosfonati o altri farmaci specifici vengono prescritti dallo specialista sulla base del profilo di rischio individuale. Trieste, con il suo Canale Grande, i suoi rioni collinari e le passeggiate lungo il mare, offre scenari ideali per una camminata quotidiana che diventa, a tutti gli effetti, uno strumento di prevenzione. Anche chi ha trascorso l’inverno in casa a causa della Bora può recuperare, con la primavera, una routine di attività fisica che faccia bene sia alle ossa sia all’umore.

Elty e la prevenzione a portata di click: trovare lo specialista giusto senza  complicazioni

Uno degli ostacoli più comuni alla prevenzione è la difficoltà pratica di organizzare una visita specialistica: trovare un reumatologo disponibile, capire dove andare, orientarsi tra strutture private e poliambulatori. Piattaforme come Elty semplificano questo passaggio, mettendo a disposizione un sistema di ricerca per specialità, città e disponibilità, con la possibilità di prenotare direttamente online. Per chi vive a Trieste e vuole iniziare a prendersi cura della propria salute ossea prima che il problema si manifesti, questo tipo di strumento abbatte l’attrito che troppo spesso fa rimandare un controllo a data da destinarsi. La primavera è il momento giusto per farlo: le giornate si allungano, la luce torna, e con essa anche la possibilità di ricaricare le riserve di vitamina D. Non è mai troppo presto per fare una valutazione, e raramente è troppo tardi.

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