1 aprile 2026 – ore 07:00 – Scomparve a Trieste, il primo aprile di cent’anni fa, Carlo De Marchesetti: botanico, paleontologo, ma in primo luogo grande archeologo dei castellieri, indagati per la prima volta con piglio scientifico e cazzuola alla mano. Oggigiorno il Civico Museo di Antichità non sarebbe tale, specie nella sua sezione protostorica, senza l’indispensabile lavoro di scavo e studio svolto da Marchesetti per mezzo secolo.
Ecco qualche breve spigolatura biografica: a soli ventisei anni, nel 1876, Marchesetti divenne direttore del Museo di Storia Naturale; due anni prima, con l’esploratore Richard Francis Burton che lo influenzò profondamente nelle idee e nell’amore dei viaggi, aveva compiuto la prima escursione archeologica presso un castelliere, a Cunzi; nel 1903, dopo vent’anni di scavi sul campo, pubblicava la monografia ‘I castellieri preistorici di Trieste e della Regione Giulia‘, tutt’oggi imprescindibile studio per chi si approccia ai castellieri del Carso.
Nell’esatta giornata dell’anniversario, mercoledì 1 aprile, ore 17.30, si terrà al Circolo della Stampa di Trieste (corso Italia 13, primo piano) una conferenza-intervista a Paolo Paronuzzi, intitolata ‘Raccontare Marchesetti a cento anni dalla morte: l’uomo e lo scienziato‘ dove si ripercorrerà la vita dell’illustre scienziato calandolo nella Trieste del periodo.
Ma qual è l’aspetto ancora ‘attuale’ di Marchesetti? “Un lato che rimane insuperato è la visione a trecentosessanta gradi, tipica degli studiosi di fine ottocento – spiega Paoronuzzi – se oggigiorno viviamo di discipline scientifiche specialistiche, gli scienziati del periodo avevano una base di nozioni molto più ampia di quella odierna. Marchesetti era in ambito scientifico, ma non dimentichiamo le sue conoscenze storiche e dunque umanistiche: la fusione dei due mondi, naturalistico e umanistico, è qualcosa di assolutamente attuale. Oggigiorno abbiamo esperti sì, ma solo di settori ultra specialistici; e pertanto ti fermi a quel dato, a quell’ambito, perdendo la visione di insieme”.
Parlando di Marchesetti impossibile non citare i castellieri… “Marchesetti è il ‘padre’ della ricerca scientifica sui castellieri: se Richard Burton aveva seguito le intuizioni di altri studiosi istriani, come Tommaso Luciani e Covaz, Marchesetti è il primo che scava, inizia l’indagine archeologica come la conosciamo; dalle necropoli agli abitati fortificati.
Marchesetti nel 1823 inizia a scavare e termina nel 1923: quarant’anni di indagini archeologiche. La necropoli dell’età del ferro di Santa Lucia di Tolmino, per il suo impressionante patrimonio, è forse la scoperta più eclatante; ricordiamo però anche il tesoretto di San Canziano di Timavo, oggigiorno esposto al Museo Winckelmann, con la più ricca collezione di ambra della zona”.
Uno scienziato però con molteplici interessi… “La sua passione rimarrà sempre la botanica: conosce Muzio de Tommasini che gli farà da padre adottivo e, quando andrà a studiare medicina a Vienna, era già un appassionato esperto di botanica. Non ci deve sorprendere, perché si tratta della base comune, tipica del periodo, delle scienze naturali: scienziati come Marchesetti sono naturalisti a tutto tondo. Geologi che diventano archeologi, paleontologi che sono anche botanici e così via.
Si discute infatti all’epoca chi debba occuparsi di archeologia preistorica: se gli umanisti o i naturalisti. Marchesetti si definisce non a caso paletnologo e cioè un archeologo preistorico: tante volte porrà in evidenza la base necessaria delle scienze. Lo studio della preistoria richiede una base di scienze naturali assente con lo studio dell’archeologia greca o romana. Marchesetti non è, come scrivono alcuni, un paleontologo, ma un paletnologo: questa è una distinzione per lui importantissima, perché lo studio delle civiltà preistoriche, con i castellieri, costituisce il cuore della sua attività. E’ un uomo rigoroso: nel momento in cui giunge alla conquista romana dei castellieri, Marchesetti ferma gli studi, si interrompe. Non è un settore che gli compete”.
Marchesetti era un filo italiano o un austriaco? Quali erano le sue posizioni politiche? “Marchesetti è morto in una Trieste italiana e pertanto lo hanno definito un convinto nazionalista. Marchesetti naturalmente era di famiglia italiana, si sentiva un italiano di lingua e cultura; e tuttavia era un fedele funzionario dell’Austria-Ungheria, un direttore di un importante Museo scientifico di una città dell’impero quale Trieste. Marchesetti infatti evitò accuratamente di avere contatti con archeologi che avessero tendenze irredentiste: non si interessava di politica, ma solo di scienza e ciò voleva dire all’epoca la Società Adriatica delle Scienze Naturali e ancor più gli ambienti tedeschi a Vienna. Siamo negli stessi anni in cui si forma, con base a Parenzo, la Società Istriana di Archeologia e Storia Patria che eviterà accuratamente di invitare Marchesetti. Gino Bandelli lo ha definito “un austriacante”, ma nel senso che gli piaceva il modo di lavorare dell’apparato scientifico dell’impero asburgico”.
Inoltre “Marchesetti era un liberale e un pacifista: allo scoppio della prima guerra mondiale scrisse dure parole di condanna, per un uomo di scienza quale era il conflitto sembrava un’assoluta follia. Lo potremmo definire un positivista, interessato alla ricerca scientifica e alla crescita del ‘suo’ Museo” conclude Paronuzzi.
Articolo di Zeno Saracino


