Dalle Paralimpiadi di Milano-Cortina al ricordo di Sydney: l’oro truccato della Spagna nel 2000

11.03.2026 – 08.00 – Tempo di Paralimpiadi invernali, in pieno svolgimento quelle di Milano Cortina 2026 dopo le Olimpiadi svoltesi il mese scorso. Attraverso di esse il mondo dello sport torna a celebrare i valori che stanno alla base del movimento paralimpico: inclusione, correttezza e rispetto delle diverse abilità. Eppure la storia dei Giochi conosce anche pagine molto più controverse. Tra queste, una delle più clamorose resta lo scandalo della nazionale spagnola di basket alle Paralimpiadi di Sydney 2000, considerato ancora oggi uno dei più grandi imbrogli nella storia dello sport paralimpico. In Australia la Spagna dominò il torneo di basket riservato agli atleti con disabilità intellettiva.

La squadra vinse tutte le partite con largo margine, eliminando Portogallo, Brasile, Giappone e Polonia prima di fare sua la finale contro la Russia con un netto 87-63. Un percorso netto che inizialmente sembrò soltanto la dimostrazione di una squadra particolarmente forte. La verità emerse però pochi giorni dopo la chiusura dei Giochi, quando uno dei giocatori della squadra, il giornalista spagnolo Carlos Ribagorda, rivelò che quasi tutta la formazione non aveva alcuna disabilità. Ribagorda aveva partecipato volontariamente alla spedizione proprio per documentare dall’interno un sistema che, secondo il suo racconto, andava avanti da tempo.

L’indagine giornalistica rivelò che su dodici giocatori soltanto due avevano realmente i requisiti per competere nella categoria riservata agli atleti con disabilità intellettiva. Gli altri erano cestisti dilettanti o semiprofessionisti reclutati per rafforzare artificialmente la squadra. I controlli, basati soprattutto sul quoziente intellettivo e su certificazioni mediche, erano stati facilmente aggirati. Al centro dello scandalo finì Fernando Martín Vicente, allora presidente della federazione spagnola degli sport per disabili mentali. In sede giudiziaria fu l’unico a essere ritenuto responsabile della vicenda: patteggiò una multa e la restituzione dei finanziamenti ricevuti, oltre a essere bandito dallo sport paralimpico. Alla Spagna venne invece revocata la medaglia d’oro conquistata a Sydney.

Le conseguenze furono pesanti anche per il movimento paralimpico internazionale. Il Comitato Paraolimpico Internazionale decise infatti di sospendere dalle Paralimpiadi tutte le competizioni dedicate agli atleti con disabilità intellettiva per oltre un decennio, fino alla definizione di criteri di classificazione più rigorosi. Oggi, mentre i riflettori sono puntati sugli atleti impegnati nelle gare tra Milano e Cortina, la vicenda resta un monito su quanto sia delicato il sistema di classificazione nello sport paralimpico e su quanto sia fondamentale proteggerne l’integrità. Perché il valore di queste competizioni non sta solo nelle medaglie, ma nella fiducia che atleti e pubblico ripongono nello spirito di lealtà che dovrebbe guidarle.

[l.d.]

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