25.02.2026 – 7.30 – Nel giorno delle solennità istituzionali per il quarto anniversario del conflitto russo-ucraino, Mosca ha accusato Kiev, senza fornire prove, di tentare di ottenere armi nucleari da Londra e Parigi, che smentiscono. L’agenzia di stampa Reuters riporta ciò che l’Ucraina ha rigettato come «una bugia assurda», mentre un portavoce del ministero degli Esteri francese ha definito l’accusa «palese disinformazione» e un portavoce del primo ministro britannico Keir Starmer a sua volta ha detto: «Non c’è verità in questo». La fonte delle accuse è una nota del servizio di intelligence estero russo Svr, citato dalla Reuters, in cui lo stesso servizio sostiene che «Gran Bretagna e Francia credono che l’Ucraina sarebbe stata in grado di garantire condizioni più favorevoli per porre fine alla guerra se avesse posseduto una bomba nucleare o almeno una cosiddetta bomba sporca». Secondo la nota, Londra e Parigi starebbero «lavorando attivamente» per recapitare segretamente tali armi a Kiev. Non sono state fornite prove documentali a sostegno di queste affermazioni. Affermazioni alle quali, ad ogni modo, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev ha reagito sui social, affermando che in un simile scenario la Russia potrebbe usare «qualsiasi mezzo, incluse armi nucleari non strategiche, contro obiettivi in Ucraina e nelle nazioni fornitrici, coinvolte nella guerra nucleare».
Come spiega il lancio di agenzia firmato Reuters, una bomba sporca contiene esplosivo mescolato con materiale radioattivo allo scopo di contaminare una vasta area, mentre un’arma nucleare è progettata per scatenare una massiccia esplosione atomica. Sempre ieri il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta in video-collegamento alla riunione della coalizione dei volenterosi in occasione del quarto anniversario di guerra. «Il governo italiano rinnova la propria solidarietà e vicinanza alle Istituzioni e alla popolazione ucraina», ha detto Giorgia Meloni: «L’Italia concorre con determinazione agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. In questa prospettiva, sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti e partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina. La risoluzione del conflitto rappresenta un interesse strategico europeo prioritario, essenziale per garantire la sicurezza del Continente e quindi dell’Italia». Il presidente del Consiglio inoltre ha evidenziato «una particolare attenzione che l’Italia rivolge alle urgenti esigenze umanitarie della popolazione ucraina».
«È attualmente in corso un programma di fornitura di generatori e caldaie a sostegno del sistema energetico ucraino, fondamentale per la resilienza civile», ha continuato Giorgia Meloni: «Parallelamente, è stata avviata un’iniziativa per la fornitura di apparecchiature sanitarie destinate ai reparti materno-infantili degli ospedali situati nelle aree più colpite dagli attacchi. Questo impegno umanitario costituisce il presupposto per la futura opera di ricostruzione della Nazione, alla quale l’Italia partecipa con un ruolo di primo piano, come testimoniato dall’organizzazione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina nel luglio 2025». Così invece la nota dei capi di Stato e di governo del G7 composto da Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America: «noi, leader del G7, riaffermiamo il nostro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua integrità territoriale, del suo diritto a esistere, nonché della sua libertà, sovranità e indipendenza. Esprimiamo il nostro continuo sostegno agli sforzi del presidente Trump per conseguire questi obiettivi avviando un processo di pace e portando le parti a discussioni dirette. L’Europa ha un ruolo guida da svolgere in questo processo, insieme ad altri partner. Sosteniamo inoltre gli impegni assunti nell’ambito della Coalizione dei volenterosi per fornire solide e affidabili garanzie di sicurezza all’Ucraina. Riconosciamo che solo l’Ucraina e la Russia, lavorando insieme in negoziati in buona fede, possono raggiungere un accordo di pace».
[l.g.]


