27.02.2026 – 11.30 – Il bisfenolo A (BPA) è da poco tornato al centro del dibattito pubblico a seguito di alcune dichiarazioni del professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: in particolare, l’esperto ha affermato in un post sui social che l’esposizione al BPA comporta “possibili rischi di tumore e infertilità“, riaccendendo la preoccupazione dei consumatori italiani. In effetti, il Bisfenolo A è un composto chimico presente in molti prodotti d’uso quotidiano: dagli anni Sessanta ad oggi, questa sostanza è stata impiegata per produrre, tra le varie cose, dispositivi medici, componenti elettroniche e oggetti comuni, come le bottiglie riutilizzabili, i contenitori per alimenti e le lattine. Un dato piuttosto allarmante, considerando che il BPA potrebbe agire come interferente endocrino e provocare danni alla salute. Come spiega Bassetti, il bisfenolo A “mima gli estrogeni alterando il sistema ormonale”: in altre parole, la sostanza può legarsi ai recettori ormonali, imitando la presenza di ormoni nel nostro organismo. Secondo Bassetti, questa caratteristica può causare “problemi, per esempio per la fertilità, per la pubertà precoce, ma anche per l’obesità, il diabete, anche alcuni tumori, per esempio, ormonodipendenti”. Ma allora perché il BPA è ancora fortemente presente in molti dei prodotti attualmente in commercio?
In realtà, già dal 20 gennaio 2025 l’Unione Europea vieta l’uso del BPA nella produzione di materiali destinati al contatto con gli alimenti. Il provvedimento si basa sulle valutazioni condotte nel 2023 dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa): a seguito di studi più approfonditi, la dose giornaliera tollerabile di 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo è stata ridimensionata a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di corporeo. La soglia giornaliera per un’esposizione “sicura” al BPA è dunque di 20 mila volte inferiore rispetto a quanto si pensasse fino a pochi anni fa. Da qui la necessità di introdurre una norma europea per bandire il Bisfenolo A dai materiali a contatto con gli alimenti, come i rivestimenti interni delle lattine: la normativa, che prevede restrizioni progressive, concede alle aziende un periodo di transizione per adattarsi alle nuove disposizioni. Così, alcuni prodotti confezionati con materiali contenenti BPA potranno restare in commercio anche fino al 2028.
È fondamentale, in questa fase di transizione, evitare allarmismi: innanzitutto, occorre sottolineare che il rischio non deriva dal consumo occasionale di alimenti in lattina, bensì dall’esposizione continuativa nel tempo al BPA. Per limitare l’esposizione a questo interferente endocrino, è possibile intervenire sulle proprie abitudini di acquisto e sui propri comportamenti quotidiani: “Bisognerebbe evitare il consumo di alimenti in questo tipo di scatole o di lattine, non riscaldare i cibi in contenitori di plastica, soprattutto nel microonde, che potrebbero rilasciare queste sostanze” suggerisce Bassetti. “Meglio acquistare alimenti in contenitori in vetro, acciaio o ceramica, sia per la conservazione sia per la cottura, incluso l’uso nel microonde.”
[b.m.]


