22.01.2026 – 12.00 – Il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia passa anche attraverso le immagini che raccontano una stagione istituzionale ormai consegnata alla storia. La foto dell’ultimo Consiglio provinciale di Trieste, scattata prima della soppressione dell’ente, è diventata in queste ore il simbolo di un ciclo che si chiude e, al tempo stesso, di uno che si riapre sotto nuove forme. A commentare il via libera definitivo alla riforma dello Statuto regionale è l’amministratore comunale Massimo Romita, che accoglie la decisione come «una scelta attesa, capace di colmare un vuoto istituzionale creato dall’abolizione delle Province e di restituire ai territori strumenti fondamentali di coordinamento e programmazione».
Secondo Romita, il ripristino delle Province come enti di area vasta non rappresenta «una scelta nostalgica», bensì «un atto di responsabilità istituzionale», necessario per dare risposte concrete a territori complessi come quello dell’ex Provincia di Trieste. Un giudizio che affonda le radici anche nell’esperienza personale: «Ho avuto l’onore di sedere sui banchi della Provincia dal 2001 al 2016 e ho potuto constatare quanto questo ente fosse centrale per garantire coordinamento e programmazione».
Dalla fascia costiera al Carso, da Muggia a Duino Aurisina, la Provincia – ricorda Romita – ha svolto per anni un ruolo di riferimento per settori chiave come agricoltura, viabilità, scuole superiori, cultura, ambiente e soprattutto per il supporto ai Comuni più piccoli, spesso schiacciati dal peso amministrativo e finanziario rispetto al capoluogo. Ora, con la riforma, si apre una fase nuova che chiama in causa direttamente la Regione. «La sfida – sottolinea Romita – è definire competenze chiare e modelli di gestione moderni ed efficienti, capaci di sostenere davvero i Comuni e di rispondere ai bisogni reali delle comunità locali».
Uno sguardo che inevitabilmente si intreccia con il ricordo dell’ultima consigliatura provinciale triestina, conclusa in un clima di incertezza istituzionale e segnata da una transizione mai del tutto compiuta. Un’esperienza che oggi torna d’attualità, non per essere replicata, ma per fare tesoro di quanto ha funzionato e correggere ciò che non ha retto alla prova del tempo. «Se sapremo farlo – conclude Romita – le Province torneranno a essere non un costo, ma una risorsa strategica per lo sviluppo del territorio». Una scommessa che, a distanza di anni dall’abolizione, rimette al centro il tema dell’equilibrio tra Regione, enti intermedi e Comuni, e il ruolo della politica nel costruire istituzioni davvero utili ai cittadini.


