Cyberbullismo e revenge porn, sapere come proteggersi fa la differenza

20.01.2026 – 11.30 – Si celebra oggi la “Giornata del rispetto”, ricorrenza introdotta nel 2024 e dedicata alla prevenzione e al contrasto di fenomeni quali bullismo e cyberbullismo. In questo contesto, risulta fondamentale affiancare campagne concrete d’informazione ad una riflessione profonda sul contrasto alla violenza: imparare a distinguere ogni forma di sopruso è indispensabile, ma ciò che fa davvero la differenza è conoscere gli strumenti più efficaci per difendersi. Particolare attenzione va dedicata alla tutela dei singoli utenti dalle minacce della rete: cyberbullismo e revenge porn sono criticità sempre più diffuse, soprattutto tra i giovani. Secondo quanto emerge da un recente rapporto Istat, condotto su un campione di 39.214 ragazzi e ragazze, il 68,5% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni afferma di essere rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo non rispettoso e/o violento, online e/o offline. Al tempo stesso, la minaccia del revenge porn è particolarmente sentita da più della metà dei giovani under 26, come riporta un’indagine dell’Osservatorio indifesa realizzata lo scorso anno da Terre des Hommes. Vista la pervasività delle nuove tecnologie nella vita quotidiana, risulta necessario fare chiarezza sugli strumenti che ciascuno può impiegare per reagire a eventuali violenze subite sul web.

Un contributo significativo è rappresentato dalle nuove informative pubblicate sul sito del Garante Privacy, che forniscono a vittime, famiglie e operatori scolastici alcune indicazioni operative per gestire adeguatamente gli episodi di cyberbullismo e revenge porn. Le linee guida distinguono nello specifico le corrette procedure di intervento da adottare in ciascuno dei due casi. Nonostante vengano spesso confusi nel dibattito pubblico, i due fenomeni richiedono risposte legali e percorsi differenti. L’informativa dedicata al revenge porn fa riferimento all’articolo 144-bis del Codice Privacy: nel dettaglio, il fenomeno consiste nella diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, in origine destinati a rimanere privati, per scopi vendicativi o denigratori, senza il consenso dei diretti interessati. In questi casi, è necessario agire tempestivamente e, spesso, in maniera preventiva: chiunque ritenga, sulla base di motivazioni fondate, che tali contenuti stiano per essere diffusi, può segnalare il pericolo al Garante. Chiunque, anche i minori che abbiano compiuto almeno 14 anni. Chi può effettuare la segnalazione è la vittima stessa oppure, nel caso in cui la persona offesa abbia meno di 14 anni, i genitori.
La procedura consiste nell’invio dei materiali al Garante attraverso un modulo online: l’Autorità, entro 48 ore dal ricevimento, predispone a quel punto un provvedimento per impedirne la diffusione. Il provvedimento viene dunque trasmesso ai gestori delle piattaforme digitali (social, messaggistica) assieme all’impronta digitale (hash) dei file, consentendo loro di bloccare i contenuti senza identificarne direttamente i protagonisti. L’autenticazione può essere effettuata tramite SPID, CIE o EIDAS per l’inoltro automatico: in alternativa, è possibile compilare il modulo manualmente e inviarlo firmato via PEC.

Per quanto riguarda il cyberbullismo, il Garante Privacy traccia una definizione piuttosto ampia del fenomeno: dalle pressioni alle aggressioni, dalle molestie ai ricatti, oltre a insulti, denigrazione, furto d’identità e manipolazione di dati personali a danno di minori. In questi casi, la procedura segue fasi diverse da quelle previste per il revenge porn: in effetti, la prima richiesta di cancellazione dei contenuti va rivolta al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o social media. Solamente in caso di mancato riscontro da parte del gestore, l’utente può rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali. Si precisa tuttavia che l’intervento del Garante è di natura amministrativa e non sostituisce un’azione penale. Per denunciare comportamenti che costituiscono reato, come minacce o estorsioni, ci si può rivolgere direttamente alla Polizia Postale. Per quanto riguarda il revenge porn, occorre ricordare che chiunque riceva immagini intime altrui è tenuto a cancellarle e soprattutto a non diffonderle, per evitare di rendersi complice di comportamenti illeciti. Un suggerimento valido per tutti gli utenti riguarda infine la prevenzione tecnica sui propri dispositivi: l’utilizzo di password complesse, sistemi di crittografia e antivirus è indispensabile per scongiurare il furto di dati personali.

[b.m.]

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