Spagna contro l’Europa: la battaglia più recente per abbassare l’IVA sulle opere d’arte

22.12.2025 – 11.00 – Negli ultimi mesi il mercato dell’arte europeo vive una vera rivoluzione fiscale. Esso ha imposto un colpo di acceleratore alle politiche di agevolazione tributaria sulle opere d’arte. Non solo in Italia. Nel Paese, dal 1° luglio 2025, l’aliquota IVA sulle compravendite artistiche è stata ridotta al 5%, per allinearsi alle possibilità offerte dalla normativa europea ed essere più competitivi sul piano internazionale. Roma ha compiuto questo passo per dare ossigeno a un settore storicamente appesantito da una tassazione più alta rispetto ai principali Paesi UE. Madrid, d’altro canto, resta al palo con un’aliquota del 21%, che secondo artisti e galleristi rappresenta una vera e propria “tassa sulla cultura”.

La situazione in Spagna è considerata da molti operatori del settore insostenibile e ingiusta. Nonostante la direttiva europea che permette di applicare aliquote ridotte anche alle opere d’arte, come già fatto in Francia (5,5 %) e Germania (7 %). Il governo spagnolo non ha ancora adottato una riforma fiscale analoga. Lascia così il comparto agonizzante sotto la pressione della concorrenza internazionale.

Al centro della rivendicazione c’è un manifesto chiamato “Visual Artists of Spain Sign Cultural VAT NOW”. Firmato da oltre un migliaio di artisti e galleristi che, riuniti al Circolo di Bellas Artes di Madrid, hanno richiesto a gran voce una Cultural VAT ridotta. La protesta mette in evidenza non solo una perdita di competitività rispetto agli altri mercati europei, ma anche la difficoltà di promuovere e vendere arte contemporanea all’interno della stessa Spagna.

Secondo i firmatari, l’assenza di un’aliquota agevolata penalizza la professionalizzazione, l’internazionalizzazione e la sostenibilità economica di artisti e galleristi spagnoli. Si trovano così costretti a vedere opere vendibili più facilmente all’estero dove la tassazione è più favorevole. Oppure, a subire una concorrenza sleale durante grandi fiere internazionali come ARCO Madrid. Le critiche non si limitano al fronte fiscale. Il settore accusa il Ministero delle Finanze di immobilismo. Sostiene che il Ministero della Cultura sia favorevole a un adeguamento, ma che la decisione finale sia bloccata da resistenze interne all’esecutivo.

La protesta spagnola, seppure meno visibile di quella italiana, ha una forza simbolica enorme. Questo perché mette in luce un vero e proprio scontro tra cultura e fiscalità. Da un lato, Paesi come Italia, Francia, Germania e ora anche il Portogallo stanno adottando misure per rendere l’arte più accessibile e il mercato più dinamico. Dall’altro, la Spagna rischia di restare isolata, con un settore che soffre sotto una tassazione considerata sproporzionata rispetto all’importanza economica e culturale dell’arte contemporanea.

Se la battaglia spagnola avrà successo e porterà a un abbassamento dell’IVA sulle opere d’arte, potrebbe segnare un altro colpo di scena nella partita fiscale europea per il rilancio del mercato culturale, con ripercussioni economiche e sociali per la promozione dell’arte e della creatività nel continente iberico.

[e.c.]

Ultime notizie

Dello stesso autore