La diatriba sulle origini del panettone tra storia e leggenda, e se fosse nato in Sicilia?

26.12.2025 – 13.30 – Se il panettone non fosse nato a Milano ma in Sicilia? Intorno alle sue origini si intrecciano storie e leggende. La storia ufficiale del grande lievitato, oggi largamente riconosciuta, ci porta nella Milano del XV secolo, alla corte del duca Ludovico il Moro, e vede protagonista il cuoco al servizio del duca, che fu incaricato di preparare un fastoso pranzo di Natale al Castello Sforzesco, al quale erano stati invitati molti nobili e celebri personalità. Siamo nel 1495 e il dolce preparato per l’occasione, però, fu dimenticato nel forno e si carbonizzò. Un inserviente, Toni, propose al cuoco di servire ai commensali un “pane” che aveva cucinato egli stesso con ciò che aveva trovato nella dispensa, tra cui scorza di cedro e uvetta passita.

Gli ospiti furono entusiasti. Il duca volle conoscere il nome di quel capolavoro culinario eil cuoco rivelò: “L’è ’l pan de Toni”. E da allora è il “pan di Toni”, ossia il panettone.

Altre fonti però ne farebbero risalire l’invenzione in Sicilia, precisamente a Montalbano Elicona, paese in provincia di Messina e risalgono addirittura al 1311, quindi un secolo prima rispetto alla vicenda presso la corte milanese di Ludovico il Moro. Il dolce in questione era chiamato “Marzapanettum”: pane dolce, lievitato e farcito con uva passolina, miele e mandorle tostate. Dunque ci troveremo davanti ad un vero e proprio antenato del panettone così come lo conosciamo oggi.

Il Manzapanettum 

Mentre a Milano, alla fine del XV secolo, inventavano il panettone, in Sicilia già dal 1300 si realizzava il ‘Manzapanettum’, un pane dolce con all’interno frutta appassita e secca, un vero e proprio antenato del grande lievitato delle Feste. E proprio ispirandosi alla storia della nascita del Marzapanettum che nascono i panettoni artigianali sformati a Modica, nel laboratorio Marzapani da Peppe Flamingo e dalla sua squadra di maestri lievitisti.

“Le creazioni di Marzapani sono 100% artigianali e fatte in casa, dagli impasti (con lievito madre gestito in acqua da oltre 100 anni e farine di grani antichi siciliani macinati a pietra), ai canditi, alle creme, tutte realizzate con materie prime agricole. La sicilianità, oltre al richiamo alle origini del “Marzapanettum”, è richiamata dal gusto: così come i grandi piatti della cucina sicula – come la pasta alla Norma o l’arancino – sono una vera e propria esplosione di sapori ben definiti, così i nostri panettoni sono contraddistinti da un gusto autentico, corposo e intenso” spiega Peppe Flamingo, maestro gelatiere e pasticcere di Don Peppinu e Marzapani.

In tutto sono 9 le versioni del panettone 2025 firmato Marzapani (da acquistare nelle gelaterie Don Peppinu e in delivery con spedizione in tutta Italia). Partiamo con il Panettone scomposto da farcire a casa. L’idea nasce perché in ogni famiglia ci sono sempre ‘divisioni’ sul panettone: qualcuno ama i canditi e l’uvetta e qualcun altro li odia, qualcuno predilige la farcitura al pistacchio e qualcun altro al cioccolato. Parliamo di un panettone vuoto, purissimo, senza alcun inserto, al quale abbinare tutte le farciture che si preferisce: dall’arancia fresca candita artigianalmente, fino ad arrivare alla sontuosa uva passa macerata nel Marsala, passando per le cremose e le marmellate e creme spalmabili.

E poi ci sono i grandi classici. Il Liccumìa (con impasto al cacato, cannella e limone, glassa al cioccolato al latte, granella di mandorle tostate e cannella, in abbinamento un barattolo di cremosa spalmabile al gusto Liccumìa, ovvero mandorla tostata, cioccolato, limone e cannella). E poi il Camilleri (cubetti mandarino candito, glassa di cioccolato bianco arricchita da una croccante granella di cioccolato di Modica IGP, Pistacchi di Bronte e Mandorla tostata della Val di Noto, come crema spalmabile in abbinamento a marmellata ai mandarini tardivi di Ciaculli). Ed ancora il Brontessa (con copertura al cioccolato bianco e granella di pistacchio di Bronte Dop, abbinato alla crema spalmabile di pistacchio di Bronte Dop).

A seguire il Settemmezzo Nocciola (con sopra purissimo cioccolato al latte e granellato di nocciola, abbinato alla crema spalmabile al cremoso croccante nocciola e una di cremoso gianduia). C’è anche il Calacauso (con all’interno cubotti di cioccolato al latte, glassa al cioccolato al latte e granella di arachidi salate, abbinato ad una crema spalmabile al mou) e il Velvet Noir (con glassa al cioccolato fondente e praline di cioccolato di Modica IGP, abbinato ad un crema spalmabile al cacao fondente). Presenti anche due versioni più tradizionali, il Mandorlato e il Milanese.

[e.b.]

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